Aperta un’inchiesta sulla morte di un uomo di 64 anni avvenuta a Campobello di Licata nella notte tra l’1 e il 2 aprile. Il decesso è avvenuto poche ore dopo le dimissioni dall’ospedale Policlinico di Palermo.
A marzo l’intervento chirurgico allo stomaco
I fatti hanno avuto inizio lo scorso 19 marzo quando il paziente era stato sottoposto a un intervento chirurgico allo stomaco per delle patologie legate all’obesità. L’uomo presentava gravi sintomi post-operatori, ma nonostante ciò veniva dimesso giorno 1 aprile. Nella notte successiva, però, avrebbe accusato un malore: secondo quanto raccontato dai familiari il 118, contattato più volte, avrebbe inizialmente sottovalutato la gravità della situazione, inviando i soccorsi con ritardo nella sua abitazione a Campobello di Licata, in provincia di Agrigento.
Sempre secondo quanto riportato nella querela, i sanitari del 118 avrebbero deciso di non disporre il trasporto in ospedale e poco dopo il 64enne è deceduto.
Uomo morto dopo dimissioni dal Policlinico di Palermo, la denuncia della moglie
A presentare la denuncia la moglie, assistita dagli avvocati Giancarlo Tricoli e Giovanni Agate. Sul caso è stata aperta inchiesta, i legali hanno richiesto autopsia, di acquisire le cartelle cliniche e le registrazioni delle chiamate fatte al 118. In attesa degli accertamenti, i funerali dell’uomo sono stati bloccati.
Donna morta in ospedale a Palermo, tre medici a rischio processo
La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per tre medici dell’ospedale Policlinico accusati della morte di Maria Finocchio, una donna di 43 anni deceduta nel febbraio del 2020 per ischemia intestinale.
Donna morta al Policlinico di Palermo, tre medici indagati
I tre medici, due uomini e una donna sono chiamati a rispondere di omicidio colposo e lesioni colpose. A presentare denuncia sono stati il marito Carmelo Cucina e il figlio, assistiti dall’avvocato Antonino Giampino.
In base alla consulenza disposta dalla Procura di Palermo “se i sanitari si fossero attenuti alle buone pratiche cliniche accreditate, il decesso avrebbe avuto un’altissima probabilità di poter essere evitato o quantomeno ritardato”.
“Dopo sei anni siamo ancora in attesa – dice l’avvocato Giampino – un ritardo che evidenzia criticità nel sistema e aggrava il danno per i familiari”.
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