In calo i mestieri edili, avanti quelli che fanno bella la persona - QdS

In calo i mestieri edili, avanti quelli che fanno bella la persona

Giuliana Gambuzza

In calo i mestieri edili, avanti quelli che fanno bella la persona

sabato 08 Giugno 2013 - 14:00
In calo i mestieri edili, avanti quelli che fanno bella la persona

Secondo Unioncamere, tra le attività in crescita c’è la cucina da asporto. Boom degli ambulanti. Ma in Sicilia per ogni impresa individuale che apre i battenti quasi due chiudono

CATANIA – Il ritocco alla casa? Costa troppo. Meglio quello su di sé. Così, al posto del falegname, si chiama l’estetista. Si prende appuntamento dal parrucchiere, meno al ristorante. E, per i vestiti nuovi, ci sono gli ambulanti. Dati di Unioncamere alla mano, tra il 2009 e il 2012, insieme ai consumi, la crisi ha cambiato i mestieri più ricercati. Finita la stagione del “non ci sono abbastanza idraulici”, è cominciata la richiesta di estetiste e addetti alla preparazione di cibi da asporto. Mentre le strade si popolano di bancarelle e mercatini. Quindici in più al giorno. Anche se, in Sicilia, con l’aggravarsi della recessione il 2013 si è aperto con un saldo negativo tra imprese iscritte e cessate. Una tendenza presente anche a livello nazionale. E con una situazione critica proprio per le società individuali o con una manciata di dipendenti.
Il Presidente dell’Unione delle camere di commercio, Ferruccio Dardanello, ha parlato di numeri che “confermano che la crisi ha inciso in maniera strutturale sulle abitudini degli italiani, ma ha anche fatto emergere nuove opportunità per quanti hanno deciso di aprire una impresa”. I giovani e le donne, per esempio, che fanno più fatica a entrare nel mercato del lavoro da dipendenti. Secondo un’elaborazione della Cgia di Mestre su dati Istat riferiti al triennio 2008-2010, nell’artigianato quasi un addetto su due ha meno di 40 anni. Il 60% di parrucchieri ed estetiste ha quell’età. La tendenza è valida anche in Sicilia. Qui nel primo trimestre 2013, il 41% delle nuove iscritte ai registri di Unioncamere sono imprese giovanili. Mentre quelle femminili superano il 30%. E si tratta di un trend cresciuto fino al 10% rispetto allo stesso periodo del 2012.
Quali sono i settori su cui conviene puntare? Secondo il monitoraggio Unioncamere dei saldi tra le ditte in entrata e in uscita, dal 2009 al 2012 sono comparsi 7mila imprese di pulizie, 4mila take-away, 3mila giardinieri, 2300 tra parrucchieri ed estetiste. Il fenomeno si allarga dai negozi alle strade. Qui sono nate 10mila bancarelle di tessuti per la casa e abbigliamento, 8600 di bigiotteria, 1100 di casalinghi ed elettrodomestici. Con un vantaggio anche per il tessuto urbano. “Chi opera nel commercio sulle aree pubbliche contribuisce ad animare le città, rendere vivi i centri storici e creare le condizioni per la valorizzazione del territorio”, spiega Dardanello di Unioncamere.
Sono in calo, invece, i mestieri artigiani tradizionali. Stanno tutti dentro una cifra: -32mila ditte negli ultimi quattro anni. Diecimila i muratori colpiti, 2500 i carpentieri: colpa della crisi del settore immobiliare. Soffrono anche lavoratori dell’indotto edile come i falegnami. Mentre della contrazione generale dei consumi risentono i trasportatori e i meccanici che ne riparano i mezzi.
Chi inaugura una ditta, insomma, sceglie settori un po’ diversi rispetto a quelli tradizionali. Ma, avverte la sezione regionale di Unioncamere, i siciliani che, tra gennaio e marzo 2013, si sono assunti il rischio di avviare un’attività sono meno che in passato. Così, alla fine, per ogni impresa individuale che apre i battenti quasi due chiudono.


Cibo o capelli? I consigli per avviare un’attività nel 2013
Quattromila take-away aperti tra il 2009 e il 2012, 2.300 tra parrucchieri ed estetiste. I dati di Unioncamere trovano una spiegazione nella relativa tenuta dei consumi in quei settori. Tirarsi su il morale con un nuovo taglio di capelli o una manicure costa meno che rinnovare il guardaroba. Lo stesso meccanismo scatta per i take-away (rosticcerie, kebabberie, pizzerie al taglio, yogurterie): comprare il cibo pronto in un take-away e mangiarlo a casa in genere costa meno che consumarlo in un ristorante. Per avviare un’attività del genere si spendono tra i 20mila e i 40mila euro, a seconda delle attrezzature necessarie. In più, servono solo l’iscrizione al registro delle imprese e all’albo di quelle artigiane insieme all’autorizzazione dell’Asl: produrre cibi da asporto rientra nel comparto artigianale e non commerciale (di cui invece fanno parte bar e ristoranti). Chi voglia aprire un centro estetico dovrà aggiungere al corso di formazione biennale utile a ottenere la qualifica professionale, al quale possono accedere i quindicenni con licenzia media, un ulteriore anno di specializzazione. Uguale durata ha il percorso per diventare parrucchiere, articolato in lezioni teoriche e pratica.

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