Consumi, Sicilia ancora ultima: in Trentino la spesa è il doppio - QdS

Consumi, Sicilia ancora ultima: in Trentino la spesa è il doppio

Giuliana Gambuzza

Consumi, Sicilia ancora ultima: in Trentino la spesa è il doppio

mercoledì 10 Luglio 2013 - 12:00
Consumi, Sicilia ancora ultima: in Trentino la spesa è il doppio

Indagine Istat 2012: colpiti soprattutto casa, abbigliamento e tempo libero

CATANIA – In Sicilia i consumi mensili sono scesi a quasi la metà di quelli trentini: 1.630 euro, una cifra che è anche di 800 euro inferiore alla media del Paese. Come se ogni mese le famiglie del resto d’Italia avessero uno stipendio in più da spendere. L’isola segue il calo nazionale registrato dall’Istat, ma resta fanalino di coda anche nel 2012, per il secondo anno di fila. Qui ben sopra la media ci sono solo gli alimentari, anche se con tendenze “da crisi” ormai stabili: gli acquisti negli hard discount, per esempio. Ai primi posti nella classifica di chi ha comprato meno, le coppie con due figli e le famiglie con un solo genitore.
L’Istituto di statistica calcola una riduzione media della spesa del 2,8%. In numeri, si scende sotto i 2mila euro mensili in sei regioni, tutte del Mezzogiorno: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Ovunque sul calo pesano di più settori come abbigliamento, casa e tempo libero, mentre gli euro riservati al cibo rimangono gli stessi. In Sicilia rappresentano addirittura quasi un quarto del totale. Ai rincari le famiglie rispondono aumentando le visite nei discount e rinunciando a un certo alimento o scegliendone una quantità minore.
Nel 2012 quasi il 22% delle famiglie del Mezzogiorno ha comprato meno vestiti e scarpe, cinque punti sopra il resto del Paese. Tagliati dalla lista dei desideri di più persone anche condizionatori e lavastoviglie. E, in Sicilia, sul budget del mese “tempo libero e cultura” incidono per appena il 7%, la metà circa che in Trentino. Meno libri e cinema, quindi. Nella spending review privata però finiscono pure medicine, visite specialistiche e scuola. Anche se, precisa l’Istat, “la diversa propensione alla spesa per istruzione e sanità è legata non solo alla maggiore presenza, nel primo caso, di bambini e ragazzi in età scolare e, nel secondo, di anziani, ma anche alla diversa compartecipazione delle istituzioni locali alla spesa sostenuta dalle famiglie”.
Sul piano nazionale chi sono i più colpiti dalla riduzione degli acquisti? I lavoratori in proprio, che dispongono di 200 euro in meno ogni mese proprio perché non vendono più come prima i beni e i servizi che offrono, e le coppie con due figli (-6,3%). I livelli di spesa delle famiglie a un genitore, soprattutto se donna, sono più simili a quelli delle coppie senza figli che a quelli delle coppie con figli. In controtendenza gli anziani (+5%), purché in coppia: quelli che vivono da soli consumano il 19% meno dei single adulti.

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