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”Vignaioli Contrari”: dal 9 maggio a Spilamberto la decima edizione

”Vignaioli Contrari”: dal 9 maggio a Spilamberto la decima edizione

Fino all’11 con 72 produttori e 3 incontri su vino, clima, tecniche

Milano, 5 mag. (askanews) – “Vignaioli contrari” è la definizione con cui si definiscono quei produttori che rifiutano un’idea standardizzata del vino e rivendicano un lavoro artigianale, agricolo, legato ai luoghi e alle stagioni. Attorno a questa impostazione tornerà a Spilamberto (Modena), dal 9 all’11 maggio, la decima edizione della loro manifestazione, “Vignaioli Contrari”, negli spazi di Rocca Rangoni.

L’evento riunirà 72 produttori provenienti da molte regioni italiane, dall’Emilia Romagna alla Sicilia, e anche da Slovenia, Austria e Spagna. Il formato resta quello della mostra mercato: banchi d’assaggio, vendita diretta e incontro ravvicinato con chi il vino lo produce. Le prime due giornate, sabato 9 e domenica 10 maggio, saranno aperte al pubblico, mentre lunedì 11 maggio toccherà invece agli operatori Horeca. Sabato l’apertura ufficiale è prevista alle 11.40, con i banchi attivi dalle 12 alle 20, domenica si entrerà dalle 11 alle 19, mentre lunedì i professionisti del settore potranno accedere dalle 10 alle 17.

Accanto agli assaggi, il programma mette in fila tre appuntamenti. Sabato alle 15 andrà in scena “A tavola col produttore”, degustazione dedicata all’Albana di Romagna con quattro vignaioli e otto vini, pensata per mostrare quanto possa cambiare uno stesso vitigno a seconda del territorio e della mano di chi lo interpreta. Domenica alle 11 spazio a “Ma che razza di Parmigiano Reggiano?”, incontro costruito sulle diverse razze bovine e sul loro effetto nel formaggio, accompagnato da vini dei territori di provenienza.

Il passaggio più tecnico arriverà domenica alle 14 con la masterclass “Tecniche naturali in risposta al cambiamento climatico – Uvaggio o Blend?”. Tra gli intervenuti è annunciato Domenico Tappero Merlo, vignaiolo del Canavese e vice direttore del Master in Comunicazione per il settore enologico e il territorio dell’Università Cattolica. Il tema è concreto: capire come la viticoltura naturale possa reagire a un clima che cambia senza perdere identità. La degustazione entrerà nel merito della differenza tra uvaggio e blend. Nel primo caso le diverse varietà stanno nello stesso vigneto, si raccolgono insieme e fermentano insieme. Nel secondo si uniscono vini già vinificati separatamente, cercando un equilibrio finale. A fare da caso di studio sarà “Acini Perduti”, bianco che unisce Erbaluce e il vitigno antico recuperato Malvasia Moscata. Il progetto guarda a una memoria lontana, quella del trattato del 1606 di G.B. Croce “Della eccellenza e diversità dei vini che nella Montagna di Torino si fanno”, ma si misura con una viticoltura attuale: vigne impiantate nel 2014 a 295 metri sul livello del mare su suolo morenico sabbioso, raccolta manuale a metà settembre, fermentazione in tonneau su lieviti indigeni, un anno circa sulle fecce fini e poi affinamento in bottiglia.

I tre appuntamenti si terranno nell’ex chiesa di Santa Maria degli Angeli, a poca distanza dalla Rocca, con posti limitati a pagamento. Davanti alla Rocca tornerà anche lo Slow Food Park, aperto liberamente fino alle 21 sia sabato sia domenica.