Nell'Industria 4.0, la Sicilia va lenta verso il 2.0 - QdS

Nell’Industria 4.0, la Sicilia va lenta verso il 2.0

Roberto Pelos

Nell’Industria 4.0, la Sicilia va lenta verso il 2.0

martedì 11 Dicembre 2018 - 05:00

Assintel Report ‘19: mentre le imprese isolane iniziano solo ora il processo di digitalizzazione (1 mld d’investimenti previsti), Lombardia e Lazio corrono e mettono sul piatto dai 5 ai 6 mld. 7.480 aziende operanti nel digitale e solo il 3,7% degli imprenditori punta su profili hi-tech

ROMA – La digitalizzazione e le nuove tecnologie che riguardano anche le comunicazioni, stanno assumendo sempre più importanza nel mondo imprenditoriale, come dimostra l’Assintel Report 2019 presentato da Confcommercio. La nostra regione è da sempre, purtroppo, in ritardo rispetto alle più grandi regioni del Centro-Nord e sebbene in vantaggio nei confronti di altre piccole e medie realtà, nell’ambito in questione, il gap è evidente, soprattutto in rapporto al Lazio e alla Lombardia, regione, quest’ultima, avanti anni luce, primeggiando dal punto di vista industriale e imprenditoriale, come dimostrano anche le cifre dell’indagine in oggetto.
Facendo qualche esempio, nel Lazio per l’anno venturo, sono previsti oltre sei miliardi di euro di investimenti nell’Ict (Information and communication technology), cifra a quanto pare apocalittica per la nostra regione, nella quale la spesa non dovrebbe superare di molto il miliardo di euro; tuttavia non c’è da stare molto allegri nemmeno se parliamo del mercato Information technology, nel quale Lombardia e Lazio andranno oltre rispettivamente i quattro e i cinque miliardi di euro, mentre la nostra terra non raggiungerà nemmeno il miliardo e il gap prosegue per quel che attiene ai servizi di telecomunicazioni, mercato nel quale la Lombardia investirà oltre un miliardo e mezzo, mentre la Sicilia si limiterà, sempre secondo le cifre sviscerate da Assintel, ad un ammontare di nemmeno 500 milioni di euro.
Numeri preoccupanti per la nostra regione nella quale, nei mesi scorsi, nessuna azienda ha effettuato il test sulla maturità digitale delle imprese “Selfi 4.0” come riportato da Unioncamere.
Lo stesso ente camerale, alla fine del terzo trimestre 2017 rilevava come in Sicilia, le imprese operanti nel settore digitale fossero 7.480, mentre in Lombardia e nel Lazio erano rispettivamente 25.650 e 16.469; sempre secondo i dati di Unioncamere, in Sicilia nel 2015, le competenze digitali per le assunzioni erano ritenute “molto importanti” nel 3,7% sul corrispondente totale, “briciole” rispetto al 26,2% della Lombardia e al 12,2% del Lazio.
Riguardo al ritardo della nostra terra in confronto alle importanti realtà del Settentrione, è interessante notare come la stessa indagine dell’ente camerale rilevasse un 4,4% della Sicilia rispetto al 9,3% sia della Lombardia che del Piemonte, nell’incidenza in percentuale di assunzioni per cui le competenze digitali erano ritenute “molto importanti” sul totale delle assunzioni stesse.
Cosa fare allora per modernizzare le aziende della nostra regione in un periodo storico come quello attuale nel quale le tecnologie assumono un ruolo fondamentale all’interno delle stesse? In che modo la Sicilia può raggiungere i livelli di altre realtà, sicuramente più avanti di noi?
A parte la collaborazione necessaria da parte delle istituzioni, delle associazioni di categoria, degli Atenei e degli enti di formazione professionale che hanno il compito di formare il personale impiegato nelle imprese, è auspicabile una maggiore partecipazione ai test di autovalutazione proposti dal sistema camerale di cui abbiamo fatto cenno poc’anzi (“con l’assessment le aziende possono individuare i loro punti di forza e di debolezza sul fronte delle nuove tecnologie. – ha sottolineato il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tricoli – E così possono programmare gli interventi necessari. I Pid delle Camere di commercio servono proprio a questo”).
Le tecnologie fanno oramai parte integrante della vita di tutti i giorni ed appare dunque inevitabile un coinvolgimento sempre più ampio soprattutto del mondo imprenditoriale che sarebbe opportuno investisse maggiormente in Sicilia, terra dalle grandi risorse ma troppo spesso inespresse. Sarebbe opportuno che la formazione scolastica si orientasse con ancora più attenzione verso le nuove avanguardie di tecnologia e digitalizzazione, considerando l’interesse sempre più crescente che le nuove generazioni dimostrano al riguardo.

Giuseppe Pace, presidente di Unioncamere Sicilia, commenta il rapporto Assintel
Presidente, secondo l’Assintel Report 2018, le spese per le tecnologie riguardanti informazione e comunicazione delle imprese siciliane, saranno l’anno venturo, inferiori rispetto agli investimenti delle più grandi realtà del Centro-Nord. Avete in programma delle iniziative per venire incontro alla modernizzazione delle aziende della nostra terra?
“I numeri dicono che in Italia il mercato dell’Ict vale complessivamente 30 miliardi e la Sicilia non può sottrarsi alla corsa verso la trasformazione digitale. Lo sviluppo tecnologico è un processo che non si può fermare. Se è vero che al Nord il sistema produttivo è più robusto e già orientato verso un alto tasso di digitalizzazione, bisogna dire anche che al Sud e nelle Isole aumenterà il numero di imprese che investiranno nelle Ict mostrando segni di crescita e vitalità imprenditoriale anche in questo ambito. Non solo. La Sicilia è tra le imprese più tecnologiche del Mezzogiorno tant’è che nell’isola per il 2019 sono previsti investimenti per oltre un miliardo nell’Ict. Questi numeri sono incoraggianti, ma allo stesso tempo dicono che si deve fare di più. Per questa ragione, il sistema camerale, così come anche il mondo associativo, è sempre in prima fila per sostenere la digitalizzazione delle imprese: numerose iniziative sono state già messe in campo, come il progetto “Eccellenze in digitale” realizzato in collaborazione con Google o il supporto alla fatturazione elettronica. Anche nel sistema camerale vi è un continuo processo di ammodernamento. Faccio un esempio su tutti: Unioncamere Sicilia sta portando avanti il progetto di “potenziamento e diffusione presso le imprese delle attività di e-government delle Camere di Commercio”.
L’obiettivo è proprio quello di potenziare la “Camera di Commercio digitale”, promuovere la cultura digitale e far conoscere alle imprese gli strumenti che ha a disposizione – come l’identità elettronica Spid, la firma digitale, i libri digitali, ecc – per la gestione degli adempimenti burocratici relativi all’identità giuridica dell’impresa e alla gestione delle attività”.
Nell’era della digitalizzazione, cosa occorre a parer suo, alle aziende siciliane per fare un vero e proprio salto di qualità?
“Sono abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno e ritengo che le imprese siciliane abbiano voglia di crescere e di presentarsi sul mercato in una chiave sempre più squisitamente moderna. In tutti i settori – nel turismo così come nell’agricoltura o nell’edilizia – è in atto una vera e proprio rivoluzione copernicana che spinge le imprese ad essere più tecnologiche e il mercato non consente di restare indietro. Certo c’è ancora molto da fare.
Il vero salto di qualità da compiere è quello culturale: le imprese, specialmente le più piccole che hanno maggiore difficoltà, devono sposare un approccio manageriale più innovativo e sviluppare una maggiore competenza digitale per crescere. Acquisire questa consapevolezza è la vera scommessa”.

Alessandro Albanese, vicepresidente vicario Sicindustria


Sicindustria come si sta muovendo in questo momento storico in cui tecnologie e digitalizzazione assumono sempre maggiore importanza?
“Sicindustria ha ben chiaro che non potrà esserci sviluppo senza innovazione. È per questo che occorre creare una sempre maggiore sinergia tra centri di ricerca, imprese, sistema finanziario, formazione di alto livello. Abbiamo tanti soggetti – le Università, il CNR, enti privati di ricerca, le imprese, le banche – ciascuno impegnato nelle proprie funzioni istituzionali, ma non abbiamo costruito il network strategico e gestionale che li leghi. Per questo riteniamo che ancora ci sia molto da fare: questi tasselli devono interagire per introdurre e valorizzare le nuove tecnologie e, in generale, le innovazioni diversamente declinate (prodotto, processo, organizzazione)”.
C’è un settore imprenditoriale nella nostra regione che, a suo avviso, necessita di maggiore supporto in tale senso?
“Tutti i settori necessitano di innovazione digitale. Siamo in pieno Industria 4.0 e la Sicilia non può restare estranea a questo processo. Occorre favorire in determinate realtà e nei settori produttivi più ready i servizi aggiuntivi per migliorare l’approccio del territorio all’incontro tra manifattura e digitale nell’ambito della rivoluzione industriale 4.0, ma anche sostenere le imprese nel processo di innovazione, valorizzando il ruolo delle reti, con le quali ad esempio è possibile digitalizzare l’intera filiera in un’ottica di “sistema”. La strada da percorrere deve essere quella che punta non solo sulla digitalizzazione della singola azienda, ma su quella delle reti e delle filiere, per sviluppare vere e proprie “reti d’impresa 4.0”. Si tratta di tecnologie trasversali che impattano sulla produttività totale dei fattori, e non soltanto della produttività del lavoro”.

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