Veri poveri falsi poveri - QdS

Veri poveri falsi poveri

Carlo Alberto Tregua

Veri poveri falsi poveri

sabato 01 Ottobre 2022 - 08:28

Le statistiche che ingannano

Durante la campagna elettorale, molti imbonitori hanno utilizzato l’argomento della povertà per portare acqua al proprio mulino, cioè creare pietismo nei confronti dei veri poveri in modo da distribuire somme ai falsi poveri.

L’operazione non è originale perché la speculazione esiste da quando esiste l’uomo, insieme alla prostituzione ed alla corruzione. Infatti queste tre macchie sono insite nella natura delle persone umane e possono essere combattute con la cultura, che spinge verso l’Etica.

In sintesi, potremmo dire che “la cultura unisce, l’ignoranza divide”. Perché unisce? Perché sono i valori positivi che tengono insieme le persone, mentre quelli negativi fanno odiare e quindi le dividono.
Dunque, gli imbonitori hanno usato l’argomento del sostenere chi è in condizione di bisogno, ma hanno sempre omesso che doveva trattarsi di vero bisogno perché in questo modo potevano allargare la platea di coloro che avrebbero scambiato il proprio consenso.

In Italia si definiscono poveri tutti i cittadini che hanno un reddito di non oltre 640 euro al mese, misurato dall’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente ), anche se chi percepisce questo basso reddito è proprietario di una casa.
Ora, basta alzare l’asticella per far aumentare notevolmente il numero dei poveri, che secondo l’Istat, nel 2020, in Italia erano due milioni di famiglie.
Ecco dove ha fallito il Reddito di cittadinanza: nel distribuire a pioggia l’assegno a chi ne aveva bisogno e a chi non ne aveva, confondendo il sostegno ai poveri con la politica attiva del lavoro, che è tutta altra cosa.

È noto che San Francesco si spogliò di tutti gli averi e volle vivere da povero. Ma quello era un santo, che divideva il pane con altri poveri.
Ora, si sa che per far migliorare le condizioni della popolazione non si possono approntare in modo sistematico mense ove la gente va a mangiare perché così facendo – benché sia un’iniziativa notevolissima, che fanno le organizzazioni assistenziali, fra cui in primo luogo la Caritas – lo stato economico-sociale della stessa popolazione non migliora mai.

Allora qual è la strada? La risposta è semplice nell’enunciazione e difficile nell’applicazione. Si tratta di creare lavoro produttivo da distribuire fra tutti coloro che vogliono lavorare, in modo che essi possano migliorare il loro stato economico e sociale e si liberino piano piano dai bisogni essenziali, andando verso il soddisfacimento di bisogni ideali.

In altre parole, occorre aumentare e migliorare le attività produttive del settore privato ed espandere nel modo più rapido le attività del settore pubblico, attraverso l’apertura dei cantieri per realizzare le opere secondo cronoprogrammi rigorosi e tassativamente osservati.

Tutto questo produce ricchezza, ma anche contributi previdenziali, che servono per aumentare la riserva matematica dell’Inps e anche le disponibilità necessarie per pagare le pensioni.
Ancora non siamo arrivati al rapporto di uno a uno, vale a dire di un lavoratore per un pensionato, ma tale soglia non è lontana nel tempo; forse tra dieci anni ci arriveremo.

La legge Fornero prevede l’età della pensione a 67 anni. Tenuto conto che l’attesa di vita è intorno a 82/83 anni, significa che mediamente ogni persona può godere di una pensione per un periodo di almeno quindici anni. Non ha senso, pertanto, quanto sbandierato dal perdente Salvini, cioé la riduzione di questa soglia a tre/quattro anni prima, anche perché ciò causerebbe un aggravio insostenibile per le casse dell’Inps. Vedremo se il nuovo Governo lascerà in vigore tale soglia.

La povertà è una grande piaga per qualunque popolazione. Nel nostro Paese è molto più accentuata nelle otto regioni del Sud, ove però stanno decollando Puglia e Campania, oltre che la piccola Basilicata.

Ecco perché si rende indispensabile aprire migliaia di cantieri e sostenere fortemente gli imprenditori agricoli, industriali, del turismo e dei servizi per potenziare le loro attività, creando nuovi posti di lavoro, nuova ricchezza e conseguenti nuove entrate per le casse dello Stato.

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