Urge ritorno alla normalità Regione, nullafacenti ritornino a lavorare - QdS

Urge ritorno alla normalità Regione, nullafacenti ritornino a lavorare

Carlo Alberto Tregua

Urge ritorno alla normalità Regione, nullafacenti ritornino a lavorare

martedì 11 Agosto 2020 - 00:00

Dopo anni di sollecitazioni di questo giornale, del tutto inascoltato dall’ex presidente Crocetta (ovviamente, data la sua caratura), il presidente Musumeci ha cominciato a chiedere, né più né meno, un ritorno alla normalità dei dipendenti, di cui ha la responsabilità politica oggettiva, cioé i quasi tredicimila pagati con le imposte dei cittadini.
Dirigenti sconsiderati hanno consentito ad alcune migliaia di essi di starsene a casa “senza obbligo di lavoro”, ma molte migliaia in più di dipendenti e dirigenti, con la comoda scusa del lavoro agile, sono rimasti a casa. Lì dovevano lavorare e mandare avanti i fascicoli in modo che non si avvertisse l’assenza fisica del personale negli uffici.
Ma così non è stato, perché ci risulta che decine di migliaia di pratiche si sono arenate, fermando quell’iter di per sé già molto lento.
Che la Regione non abbia mai funzionato, neanche a livello di sufficienza, è cosa nota non solo a imprenditori e cittadini, ma anche ai trecentonovanta sindaci.

La Regione è il punto di approdo di tutte le istanze che provengono dal territorio, ma è anche un importante snodo nei confronti dei ministeri romani e della burocrazia europea.
Sembra che non sia stata dismessa la grande sede regionale a Bruxelles, che pare occupi centinaia di metri quadrati e ospiti diversi dirigenti e dipendenti per seguire le pratiche regionali.
Nella capitale dell’Unione vi è una burocrazia ferrea, anch’essa farraginosa, per cui è necessario che i dirigenti regionali conoscano alla perfezione le procedure e abbiano eccellenti relazioni coi corrispondenti dirigenti europei, in modo da fare approvare i progetti che vengono dalla Sicilia, sia dal settore pubblico che da quello privato.
Se i fondi europei Po 2014/20 non sono stati ancora completamente utilizzati, vi è una responsabilità locale perché non vengono presentati progetti, redatti in modo rigoroso, ma vi è anche una responsabilità della Regione, che non assiste adeguatamente tali progetti, ottenendone l’approvazione in tempi ragionevoli anziché così lunghi.
Di fronte a questo quadro disastroso, i sindacati rappresentanti i dipendenti regionali, hanno avuto la faccia di bronzo di chiedere che essi svolgessero normalmente le ferie.
Ma come, non sono bastati i periodi casalinghi? Proprio ora che è il momento di fare uno sforzo per ritornare alla normalità, si vogliono mandare in ferie le persone indispensabili per ricominciare?
Hanno fatto bene sia il presidente Musumeci che il dirigente D’Urso, a dire che in agosto e settembre in ferie non ci va nessuno, fermo restando il diritto al riposo, meritato o non meritato, non appena le condizioni lo consentiranno.
Ha fatto ancora bene il presidente Musumeci quando ha bloccato i cosiddetti “premi di rendimento”. Noi l’abbiamo scritto decine di volte: ma come si fa a dare premi di rendimento quando non c’è nessuna misura concreta e sostanziale che vi sia stato un ottimo rendimento?
È vero che i dirigenti debbono dare una valutazione dei propri dipendenti, che è sempre la massima. Ma com’è possibile che siano tutti bravi?

Non tutti i mali vengono per nuocere. Certo, non possiamo rallegrarci di questa epidemia. Tuttavia, da inguaribili ottimisti, persino da una catastrofe si può ricavare qualcosa di buono, anche come insegnamento.
L’insegnamento è che ognuno deve sempre fare il proprio dovere e mai seguire il proprio interesse a scapito di quello generale, perché così si comportano i pusillanimi e i vili, non i veri cittadini.
L’insegnamento dice che alla Regione bisogna ritornare alla normalità di un ente dal quale dipendono le sorti oggettive di cinque milioni di siciliani. Proprio per questo il senso di responsabilità dev’essere maggiore, senza alcuna remora.
Tutti al lavoro, dunque, ma che sia proficuo ed efficace, nel quale vengano fissati gli obbiettivi e controllati i risultati, confrontati con gli obbiettivi stessi.
Solo allora, e dopo di allora, si potrà parlare di premi. Non prima.

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