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Palermo – Soluzioni tampone per l’emergenza sepolture in attesa di un nuovo impianto di cremazione

Gaspare Ingargiola

Palermo – Soluzioni tampone per l’emergenza sepolture in attesa di un nuovo impianto di cremazione

sabato 22 Settembre 2018 - 02:00

Una camera mortuaria in più e un protocollo d’intesa con la Fondazione di Santo Spirito. Si cercano le risorse per la costruzione di un forno più moderno: servono 2,75 mln di euro

PALERMO – Una nuova camera mortuaria ai Rotoli e un protocollo d’intesa con la Fondazione Camposanto di Santo Spirito, che gestisce il cimitero di Sant’Orsola. Così il Comune prova a superare l’emergenza sepolture dell’ultimo mese.
Il Coime realizzerà al cimitero di Santa Maria dei Rotoli una camera mortuaria refrigerata che potrà accogliere fino a 35 bare e contemporaneamente gli uffici comunali proporranno alla Fondazione di Santo Spirito un accordo “per permettere ai cittadini che vogliono tumulare i propri defunti presso il cimitero di Santo Spirito – spiega una nota di Palazzo delle Aquile – di poter usufruire della camera mortuaria presso i Rotoli e, di contro, permettere la tumulazione a Santo Spirito anche per salme deposte in via transitoria presso altri cimiteri”.
L’obiettivo del sindaco Leoluca Orlando e dell’assessore Gaspare Nicotri è ridurre i tempi di attesa per la tumulazione dei defunti in città, dopo l’ennesimo guasto al forno crematorio dei Rotoli, risalente allo scorso 14 agosto. “Allo stesso tempo – ha detto Orlando – eviteremo che si inneschino inaccettabili speculazioni sul dolore e la sofferenza dei familiari dei defunti. Ancora una volta quindi, grazie al dialogo e alla collaborazione fra enti diversi, potremo riconoscere diritti e dignità per tutti”.
Lo stop forzato alle cremazioni, e il conseguente accumulo delle salme nelle celle frigorifere, è una triste costante degli ultimi anni. Così il consigliere comunale di Palermo del Mov139 in quota Idv e presidente della Terza commissione di Sala delle Lapidi, Paolo Caracausi, sintetizzava qualche giorno fa una situazione da lui stesso definita “al collasso, con famiglie costrette a tenere le salme in casa anche per dieci giorni. Ai Rotoli non ci sono più posti, il forno crematorio è obsoleto, quello nuovo è ancora in fase di progettazione nonostante ci siano già i soldi e del nuovo impianto di Ciaculli non ci sono più notizie. A tutto questo si aggiunge l’emergenza del cimitero di Sant’Orsola, il cui deposito è ormai stracolmo e in cui le operazioni di spurgo non riescono a reggere il passo delle richieste sempre più numerose. Il risultato è che alcune famiglie sono costrette a tenere le salme in casa per giorni: una situazione inaccettabile e potenzialmente pericolosa”.
La realizzazione di un forno crematorio nuovo – di cui si parla da anni – sembra ormai indifferibile. Il guasto a quello vecchio, infatti, è stato “rilevante – si legge nella determina dirigenziale di Fabio Ania, responsabile dell’Ufficio cimiteri – comportando l’immediato blocco delle attività di cremazione già programmate e la sospensione dell’accettazione amministrativa di nuove istanze”. Come sottolineato ancora dal dirigente, a causa del guasto la cella frigorifera ha dovuto ospitare sei salme a turno, “con intuibili rischi igienico-sanitari connessi al deposito di defunti deceduti da diversi giorni conservati in casse non zincate; quindi l’interruzione di un servizio indispensabile per la cittadinanza, costretta a sobbarcarsi costi ingenti per il trasferimento al forno crematorio di Messina, ovvero a rinunciare alla cremazione per l’inumazione, con conseguenze gravose sul deposito feretri ai Rotoli per la carenza di fosse”.
Un danno da diecimila euro e un costo aggiuntivo per l’Amministrazione, che stava già pagando la ditta Elettromeccanica di Antonio Gomitolo per la manutenzione dei bruciatori e che ha dovuto fare ricorso a un prelievo dal fondo di riserva. La Elettromeccanica ha effettuato un sopralluogo riscontrando “una lesione delle due vasche, causata dall’elevata temperatura, dovuta al cedimento strutturale dei mattoni refrattari all’interno del forno”, che ha reso necessario “lo smontaggio dell’intero forno, la demolizione interna della struttura in muratura, la saldatura di nuove piastre in lamiera zincata e acciaio e il rimontaggio della struttura”.
Per Caracausi il protocollo è “una buona soluzione” che però consente soltanto di “tamponare l’emergenza” mentre “in Consiglio comunale andranno trovate soluzioni a lungo termine”. Quali? Una, come detto, sarebbe la realizzazione di un nuovo impianto crematorio. Costo? 2,75 milioni di euro.

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