Una via Crucis vivente per addentrarsi nello spirito pasquale e nelle emozioni della Passione di Cristo: per il terzo anno a organizzare una rievocazione in occasione del Venerdì Santo, quest’anno mettendo in scena la Passione secondo Matteo, è la comunità parrocchiale di San Pietro Clarenza, nel Catanese. Protagonista, nel ruolo di Cristo, Marco Privitera, il primo di una lunga lista di fedeli che – guidati dal parroco Salvatore Lo Cascio – dedicano il loro tempo alla riflessione spirituale che precede la celebrazione della Resurrezione.
Padre Lo Cascio ha già confermato – dopo l’importante risultato delle prime tre – una quarta edizione di quella che ha definito “una preghiera che diventa azione” comunitaria in un momento in cui c’è tanto bisogno di reagire con fede, devozione e messaggi di pace.
La Via Crucis vivente di San Pietro Clarenza, l’edizione 2026
Dall’Ultima cena alla preghiera del Getsèmani, dal toccante incontro con la madre Maria e le pie donne durante il calvario alla morte del corpo in croce: la via Crucis vivente del piccolo paese etneo ha permesso ai fedeli di partecipare alla condanna e al dolore di Cristo, di affrontare le tappe della Passione e di utilizzare gli stimoli generati da musica, effetti sonori, costumi e messa in scena per riflettere sinceramente sul messaggio che oggi – nel 2026, in una società ipertecnologica e in gran parte votata all’apparenza – l’esperienza di Cristo può ancora portare.
Fedeli protagonisti, il ruolo della comunità
Marco Privitera, nel ruolo di Gesù, non si è risparmiato assolutamente. Così come nessuno dei fedeli che hanno lavorato alla Via Crucis vivente, dai “registi” – padre Lo Cascio, Angela Poma, Alfio e Valeria Squillaci, Agatella Amantia e Salvo Piccione, che hanno curato tutto dall’aspetto liturgico a costumi, scenografia e musica – ai personaggi, dai fedeli ai rappresentanti di scout, polizia municipale, Protezione civile e amministrazione comunale che hanno reso tutto possibile.
Per quanto riguarda i ruoli principali, oltre al Cristo: a interpretare Maria, la madre dolorante che vede il figlio ucciso ingiustamente, è Antonella Amantia; Concetto Poma ha interpretato il ruolo di Ponzio Pilato, mentre Nino Laudani è stato Barabba; i ladroni sono Pietro Caruso e Santo Conte. Tra gli apostoli: Emilio Schillaci è Giuda, Carmelo Mangion è Pietro, Santo Poma è Giovanni.
I nomi, però, non si esauriscono qui. C’è chi ha contribuito interpretando ruoli maggiori o minori, fornendo un terreno nuovo per la rievocazione, supporto materiale e logistico o anche solo sentita partecipazione. Una collaborazione che ha spinto Marco Privitera a commentare: “Lo dico sempre: la parrocchia siamo noi, non le mura. L’unione dei nostri cuori fa la chiesa”.
Un pensiero condiviso anche da padre Salvo, che – nella fase finale della Passione – ringrazia e commenta: “Questo è stato un cammino che ci ha visti non spettatori, ma protagonisti della passione di Nostro Signore. Abbiamo vissuto il dolore, ma lo abbiamo fatto assieme, come comunità“.
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