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Porto di Palermo, 8 milioni per bonifica “cassoni di accosto” sequestrata: smaltimento rifiuti speciali pericolosi

Porto di Palermo, 8 milioni per bonifica “cassoni di accosto” sequestrata: smaltimento rifiuti speciali pericolosi
Porto di Palermo – Imagoeconomica

Aggiudicata la gara da 8 milioni. Le indagini accertano la fuoriuscita di materiale oleoso inquinante dalle vasche, arrivato in mare, che ha comportato la necessità di limitare il rischio che l’inquinamento si estendesse

Si avvicina il momento in cui all’interno del porto di Palermo, nel molo Acquasanta, verrà bonificata l’area denominata “cassoni di accosto” sequestrata qualche anno fa dall’autorità giudiziaria. L’intervento è stato al centro di una gara d’appalto del valore a base d’asta di quasi otto milioni e mezzo di euro. La procedura, da un documento pubblicato dall’Autorità di sistema portuale della Sicilia Occidentale, risulta aggiudicataria al raggruppamento temporaneo di imprese costituito dalle società Sir, Progest e Mare Pulito, con sede legali nelle province di Brindisi, Caserta e Messina.

Dal documento non emerge qual è l’importo di aggiudicazione, mentre dai verbali di gara risulta che sono state sei le offerte arrivate negli uffici dell’Autorità entro la scadenza dei termini.

La bonifica dei cassoni nel molo Acquasanta

Il progetto di smaltimento dei rifiuti liquidi della bonifica dei cassoni nel molo Acquasanta è stata curata dalla società di ingegneria palermitana Ingechim srl. L’area di intervento si estende per circa tremila metri quadrati e si trova nella zona industriale del porto e da anni non è più in esercizio. I rifiuti che dovranno essere bonificati sono di natura oleosa e classificati come speciali pericolosi. “Nell’ambito del procedimento penale 13608/2021 – si legge nella relazione illustrativa – veniva disposto il sequestro preventivo dell’area dei cassoni di accosto, la quale dal 2012 veniva data in custodia all’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Occidentale, già Autorità Portuale di Palermo. I rifiuti, presenti all’interno delle tre vasche delle cisterne di accosto, sono stati oggetto di caratterizzazione, finalizzata alla corretta classificazione e alla specifica attribuzione delle eventuali caratteristiche di pericolo”.

Ad analizzare i rifiuti è stato il laboratorio C.A.D.A, i cassoni sono composti da tre vasche, a propria volta suddivise in oltre una cinquantina di celle comunicanti per una capienza complessiva di 30mila metri cubi. “I manufatti risultano ammalorati in numerosi punti, con fenomeni di carbonatazione, mancanza in alcuni punti del copriferro e conseguente esposizione ambientale delle armature. Dalle attività di misurazione in campo e dalle analisi chimico-fisiche, sono stati rilevati due categorie di rifiuti speciali pericolosi differenti. Il primo derivante dal processo produttivo rifiuti della raffinazione del petrolio. Il secondo dal processo della pulizia di serbatoi per trasporto e stoccaggio e di fusti”.

Fuoriuscite pericolose

Le indagini hanno portato ad accertare la fuoriuscita di materiale inquinante dalle vasche, “certamente ascrivibile a un significativo aumento del livello liquido contenuto all’interno di una delle vasche, la cui causa è oggi in fase di accertamento e approfondimento, che ha dato vita a un fenomeno di tracimazione da una fessura esistente sulla porzione sommitale della parete della vasca stessa e determinata dal cattivo stato di conservazione del manufatto”.

La fuoriuscita della sostanza oleosa è arrivato in mare e ha comportato la necessità di limitare il rischio che l’inquinamento si estendesse. “La tracimazione del prodotto ha interessato lo specchio di acque di mare interne al porto e direttamente a contatto con le tre vasche d’accosto con evidenze di presenza di prodotto libero superficiale tempestivamente arginato e confinato per il tramite dell’installazione di idonee barriere antinquinamento”.

Nella relazione si parla anche dell’evoluzione negli anni dei materiali contenuti nelle vasche. Nel dettaglio è emerso che in una vasca è “aumentato il prodotto idrocarburico surnatante (la parte superficiale)” con uno spessore oggi stimato in circa quattro metri contro i circa 70 centimetri stimati nel 2018. Adesso partiranno i lavori che prevedono la rimozione dei rifiuti nei cassoni, tramite raccolta, trasporto e smaltimento. L’appalto include anche l’inertizzazione delle vasche “mediante riempimento con idoneo materiale”.

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