“La voce delle donne”, uno spazio sulla questione di genere che mira al vero cambiamento - QdS

“La voce delle donne”, uno spazio sulla questione di genere che mira al vero cambiamento

Ivana Zimbone

“La voce delle donne”, uno spazio sulla questione di genere che mira al vero cambiamento

mercoledì 27 Ottobre 2021 - 10:28

Su QdS.it la 1a puntata della nuova rubrica mensile (tra Carta e Web) per tutte le donne che, nel rispetto dell'anonimato, volessero raccontare la loro storia e comprendere come cambiare la loro vita.

Lo stato di benessere di un Paese si misura anche – e soprattutto – dalla qualità della vita delle donne. In Italia la parità di genere, nonostante gli intenti millantati durante le campagne elettorali e le indicazioni dell’Ue, è ben lontana da essere raggiunta.

La violenza sulle donne in Italia, il pericolo è in casa e non solo

Nel Belpaese Cappuccetto Rosso ha smesso di credere che il pericolo risieda all’ombra di un fitto bosco, che non sopraggiunga qualora sia disposta a rimanere in casa, a obbedire, a frequentare soltanto i luoghi consentiti. Il pericolo è già dentro le mure domestiche, è nella cultura patriarcale che permea l’intera società. È nei servizi pubblici, che non garantiscono l’assistenza ai figli e quindi il diritto di tutti i familiari alla propria indipendenza economica. È nelle istituzioni, che talvolta non credono alle donne vittime di violenza che denunciano, che intervengono in ritardo o che giustificano gli aggressori persino durante le loro sentenze di condanna.

Il pericolo è nel mondo del lavoro, dove la divisione prettamente maschile fa sì che le donne vengano escluse da alcuni settori e penalizzate in quelli rimanenti, tanto nella fase del colloquio – per le possibili assenze dovute alla maternità -, quanto dopo l’assunzione, con un trattamento economico differente rispetto a quello riservato agli uomini a parità di prestazione e competenze. Perché lo Stato sembra non preoccuparsi del welfare e aver delegato alle donne l’incombenza di tutte le attività di cura e di assistenza dei soggetti più fragili, come bambini e anziani.

Il pericolo è negli spazi di socializzazione, dove il giudizio delle stesse azioni risulta diametralmente opposto se riferite a un uomo piuttosto che a una donna e dove le vittime vengono diffamate e colpevolizzate apertamente, oppure con giri di parole atti a mascherare l’assurda convinzione che, in qualche modo, le donne che subiscano una forma di violenza se la siano cercata. E il pericolo è nel sistema scolastico, dove i più piccoli ricevono un’educazione su tutto fuorché su un aspetto fondamentale dell’esistenza umana: la comunicazione. Quell’elemento essenziale, costitutivo e potente in grado di fornire le competenze utili a costruire rapporti sani, a gestire quelli più difficili e a riconoscere gli schemi cognitivi disfunzionali – propri e altrui – pericolosi.

La questione di genere, le soluzioni

Gli schemi cognitivi culturalmente appresi sono difficili da sradicare. È arrivato il tempo di costruire modelli alternativi, inclusivi ed esaustivi, nella precisa certezza che l’emancipazione femminile non riguardi soltanto il benessere del gentilsesso, ma dell’intera società.

È ormai chiaro che la questione di genere non possa essere risolta esclusivamente con l’esposizione di panchine rosse per le città, con il reiterato invito rivolto alle vittime di violenza di denunciare gli aggressori, perché non sempre ciò che manca alle donne sono il coraggio e l’autostima, non sempre le denunce risultano risolutive, non sempre gli aggressori sono persone fisiche e perché le forme di oppressione possono essere molteplici.

Per cambiare paradigma, occorre che si parta dalla centralità del diritto di ogni essere umano – e quindi anche delle donne – di fiorire e di diventare la versione migliore di sé, dal dovere dell’intera società e dei suoi organi di rappresentanza di trovare le soluzioni per superare gli ostacoli quotidiani reali.

“La voce delle donne”, uno spazio libero per fiorire

È proprio da quest’intento che nasce la nuova rubrica di QdS.it “La voce delle donne”. Uno spazio aperto, dove le donne possono raccontare in forma anonima la loro storia, comprendere il ventaglio di infinite possibilità per cambiare la loro condizione – anche economica -, accrescere la consapevolezza nelle proprie potenzialità, riflettersi nell’altro.

Professionisti esperti affronteranno alcune questioni relative alla psicologia, alla giurisprudenza, al mondo del lavoro. Perché la vita è un’opportunità da cogliere nella sua interezza, non un bene da poter negoziare.


Ivana Zimbone

Tag:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684