Il Mediterraneo salirà di 20 cm di livello nei prossimi 40 anni - QdS

Il Mediterraneo salirà di 20 cm di livello nei prossimi 40 anni

Andrea Carlino

Il Mediterraneo salirà di 20 cm di livello nei prossimi 40 anni

giovedì 29 Novembre 2012 - 08:00

È quanto emerso dalla relazione del direttore del Centro Euro Mediterraneo, Antonio Navarra. L’innalzamento è legato alla temperatura e alla massa d’acqua esistente

CATANIA – Il livello del mar Mediterraneo ”rischia di alzarsi di 15-20 centimetri entro il 2050 e di 25-30 centimetri entro la fine del secolo”. Questo è quanto prospettato dal direttore del Centro Euro-Mediterraneo sul cambiamento climatico, Antonio Navarra, al seminario ‘Da Sandy a Doha: la sfida del cambiamento climatico’ organizzato sull’isola di San Servolo, di fronte a Venezia.
Navarra ha spiegato che gli studi sul Mediterraneo ”evidenziano una variabilità del livello del mare in diverse aree del bacino, determinato dalle correnti”.
In generale, in conseguenza dei cambiamenti climatici, che hanno aumentato gli eventi estremi – che negli ultimi anni si stanno ripetendo con frequenza quasi annuale – le aree che sono risultate più colpite sono state Venezia, il basso Veneto, le coste da Monfalcone a Ravenna, il Levante ligure, l’alta Toscana. Ma anche la Maremma, che non era nella serie storica, Roma e la Sicilia con Giampilieri e Saponara. Quindi queste ”zone molto vulnerabili sono esposte a rischi più importanti” e occorre proteggerne le coste”.
Il dato allarmante è ravvisabile in primis nella velocità del tasso di crescita, che è praticamente raddoppiata negli ultimi 100 anni, passando da 1,5 millimetri a 3-3,5 millimetri, in base alle ultime misurazioni effettuate tra il 2005 e il 2008, che inoltre mettono in evidenza una maggiore temperatura e salinità in tutto il Mediterraneo.
L’innalzamento del livello del mare è legato al cambiamento di variabili quali la pressione atmosferica, la temperatura esterna e la massa d’acqua esistente. Lo studio dice che il Mediterraneo si sta dilatando come conseguenza diretta dell’aumento della temperatura superficiale del mare di 0,5 gradi Celsius all’anno. Tutto ciò a sua volta è l’effetto dello scioglimento dei ghiacci polari, delle emissioni di gas serra e sostanze inquinanti.
Il problema vero, però, si trova nelle acque profonde, ovvero a circa 2,5 chilometri dalla costa, dove anche la minima variazione lascia un segno che diventa un indicatore molto importante del calore che la Terra sta assorbendo.
Nel frattempo la salinità dell’acqua viene incrementata dalla mancanza di piogge e dallo scarso quantitativo di acqua dolce proveniente dai fiumi, a causa della costruzione di dighe e bacini idrici.
La dilatazione del Mediterraneo causerà la scomparsa delle aree costiere densamente popolate e renderà più devastanti gli effetti di tempeste e uragani in quelle zone.Il Mediterraneo è, infatti, particolarmente vulnerabile all’attività umana.
Lo sfruttamento della pesca, l’impatto prodotto dal traffico marino, dalle industrie e dal settore agricolo, la grossa quantità di rifiuti in plastica, le trivellazioni petrolifere sono solo alcuni esempi di attività che possono influire sul nostro ambiente marino.
Tuttavia, sono soprattutto i cambiamenti climatici mondiali a rappresentare la peggior minaccia: potrebbero comportare un’alterazione delle condizioni fisiche e chimiche del Mare Nostrum, del suo ecosistema marino e della morfologia stessa delle coste.

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