Pfizer chiude a Catania due linee di produzione. L’annuncio è stato ufficializzato durante la riunione con i sindacati in Confidustria. La multinazionale del settore farmaceutico avrebbe intenzione di procedere con 300 esuberi tra i dipendenti del sito produttivo nel capoluogo etneo.
Una decisione che sarebbe motivata con lo stop definitivo alla produzione di alcune linee di prodotti (del Pen e delle siringhe Mtx). Lo rendono noto, in un comunicato congiunto, Cgil, Cisl, Uil, Ugl chimici e Fisal Cisal, sottolineando che “questa comunicazione comporta l’individuazione di un esubero strutturale di poco più di 300 unità lavorative dirette e quelle coinvolte indirettamente nella produzione”.
La mossa di Pfizer
L’azienda ha manifestato alle organizzazioni sindacali l’intenzione di attivare la speciale procedura prevista dalla Legge 234/21.
Questa normativa prevede l’istituzione di un tavolo di lavoro tra le parti interessate al Mimit dove la Pfizer presenterà un cosiddetto “piano di mitigazione” entro 90 giorni dall’apertura della procedura: ossia proposte per minimizzare al massimo l’impatto occupazionale. L’Azienda ha dichiarato che è disponibile allo strumento dell’Iso pensione e ha precisato che durante i 180 giorni i livelli occupazionali del sito resteranno invariati. La Pfizer, dicono i sindacati, ha parlato anche della cessione del sito, rivelando che “è un’opzione, ma non è scontata”.
Domani assembela dei sindacati
Per i sindacati “questa crisi aziendale non è una crisi locale, ma dovrà assumere un profilo nazionale, come crisi del comparto della farmaceutica”. Le sigle sindacali, dunque, hanno convocato un’assemblea dei lavoratori nello stabilimento catanese per domani, giovedì 2 lulgio alle 15, alla Pfizer di Catania. In questa occasione sindacati e Rsu esporranno “dettagliatamente tutta la situazione, per un confronto democratico aperto a tutte le lavoratrici e lavoratori”.
Schifani: “Urso convocherà entro luglio un tavolo di crisi”
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha parlato della situazione delicata col ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.
“Ho sentito il ministro per rappresentargli la forte preoccupazione della Regione Siciliana dopo l’annuncio dei possibili esuberi nello stabilimento Pfizer di Catania – dice –. Gli ho chiesto l’attivazione di un tavolo di crisi ministeriale e ho trovato piena disponibilità. Il ministro si è infatti impegnato a convocarlo entro il mese di luglio. Ora è fondamentale che l’azienda chiarisca le proprie prospettive e che tutte le istituzioni lavorino insieme per tutelare i lavoratori, le loro famiglie e il futuro di un sito produttivo strategico per Catania e per l’intero comparto farmaceutico nazionale”.
Pogliese: “Vertenza che coinvolge centinaia di lavoratori, necessario tavolo al ministero”
“La notizia dell’imminente avvio della procedura straordinaria prevista dalla Legge 234/21 per lo stabilimento Pfizer di Catania merita la massima attenzione istituzionale. Dinnanzi al rischio di esuberi di oltre 300 lavoratori, oltre l’indotto, e di fronte a questi numeri la vertenza della farmaceutica catanese deve assumere immediatamente una rilevanza politica e industriale di carattere nazionale”. Lo dichiara il senatore Salvo Pogliese, capogruppo in commissione Industria di Fratelli d’Italia.
“Sono certo che il ministro delle Imprese Adolfo Urso seguirà con attenzione la vertenza e vi sarà un tavolo per ricercare soluzioni a tutela di lavoro e produzione”. Il senatore esprime poi una forte preoccupazione per la gestione transitoria delle attività: “Trovo paradossale e profondamente ingeneroso chiedere alle maestranze uno sforzo straordinario in questi mesi per aggiornare e far ripartire reparti destinati alla chiusura. I lavoratori catanesi hanno sempre dimostrato altissima professionalità e dedizione; meritano chiarezza, rispetto e prospettive reali, non soluzioni al ribasso”.
“Esprimo la mia totale vicinanza e solidarietà alle lavoratrici, ai lavoratori e alle sigle sindacali. Catania e la Sicilia non possono permettersi di perdere un altro pezzo fondamentale del proprio patrimonio industriale”, conclude Pogliese.
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