Zone franche montane in Sicilia, "Risorsa fondamentale, ma la politica dorme" - QdS

Zone franche montane in Sicilia, “Risorsa fondamentale, ma la politica dorme”

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Zone franche montane in Sicilia, “Risorsa fondamentale, ma la politica dorme”

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domenica 26 Settembre 2021 - 14:00

La politica siciliana vuole davvero l'istituzione delle zone franche? L'intervista a Vincenzo Lapunzina (coordinatore del comitato per le zone franche montane in Sicilia).

“Ma la politica vuole davvero queste zone franche montane?”. È l’interrogativo sul quale ruota il ragionamento di Vincenzo Lapunzina, coordinatore regionale del comitato per l’istituzione delle zone franche montane in Sicilia, composto dall’associazione zfm Sicilia e dagli amministratori dei Comuni interessati alla norma.

Un interrogativo che non nasce in maniera assolutamente casuale ma che si sviluppa su un ben preciso dato di fatto, e cioè i tempi eccessivamente dilatati che sono maturati e che ancora non vedono dare alla luce la legge istitutiva della Zfm, zone speciali in cui sarebbero previste detassazioni e altre agevolazioni per favorire lo sviluppo delle imprese in comuni sotto i 15 mila abitanti e sopra i 500 metri di altezza sul livello del mare. Lapunzina conta i giorni da quando è iniziato il percorso parlamentare all’Ars, che però, per diventare definitiva, deve passare al vaglio di senato e Camera.

“Anzitutto ci tengo a dire che riconosciamo il presidente della Regione Nello Musumeci come interlocutore privilegiato per la definizione degli accordi con Roma in merito all’approvazione delle disposizioni istituite delle Zfm in Sicilia – ha detto -. Con lui il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè che dal primo momento ha creduto nel nostro progetto e ha favorito l’approvazione della prima Legge di prospettiva della storia dell’Ars e tutta la deputazione che ha approvato la legge-voto (17-12-2019, ndr). Una legge integralmente compatibile con le vigenti disposizioni nazionali e comunitarie, che a rigore potrebbe essere respinta dai due rami del parlamento. Tuttavia, il Senato prima e la Camera dopo, dovrebbero avanzare motivazioni di rango Costituzionale. In caso contrario violerebbero le prerogative dell’Ars”.

Ci sono impedimenti?

“Non ci sono impedimenti, chiunque li evinca o minaccia ‘impugnative’ della legge o articolati della stessa si pone in antitesi con il futuro delle terre alte della nostra Sicilia. Apparentemente le forze politiche sono tutte insieme a noi, nessuno ha mai detto di non essere d’accordo. Ma delle due una: se tutti siamo d’accordo quali sono gli impedimenti che stanno portando a questa situazione di stallo? Perché da 2.354 giorni ad oggi ancora questa norma è al palo? La vogliamo o no? E allora se la vogliamo tutti facciamo arrivare la nave in porto, senza infingimenti”.

Ma come serve per dare la spinta decisiva?

“Intanto serve la piena responsabile volontà da parte di tutte le forze politiche presenti in parlamento. Attualmente la legge è in discussione, in sede redigente, presso la commissione Finanze e Tesoro al Senato, il cui presidente Luciano D’Alfonso, nei giorni scorsi, ci ha incoraggiato e ha dichiarato che si sta andando in un’unica direzione, al di là delle distinzioni di parte e non ha sentito nessuna parola di disistima del lavoro sin qui fatto. Secondo D’Alfonso, non ci può essere alcunché che ritardi il lavoro della commissione e dell’aula.

Il senatore abbruzzese ha dimostrato serietà e appoggio incondizionato a favore della battaglia di civiltà che siamo portando avanti. La priorità, per quanto ci riguarda, è quella che la commissione approvi la sintesi degli emendamenti che i senatori, trasversalmente, hanno depositato il 5 marzo scorso. Ovvero, che per il finanziamento strutturale della norma di politica economica si utilizzino una parte delle risorse rinvenienti dall’attuazione dello statuto autonomistico della Regione Siciliana, in materia finanziaria, in riferimento agli articoli 36 e 37 dello stesso. Per la fase di avvio, secondo quanto ci è stato riferito il 3 agosto dalla sottosegretaria di Stato, Alessandra Sartore, e dallo stesso D’Alfonso, le risorse sarebbero state individuate e ricadrebbero tra quelle che lo Stato metterà a disposizione della Regione Siciliana in sede di imminente contrattazione. Il ministero dell’Economia e finanze in una relazione scrive di 145,5 milioni euro per il 2022. Non sono bastevoli, per attrarre investimenti e creare posti di lavoro, ma daranno contezza – nell’immediato – dell’attenzione che le istituzioni hanno verso chi ancora resiste in montagna e nelle aree interne più disagiate”.

L’Europa potrebbe storcere il naso…

“Da decenni ai siciliani viene fatto ‘storcere il muso’. Leggeranno dai giornali del coraggio (almeno speriamo) che ha avuto la politica italiana nel far valere anche un principio enunciato dalla corte di giustizia Europea nella cosiddetta sentenza delle Azzorre. Il nostro progetto si ispira alle decisioni assunte dalla corte, non si tratta di ‘aiuti di Stato’, quindi, ed è tutto coerente con le normative in capo alle autonomie fiscali delle Regioni”.

Era proprio necessario approvare una legge in Sicilia e fare “voto” ai due rami del parlamento per l’approvazione?

“In Sicilia non ci facciamo mancare niente. Se la Regione Siciliana fosse dotata di corrette norme di attuazione, in materia finanziaria, dello Statuto autonomistico, che prevede la fiscalità di sviluppo, avremmo fatto “tutto in casa”. Li attendiamo da oltre 65 anni, al contrario a quanto da tempo è previsto negli Statuti nelle altre Regioni con specialità simili alla Sicilia. In verità la giunta regionale ha approvato le norme di attuazione, contenute nella delibera 197/2018, sono rimaste lettera morta, mi risulta che non è stato informata nemmeno Sala d’Ercole di questa importante ed epocale decisione”.

Voi avreste l’ardire di volere approvato subito ciò che per decenni non si è riusciti a fare…

“Abbiamo solo l’urgenza di evitare una strage di partite Iva, quindi operatori economici che da partigiani della montagna continuano a resistere. In nome di questo principio è da irresponsabili procrastinare ogni scelta politica. Per il finanziamento strutturale della fiscalità di sviluppo abbiamo individuato il cespite tributario dell’Iva all’importazione, maturato in Sicilia. Lo Stato ha fatto finta di niente e lo ha incamerato negli anni non tenendo conto dell’evoluzione della normativa.

Nelle more di decisioni radicali in tema di attuazione dello Statuto e non redatte sulla ‘carta del pane’ come ai tempi del governo regionale guidato da Rosario Crocetta, che nel 2014 ha regalato allo Stato circa 14 miliardi di euro, abbiamo chiesto al presidente della Regione di interessare la commissione Paritetica Stato-Regione affinché si determini, fin da subito, di destinare alla Sicilia il poco conosciuto cespite dell’Iva all’importazione. Al governo della Regione, in forza dell’ordine del giorno approvato all’unanimità dall’Ars l’11 maggio 2021, non resterebbe altro da fare che destinare le risorse in via prioritaria alle zone franche montane che ha perimetrato nei giorni scorsi e che interessano gli operatori che hanno la sede legale al di sopra dei 500 metri sul livello del mare, nei 159 Comuni con popolazione inferiore ai 15 mila abitanti”.

Quanta Iva all’importazione è “maturata” in Sicilia, negli ultimi anni?

“Il tributo è versato alla dogana dal proprietario della merce o dal soggetto tramite il quale si effettua l’importazione (spedizioniere). Secondo i dati acquisiti dall’Agenzia delle Dogane nel 2018 l’Iva accertata in Sicilia e delle merci destinate nelle Isole era oltre 2.1 miliardi di euro. Nel 2019, oltre 1.852 e nel 2020 oltre 1.360 miliardi di euro. Dal 2021, con la ripartenza i numeri ritorneranno ad attestarsi ai valori verificati nel 2018”.

Quindi cosa vi aspettate a questo punto che succeda?

“Ci aspettiamo, adesso, il senso di responsabilità della deputazione nazionale eletta in Sicilia affinché ponga la questione al governo e al parlamento come prioritaria. Ci vuole una settimana per chiudere questa legge, massimo 15 giorni. Dopo l’ok al Senato, basterebbero poche settimane alla Camera dal momento che tutta la fase istruttoria è stata già espletata. È stato fatto un ottimo lavoro, con contributi apportati da importanti personalità che sostengono l’importanza e la fattibilità del progetto”.

La fiscalità di sviluppo salverà il mondo della montagna siciliana?

“Sarebbe da ingenui pensarlo. Siamo al lavoro per definire un progetto di vita comune, che mette in primo piano il diritto di residenza, in cui la fiscalità di sviluppo e non di vantaggio (come volgarmente definita) è la parte fondante. Abbiamo coinvolto le banche, stiamo approfondendo percorsi in tema di telemedicina e di digitalizzazione dei Comuni soci della nostra associazione, a valere dei fondi del Pnrr. Nelle prossime settimane ne daremo contezza alla stampa. Tutto questo, se definito, incentiverà la politica ad attenzionare le annose questioni legate alla messa in sicurezza della viabilità e di garantire servizi dignitosi ai residenti e non minimi e indispensabili. Il tempo è adesso. Lo è anche per i deputati e i senatori eletti in Sicilia? Vedremo”.

Michele Giuliano

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