Costruiti dimensione, portafoglio ordini e presenza internazionale, il gruppo Webuild guidato da Pietro Salini punta ora a trasformare la scala raggiunta in maggiore redditività, integrazione industriale e generazione di cassa. È questa la chiave di lettura che emerge dalla conference call sui risultati del primo semestre 2026, nel corso della quale l’amministratore delegato ha collegato direttamente i risultati conseguiti al nuovo Piano Industriale 2026-2029 e all’offerta pubblica volontaria lanciata su Trevi, definita il primo passo concreto della strategia futura.
“Guardiamo ai prossimi anni con fiducia. Abbiamo raggiunto una dimensione e una leadership di mercato significative. Ora la nostra priorità è trasformare questa scala in ulteriore valore per tutti gli stakeholder”, ha affermato Salini.
Le novità sull’ambizioso progetto ferroviario ad alta velocità sulla Catania-Palermo-Messina di Webuild
“Nel primo semestre abbiamo raggiunto importanti traguardi operativi sia in Italia sia all’estero”. Lo ha affermato l’ad di Webuild, Pietro Salini, nella call di presentazione dei conti del primo semestre. “In Italia”, ha ricordato, “sono stati registrati avanzamenti significativi sui principali progetti ferroviari ad alta velocità, tra cui Napoli-Bari, Nuovo itinerario Palermo-Catania-Messina, Salerno-Reggio Calabria e la nuova diga foranea del porto di Genova. All’estero abbiamo inaugurato 11 chilometri di nuove corsie autostradali in Florida con quasi tre anni di anticipo rispetto ai tempi previsti e completato il ponte Senqu in Lesotho”. Secondo Salini “il nostro posizionamento è riconosciuto a livello internazionale: siamo primi al mondo nel settore acqua, primi in Italia e sesti in Europa». Guardando fuori dal Vecchio Continente, “l’Australia continua a essere uno dei nostri mercati di crescita più importanti. Oggi rappresentiamo il terzo operatore del Paese”.
Una strategia che troverà piena espressione nel Piano Industriale atteso a fine settembre. “Il nuovo Piano sarà incentrato su una maggiore integrazione verticale, innovazione tecnologica e crescita profittevole, con un obiettivo molto chiaro: generare cassa in modo stabile e prevedibile”, ha spiegato il top manager.
Uno sviluppo che conferma la solidità della base industriale di Webuild
Il semestre, secondo l’amministratore delegato, conferma la solidità delle basi industriali del gruppo. “Abbiamo presentato risultati del primo semestre molto solidi, che confermano il nostro percorso industriale”. Nei primi sei mesi dell’anno Webuild ha registrato ricavi per 6,7 miliardi di euro, con margine EBITDA al 10%, margine EBIT al 7%, portafoglio ordini pari a 53,7 miliardi di euro e nuovi ordini acquisiti per 7,7 miliardi e oltre 19,6 miliardi di gare presentate in attesa di aggiudicazione. Salini ha poi richiamato la capacità del Gruppo di assorbire shock esterni senza modificare la propria traiettoria industriale. “La dimensione e la diversificazione del nostro portafoglio ordini hanno assorbito integralmente l’impatto della cancellazione” dei contratti Neom in Arabia Saudita. “Webuild è un gruppo diversificato e disciplinato. Nessun singolo progetto o mercato può compromettere la nostra capacità di creare valore”.
L’operazione Trevi: “Un passo concreto in direzione del nuovo piano”
L’operazione Trevi rappresenta, nelle parole di Salini, la prima applicazione concreta di questa strategia. “Ieri abbiamo annunciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria su Trevi, che rappresenta il primo concreto passo in direzione del nuovo piano”.
“Attraverso l’acquisizione di Trevi porteremmo all’interno del Gruppo competenze strategiche ad alto valore aggiunto, aumentando il controllo sull’esecuzione dei progetti e rafforzando la competitività nelle gare che presentano elevate complessità geotecniche”, ha aggiunto.
Il manager ha anche quantificato i benefici attesi dall’integrazione. “L’integrazione di Trevi nel Gruppo Webuild genererà significative sinergie industriali e commerciali, sia sul fronte dei ricavi sia sul fronte dei costi”. Complessivamente, ha spiegato, “sono state identificate sinergie pari a circa 80-90 milioni di euro di EBITDA aggiuntivo all’anno a regime”. Secondo il ceo, il potenziale dell’operazione va oltre le sole sinergie industriali. “Tenendo conto sia delle sinergie sia della redditività propria di Trevi, l’operazione apporterebbe a Webuild un contributo incrementale all’EBITDA compreso tra circa 150 e 170 milioni di euro, risultando accrescitiva anche in termini di margini”.
Spazio al futuro del progetto
Ampio spazio è stato dedicato anche al futuro di Trevi. “Trevi manterrà la propria identità, con sede centrale in Italia. Continuerà a servire sia i progetti di Webuild sia i clienti terzi”, ha assicurato Salini, sottolineando come la società potrà al tempo stesso valorizzare la piattaforma globale del gruppo e accedere a nuove opportunità di crescita internazionale.
Sul fronte degli azionisti, Webuild ha ribadito i punti di forza della propria proposta: offerta interamente in contanti pari a 4,50 euro per azione, valore immediato e certo e condizioni più favorevoli rispetto all’offerta concorrente. “La soglia minima di adesione proposta è pari al 66,7% del capitale, significativamente inferiore rispetto alla soglia del 90% prevista dall’offerta concorrente di Icop”, ha ricordato Salini, aggiungendo che “a differenza della proposta Icop, l’offerta Webuild non è subordinata alla rinuncia delle banche finanziatrici di Trevi all’esercizio di diritti connessi al cambio di controllo”.
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