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Vino, Fondazione Mach sperimenta nuovi sistemi contro flavescenza

Vino, Fondazione Mach sperimenta nuovi sistemi contro flavescenza

In Trentino dispositivi vibrazionali per disturbare cicaline

Milano, 19 ott. (askanews) – La Fondazione Edmund Mach amplia la sperimentazione della confusione sessuale vibrazionale per contrastare la diffusione della flavescenza dorata, una delle malattie più dannose per la viticoltura. Il progetto utilizza vibrazioni trasmesse alle piante per interferire con la comunicazione di Scaphoideus titanus, la cicalina responsabile della trasmissione della malattia, con l’obiettivo di ostacolarne l’accoppiamento attraverso un metodo di controllo che non impiega sostanze chimiche. Nell’estate scorsa i ricercatori hanno installato una nuova generazione di dispositivi in due vigneti sperimentali del Trentino, uno a San Michele all’Adige (Trento) e l’altro a Telve (Trento), in Valsugana. Le attività coinvolgono anche l’Università di Torino, nell’ambito di una ricerca che punta a verificare l’efficacia del metodo su scala più ampia.

Il sistema sfrutta una caratteristica del comportamento riproduttivo della cicalina, che utilizza segnali vibrazionali trasmessi attraverso i tessuti vegetali per individuare il partner. Gli emettitori installati nei vigneti producono segnali artificiali che interferiscono con questa comunicazione, rendendo più difficile l’incontro tra maschi e femmine. La tecnica agisce quindi sul comportamento dell’insetto vettore, non direttamente sul fitoplasma responsabile della flavescenza dorata, e potrebbe contribuire a ridurre il ricorso agli insetticidi se la sua efficacia verrà confermata nelle condizioni operative dei vigneti.

Il progetto prende le mosse dal vigneto Weizeicher, dove nel 2017 la Fondazione Mach aveva installato il primo impianto sperimentale al mondo basato sulla confusione vibrazionale. Dopo quasi dieci anni di attività, la struttura è stata completamente rinnovata, mentre un secondo impianto è stato realizzato nell’estate 2026 a Telve. I due appezzamenti, ciascuno di circa 1,5 ettari, permettono di osservare il funzionamento della tecnologia in condizioni ambientali differenti e di raccogliere ulteriori dati sulla sua applicabilità.

Le modifiche riguardano soprattutto l’affidabilità degli emettitori e la loro autonomia energetica. I nuovi dispositivi sono più robusti e resistono meglio alle alte temperature estive, mentre le batterie consentono di mantenere il sistema in funzione durante l’intera notte. È stato migliorato anche il sistema di alimentazione solare, in grado di garantire prestazioni elevate nelle giornate nuvolose o caratterizzate da una ridotta radiazione.

La sperimentazione si estende inoltre al Piemonte, grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino. I ricercatori dei due enti condividono protocolli e risultati per valutare la capacità delle vibrazioni di ridurre gli accoppiamenti e contenere le popolazioni di Scaphoideus titanus. Il programma comprende anche lo studio della risposta fisiologica delle piante sottoposte a stimoli prolungati e la valutazione degli effetti sulla trasmissione e sulla diffusione della flavescenza dorata. Si tratta di aspetti decisivi per stabilire se la tecnica possa essere utilizzata nella gestione ordinaria dei vigneti e con quali risultati rispetto agli strumenti di difesa attualmente disponibili.

La ricerca si sviluppa nell’ambito della biotremologia, disciplina che studia la produzione, la trasmissione e la percezione dei segnali vibrazionali negli organismi viventi. Una parte importante di questi studi riguarda gli insetti che comunicano attraverso le superfici vegetali, utilizzando vibrazioni spesso impercettibili all’orecchio umano. La conoscenza di questi meccanismi consente di progettare segnali artificiali capaci di interferire con il comportamento delle specie dannose, aprendo possibilità di controllo alternative o complementari ai trattamenti fitosanitari.

L’attività scientifica della Fondazione Mach ha trovato un riconoscimento internazionale con la pubblicazione, il 30 aprile scorso, dello studio “Laser Doppler vibrometry” sulla rivista “Nature Reviews Methods Primers”. La pubblicazione, realizzata da un gruppo internazionale di ricercatori, esamina principi, strumenti, possibilità applicative e limiti di questa tecnica di misurazione. La vibrometria laser Doppler permette di rilevare a distanza movimenti e vibrazioni di ampiezza estremamente ridotta, senza richiedere necessariamente un contatto fisico con l’oggetto osservato. Le applicazioni spaziano dall’ingegneria al monitoraggio delle infrastrutture, dalla medicina alle scienze biologiche, dove lo strumento consente di studiare anche i segnali prodotti dagli animali e trasmessi attraverso le piante. Tra gli autori figura Valerio Mazzoni, responsabile dell’Unità Difesa delle piante del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione, che ha contribuito all’approfondimento delle applicazioni biologiche della vibrometria laser Doppler.