Avanza il virus di influenza aviaria A (H5N1) ad alta patogenicità (HPAI), che è stato rilevato per la prima volta in Australia. Questo, significa che la grave epidemia scoppiata ormai quasi 6 anni fa, nel 2021, nel corso del tempo è già riuscita a raggiungere tutti i continenti del pianeta. Un segnale che – secondo gli esperti – sarebbe abbastanza significativo, soprattuto per l’impatto enorme che potrebbe avere sulla fauna selvatica autoctona e gli allevamenti di bestiame, come il pollame e i bovini da latte (dal 2024 è noto come il virus colpisca anche le mucche).
La paura per l’uomo e le potenzialità per una nuova pandemia: il punto degli esperti sull’infezione aviaria
Tutto ciò inoltre, secondo chi studia questo tipo di infezione, minaccia anche in parte l’uomo. Secondo quanto viene riferito infatti, più un virus circola, maggiori sono le probabilità che le mutazioni in corso possano favorire lo spillover, anche se ad oggi sono stati riscontrati soltanto pochi casi collegati all’uomo, che hanno coinvolto chi ha lavorato a stretto contatto con gli animali affetti da aviaria A H5N1, come allevatori, veterinari ed esperti del settore. In un caso inoltre, si è registrato anche un decesso, con la vicenda riscontrata negli Stati Uniti.
Secondo gli esperti, il rischio principale di questi momenti – considerando che l’epidemia da aviaria A (H5N1) è arrivata anche in Australia, l’ultimo continente che mancava all’appello – è quello di una panzoozia che possa poi trasformarsi in una pandemia per l’essere umano. Un fatto ancora raro e distante, ma su cui gli esperti hanno acceso le proprie attenzioni.
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