Beni confiscati alla mafia, assegnazioni lumaca - QdS

Beni confiscati alla mafia, assegnazioni lumaca

Adriano Agatino Zuccaro

Beni confiscati alla mafia, assegnazioni lumaca

venerdì 28 Dicembre 2018 - 05:00
Beni confiscati alla mafia, assegnazioni lumaca

Anbsc: in Sicilia 5.770 immobili ancora da destinare (su 11.887) e 954 aziende su un totale di 1.306: Enti terzo settore (Ets) e pubbliche amministrazioni li chiedano. Ora, con la legge n. 132/2018, entrano in gioco anche i privati come possibili acquirenti

Le aziende che al 16 dicembre 2018 risultano gestite dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata sono 3.022, quelle destinate sono 945. Su un totale di 3.967 aziende passate negli anni per le mani dell’Agenzia, dunque, solo il 31% è stato destinato.
Una percentuale indubbiamente bassa ma che si spiega considerando che non tutte le aziende sono già allo stadio “confisca definitiva” e le tempistiche di gestione sono lunghe e complesse (vedi inchiesta del 1 febbraio 2018).
La Sicilia non fa eccezione: le aziende in gestione sono 954, quelle destinate 352. Su un totale di 1.306 aziende passate per le mani dell’Agenzia, dunque, solo il 27% sono state destinate.
Discorso diverso, invece, per ciò che attiene gli immobili: sono 17.156 gli immobili in gestione presso l’Anbsc, quelli destinati 15.227 per un totale di 32.383 unità passate per le mani dell’Agenzia secondo gli ultimi aggiornamenti datati 16 dicembre 2018. Il 47% del totale, dunque, è stato destinato.
In Sicilia la percentuale sale al 51% ma in valori assoluti abbiamo il più alto numero d’immobili in gestione: 5.770 contro i 2.361 della Campania e i 1.977 della Calabria, rispettivamente seconda e terza regione in classifica. Numerosi anche gli immobili destinati nell’Isola, e dunque in uso: 6.117, 1.003 solo nel 2018.
Nuovi orizzonti si aprono con la legge 1 dicembre 2018, n. 132 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre (vedi dettagli in basso) che incrementa di 5 milioni di euro le risorse per le Commissioni incaricate di gestire gli enti sciolti per mafia (articolo 29) e viene rivista l’organizzazione dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (articolo 37), che potrà avere fino a quattro sedi secondarie.
L’articolo 37 invece liberalizza la vendita dei beni sequestrati ai mafiosi anche ai privati (con rigorosi controlli a garanzia che il bene non torni in mani sbagliate).
Bisogna ricordare che permangono delle difficoltà nell’assegnazione di determinate tipologie di beni. Il prefetto Ennio Mario Sodano, direttore dell’Agenzia, nel corso della nostra ultima intervista, datata gennaio 2018, sottolineava che “le tante aziende che risultano in carico all’Agenzia in realtà non producono bilanci da due-tre anni e quindi esistono solo sulla carta. Le aziende ancora attive sono 500-600 (dati di gennaio 2018). Inoltre, molto spesso tali aziende mafiose presentano un numero di dipendenti che non è quello reale con una grande presenza di lavoro nero”.
Sugli immobili il prefetto specificava che “le procedure sono molto più rodate, si porrà il problema di cosa fare di quelli che è difficile collocare. Sotto la dicitura immobili vanno unità catastali come la baracca degli attrezzi, garage, fabbricati diroccati in zone impervie, appezzamenti di terreno in zone scoscese… Lì manca l’interesse per poterli utilizzare e ci vorrà una riflessione per far chiudere il cerchio”.

Ampliata la platea dei potenziali acquirenti, entrano in gioco i privati
La legge 1 dicembre 2018, n. 132 “reca un significativo nucleo di norme che comprendono interventi di razionalizzazione delle procedure di amministrazione e destinazione e di rafforzamento della struttura organizzativa” scrive l’Anbsc.
Di particolare rilievo, prosegue l’Agenzia, il nuovo regime di vendita degli immobili che amplia la platea dei potenziali acquirenti includendo la possibilità di alienazioni a privati e prevedendo gli accertamenti utili a verificare che i beni non siano acquistati da soggetti contigui ai sodalizi; viene inoltre stabilito che sia l’acquirente a sanare gli abusi e introdotte innovazioni sulla riassegnazione dei relativi proventi con risorse per lo sviluppo delle attività istituzionali dell’Agenzia e la costituzione di un fondo presso il Ministero dell’Interno destinato a contribuire ai costi di manutenzione dei beni destinati.
Le norme in tema di autofinanziamento, danno la possibilità ad una quota delle somme derivanti di essere destinate ad incrementare le risorse per remunerare la performance del personale dell’Agenzia. Presenti, inoltre, discipline esplicite per la destinazione di immobili confiscati per incrementare l’offerta di edilizia residenziale pubblica, per la destinazione di beni mobili e sulle tariffe applicabili per il recupero e la custodia di veicoli e natanti con possibilità di affidare il servizio ad aziende in gestione all’Agenzia stessa.
Più completa la disciplina per la destinazione dei beni immobili confiscati in quota indivisa. Il nuovo regime prevede il passaggio all’Agenzia del Demanio della gestione dei beni immobili indestinati rimasti invenduti e una regolamentazione puntuale dell’iscrizione dei provvedimenti di sequestro e confisca nel Registro delle imprese in un’ottica di semplificazione e di piena efficacia del relativo regime di pubblicità. Infine è prevista l’assunzione per concorso di 70 funzionari; la misura dell’indennità di amministrazione dell’ANBSC; 100 unità di personale in comando con regime speciale; la deroga a tempo alle norme di contenimento della spesa la cui applicazione ha penalizzato l’Agenzia sin dalla sua istituzione, nonché la disciplina per quantificare, al termine del periodo di deroga, i livelli di spesa adeguati.

Un lungo elenco di beni in cerca di proprietari
Tanti beni in gestione all’Anbsc potrebbero prendere nuova vita e affinché ciò accada emerge chiara la necessità che associazioni no profit e pubblica amministrazione facciano di più per entrare in possesso di questi beni (immobili e aziende).
Come accreditarsi
Associazioni e Pa possono facilmente registrarsi online sul sito ufficiale alla sezione “Come fare” e cliccando su “Enti e Pubbliche amministrazioni. Per conoscere nel dettaglio i beni e in particolare la geolocalizzazione occorre registrarsi.
Chi può accreditarsi
Ci sono due possibilità: possono iscriversi Onlus o PA.
Documenti necessari
Entrando nel dettaglio, ad una Onlus vengono richiesti denominazione, codice fiscale, Pec, sede, informazioni sul rappresentante legale, sul delegato e bisogna allegare lo statuto dell’associazione, un documento di identità in corso di validità del rappresentante e la dichiarazione sostitutiva dell’iscrizione all’albo regionale delle associazioni di volontariato ai sensi del D.P.R. 445/2000.
Comuni, Province, Regioni e Demani sono già presenti nell’elenco: per ricercarle, occorre digitare solo il nome dell’ente. Le Prefetture non hanno bisogno di regitrazione. Le informazioni da inserire riguardano ente, rappresentante e delegato.
Al termine della procedura di registrazione il sistema genererà un modello prestampato che dovrà essere firmato digitalmente dal rappresentante legale e dovrà essere inviato all’indirizzo di posta elettronica certificata benimobili@pec.anbsc.it. Successivamente la richiesta di registrazione sarà sottoposta a verifica da parte di Anbsc ed in caso di convalida verranno inviate le credenziali di accesso sugli indirizzi e-mail specificati.
Nella sezione “Link esterni – Openregio” è disponibile il dettaglio dei beni disponibili di tutti i comuni, province e regioni italiane con specificato se si tratta di terreno agricolo, appartamento, magazzino, ecc.
Gli strumenti esistono, occorre sfruttarli al meglio.

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