Home » Sicilia » Violenza sulle donne, la Regione pubblica avviso per reddito di libertà: “Misura alternativa a sussidio Inps”

Violenza sulle donne, la Regione pubblica avviso per reddito di libertà: “Misura alternativa a sussidio Inps”

Violenza sulle donne, la Regione pubblica avviso per reddito di libertà: “Misura alternativa a sussidio Inps”
Manifestazione contro la violenza sulle donne, credit Imagoeconomica

A essere coinvolti nel progetto saranno i Comuni e i centri antiviolenza

Saranno almeno una quarantina le donne che in Sicilia potranno beneficiare del reddito di libertà, misura che la la Regione ha introdotto con una legge di variazione alla legge finanziaria del 2018 e che si affianca, senza però sovrapporsi, alla stessa misura gestita dal 2020 dall’Inps a livello nazionale.

L’avviso pubblico per la presentazione delle nuove domande è stato pubblicato nei giorni scorsi dalla Regione e prevede una procedura a sportello, ovvero le istanze verranno esaminate seguendo l’ordine di arrivo.

A essere coinvolti nel progetto saranno i Comuni e i centri antiviolenza. Le richieste di contributo, infatti, dovranno essere presentate dagli enti locali sulla base di progetti personalizzati redatti dai centri antiviolenza. Per preparare la documentazione ci sarà un mese, poi bisognerà essere pronti a inviare tutto all’assessorato alla Famiglia.

Un aiuto per voltare pagina

“Favorire l’indipendenza economica delle donne vittime di violenza fisica o psicologica”. È questo l’obiettivo primario del reddito di libertà, descritto nell’avviso allegato al decreto firmato dalla dirigente generale Maria Letizia Di Liberti come uno strumento “che mira ad assicurare il rispetto dei diritti di ogni donna violata nella persona e ridotta in condizioni di dipendenza e sudditanza anche psicologica”.
Con l’erogazione del sussidio si punterà a rendere possibile l’avvio di un percorso utile ad arrivare all’indipendenza economica, nella consapevolezza che l’assenza di quest’ultima rappresenta spesso uno degli scogli più duri da superare per le vittime. Ostacoli che però rischiano di esporre le donne a ulteriori abusi.

In totale la somma a disposizione ammonta a 600.100 euro. Per ogni domanda si potrà ambiare a un finanziamento massimo di 15mila euro. Prendendo questa cifra come riferimento, saranno non più di quaranta i progetti che potranno beneficiare dei contributi regionali.

“La misura è stata adottata anche in ambito nazionale attraverso il Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza assegnato dall’Inps, che però non ha potuto soddisfare tutte le richieste inoltrate dai beneficiari. L’intervento regionale, alla luce delle pregresse esperienze e delle disposizioni nazionali, intende dunque dare continuità a quanto già realizzato, intervenendo nei confronti delle donne vittime di violenza che non hanno trovato risposte a valere sul contributo nazionale”, viene spiegato.

“Il contributo regionale – continua il documento – va dunque inteso come un budget destinato alla donna che intenda, con un atteggiamento resiliente, riprendere in mano la propria vita e quella dei propri figli, per ricominciare in una condizione di vita diversa, affrancata dalla violenza subita”.

Nell’avviso è esplicitato che chi ha già avuto accesso al contributo nazionale non potrà chiedere quello regionale, mentre quest’ultimo è compatibile con altre misure di sostegno come il reddito di inclusione.

Le spese finanziabili

Per la presentazione delle domande ci sarà tempo dal 30 giugno al 31 luglio. “Le destinatarie del sono le donne vittime di violenza, già in carico ai centri antiviolenza o alle strutture di accoglienza a indirizzo segreto, residenti nel territorio della Regione Siciliana, senza reddito, disoccupate, inoccupate o con un reddito, calcolato secondo il metodo dell’indicatore Isee, inferiore alla soglia di povertà assoluta come stabilita dall’Istat”.

I progetti che verranno finanziati avranno durata di un anno. “Possono presentare istanza di contributo i Comuni che intendano attivare, in sinergia con i centri antiviolenza o le strutture di accoglienza ad indirizzo segreto iscritte all’albo regionale, un progetto personalizzato al fine di favorire l’autonomia economica, l’occupabilità e l’empowerment individuale”. Tra le spese che potranno essere sostenuto utilizzando il reddito di liberà ci sono il pagamento degli affitti per l’abitazione o l’avvio di un’attività lavorativa, l’acquisto di attrezzature, materie prime e arredi, le spese per l’allaccio di utenze luce, acqua e gas, e poi ancora la stipula di polizze previste per legge, l’acquisizione di permessi, licenze e apertura di conti bancari.

Consentite anche le spese relative al percorso scolastico e formativo dei figli minori o diversamente abili. Mentre è spiegato che il reddito di libertà non potrà servire ad acquistare automobili o altri mezzi di trasporto.