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Wwf: Allarme tigri, rischio legato ad allevamenti commerciali

Wwf: Allarme tigri, rischio legato ad allevamenti commerciali

Denuncia in occasione della conferenza Cites

Roma, 2 nov. (askanews) – La tigre non può ancora dirsi salva. Come emerge dal Living Planet Report 2026, recentemente pubblicato dal WWF, la specie è un simbolo di speranza,grazie agli interventi di conservazioneche hanno decisamente migliorato le sue condizioni maservonoancora ulteriori sforzi, altrimenti i risultati ottenuti rischiano di essere vani.

La popolazione globale, ridotta al minimo storico di 3200 individui nel 2010,decimata da bracconaggio, perdita di habitat e dal traffico illecito, è risalita a circa 5.711 individui (stima del Global Tiger Forum del luglio 2025) grazie agli sforzi congiunti di Governi, comunità locali, ranger e organizzazioni di conservazione. Tuttavia, la specie rimane a rischio estinzione (inclusa nell’elenco delle specie minacciate nella Lista Rossa IUCN)).Questa situazione è la conseguenza del continuo aumento di strutture destinate al commercio di tigri.

In occasione dell’apertura dell’81ª riunione del Comitato Permanente della CITES (SC81) in corso da oggi a Ginevra fino al 6 novembre, l’allarme globale è stato lanciato dal WWF insieme a una coalizione di organizzazioni internazionali per la conservazione e la tutela della fauna selvatica: il commercio e la riproduzione di tigri in cattività stanno compromettendo i risultati ottenuti per la salvaguardia della specie allo stato selvatico.

La tigre è solo una delle specie simbolo minacciate dai crimini di natura. Insieme al pangolino, all’elefante e a molte altre specie, anche la tigre sarà al centro della Campagna di Natale del WWF. Per fermare l’”onda nera” dell’estinzione che rischia di travolgerle l’Associazione propone l’adozione simbolica di questi animali, grazie alla quale sarà possibile sostenere i progetti di conservazione sul campo e le azioni di pressione contro l’illegalità al livello nazionale e globale.

La vera sfida è consolidare il trend di crescita delle popolazioni di tigre, evitando che i risultati positivi attuali si trasformino in una effimera illusione. Per raggiungere obiettivi a lunga durata è strategico intervenire in maniera strutturale sul commercio di questi animali e dei prodotti da essi derivati, applicando la normativa CITES. Questo significa smantellare i traffici illeciti alimentati da una domanda ancora alta;che favorisce lo sviluppo di allevamenti abusividi tigri e garantire una reale trasparenza dei flussi internazionale, trasformando in modo radicale i sistemi di controllo e di contrasto ai crimini di natura’.

‘La criminalità contro la natura non è un fenomeno marginale – ha aggiunto Isabella Pratesi, direttore Programma di Conservazione del WWF Italia – Dal traffico internazionale di specie al bracconaggio, dall’avvelenamento della fauna al commercio online illegale, ogni crimine contro gli animali impoverisce gli ecosistemi e minaccia il nostro futuro. Con il WWF è possibile fermare questa rete e difendere la biodiversità’.

Nonostante gli impegni assunti quasi vent’anni fanei summit della Convenzione di Washington per vietare la riproduzione delle tigri a scopi commerciali e limitare la riproduzione in cattività ai soli scopi di reintroduzione in natura, le informazioni fornite dai Governi in merito rimangono insufficienti. Secondo i documenti ufficiali predisposti per l’incontro del comitato CITES, soltanto sei Paesi (Cina, Messico, Slovacchia, Thailandia, Stati Uniti e Vietnam) hanno presentato i rapportiriguardantile misure adottate per monitorare gli allevamenti.Nessuno di questiPaesi ha però fornito dati sufficienti – come il numero totale di strutture attive e il numero esatto di esemplari detenuti- per verificare se la riproduzione sia effettivamente limitata a fini di conservazione. Paesi con importanti strutture come Sudafrica, Laos e Myanmar non hanno presentato i dati richiesti, lasciando enormi ombre sulla gestione degli esemplari in cattività.

Il commercio illegaledi tigri e delle loro parti è alimentato da una forte domanda nei mercati di Cina e Vietnam, guidata dall’ostentazione di lusso e da credenze pseudo-medicinali. Diversamente da quanto sostenuto dai loro promotori, gli allevamenti ai fini commerciali (Tiger farms) non riducono il bracconaggio: legittimano l’acquisto dei prodotti, aumentano la domanda e rendono il prelievo illegale in natura economicamente proficuo rispetto ai costi di allevamento, senza contare la preferenza dei consumatori per la maggiore ‘autenticità’ degli animali selvatici.

A questo scenario si aggiungono le strutture turistiche (come i ‘Tiger Zoos’), che fungono da copertura per la riproduzione incontrollata e alimentano il mercato nero tramite tour di shopping illecito nelle zone di confine. Infine, indagini di settore dimostrano come il traffico di tigri sia strettamente integrato con la criminalità organizzata transnazionale – inclusi narcotraffico, deforestazione illegale e allevamenti fraudolenti che reinvestono i propri profitti illeciti nel commercio di fauna protetta.

“Purtroppo anche l’Italia contribuisce ad alimentare il mercato illecito di tigri. I nostri porti aeroporti sono spesso luoghi di transito o destinazione di pelli e altri prodotti derivati da questi maestosi animali e nei nostri confini esistono strutture in cui le tigri vengono riprodotte e commercializzate per scopi non legati alla conservazione – ha dichiarato Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat di WWF Italia – Le operazioni delle forze di polizia e l’azione della Commissione scientifica CITES sono fondamentali per prevenire e reprimere il fenomeno ma servono investimenti pubblici e maggiore consapevolezza nelle persone’.

Per supportare i Governi nella chiusura graduale degli allevamenti di tigre a scopo commerciale, le organizzazioni partner hanno sviluppato strumenti tecnici, tra cui linee guida per le ispezioni e la gestione delle strutture di allevamento; gli standard di allevamento e la gestione genetica riservati esclusivamente ai programmi di conservazione riconosciuti dagli zoo regionali e globali. E infine, il sistema DNA TigerBase, che rappresenta un indispensabile strumento di tracciabilità per contrastare il commercio illegale attraverso la mappatura genetica degli individui in allevamento.

Le criticità individuate per ciascun paese interessato: Il documento di lavoro congiunto presentato dalle ONG alla riunione CITES di Ginevra analizza la situazione nei principali Paesi interessati: Sudafrica, principale esportatore globale di tigri vive e parti di tigre verso l’Asia. Manca un quadro normativo nazionale unitario e una documentazione esaustiva sui depositi di parti di tigri. Cina, presenta un’elevata concentrazione di allevamenti a scopo commerciale. Permangono incertezze sulla destinazione delle scorte storiche e sulla distinzione tra uso medico e commerciale.

Nel Laos manca una documentazione formalizzata in vista dell’incontro CITES. Strutture commerciali precedentemente individuate continuano a operare senza un piano di chiusura o conversione trasparente.

Il Vietnam ha adottato le raccomandazioni specifiche, ma si registrano criticità durante le ispezioni degli allevamenti privati e nella tracciabilità di esemplari oggetto di sequestro.

Gli Stati Uniti hanno aggiornato la normativa interna (Big Cat Public Safety Act), ma necessitano di un sistema che permetta l’individuazione di strutture non accreditate.

Per garantire la tutela definitiva delle popolazioni naturali di tigre, il WWF e le organizzazioni partner chiedono al Comitato Permanente CITES di adottare cinque misure vincolanti: Report completi e tempestivi: obbligo per tutti i paesi con strutture di tigri in cattività di inviare dati esaustivi entro scadenze certe. Trasparenza dei dati didetenzione: pubblicazione obbligatoria del numero di strutture, del totale di tigri vive detenute, nonché del registro di nascite, morti e trasferimenti. Linee guida applicative univoche: adozione di criteri chiari per distinguere i programmi di conservazione riconosciuti dalle strutture commerciali. Trasparenza e fondi adeguati affinché il Segretariato CITES possa commissionare missioni e valutazioni indipendenti sul campo. Attuazione immediata del divieto di riproduzione delle tigri per scopi commerciali e chiusura programmata degli allevamenti intensivi.