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Gli aerei al posto dei barconi, lavoro e rispetto per i migranti: prende forma il progetto Rete Lampedusa

Gli aerei al posto dei barconi, lavoro e rispetto per i migranti: prende forma il progetto Rete Lampedusa

Per conoscere a fondo il progetto, il suo obiettivo, la sua portata e il riscontro della cittadinanza, il Quotidiano di Sicilia ha contattato Pietro Bartolo e Agostino Sella, fondatore ed esponente di spicco del progetto di Rete Lampedusa

Andare dritto nel cuore delle persone, raccontando senza filtri la situazione migranti e, soprattutto, cercando di dare una mano concreta a chi ne ha di bisogno. Nasce con questo obiettivo Rete Lampedusa, ambizioso e nobile progetto che verrà presentato ufficialmente il prossimo 15 luglio a Roma, ma che già agisce da settimane con la finalità più importante che ci sia: aiutare il prossimo. Per conoscere a fondo il progetto, il suo obiettivo, la sua portata e il riscontro della cittadinanza, il Quotidiano di Sicilia ha contattato Pietro Bartolo (presidente e fondatore) e Agostino Sella, esponente di spicco del progetto Rete Lampedusa. Una chiacchierata intensa con i due, che arriva nelle ore di uno degli eventi più attesi dell’anno a Lampedusa: la visita di Papa Leone XIV, presente sull’isola lo scorso 4 luglio. Una giornata, quella del Pontefice a Lampedusa, che lascia una enorme e tanto sognata consapevolezza a Bartolo e Sella: la Chiesa è dalla parte dei migranti.

Lampedusa, Papa Leone e la consapevolezza “sigillata”: la Chiesa è dalla parte dei migranti

Una visita che – come ci spiega Sella – lascia un grande, potente “senso di continuità rispetto a Papa Francesco”, con la certezza che oggi “la Chiesa è davvero vicina agli ultimi”. E ancora: “Noi veniamo presi per semi-criminali solo perchè accogliamo queste persone che arrivano, sentire il Papa dalla nostra parte è stato sicuramente un grande sollievo”. Sia Agostino Sella che Bartolo, ci parlano inoltre di “parole molto forti del Papa”, intense, che non lasciano alcuno spazio a interpretazioni: “la colpa è di chi agisce in maniera sbagliata e di chi non agisce”, con dei “chiari riferimenti alla classe politica odierna” – ci spiega Sella.

Parole di grande effetto quelle di Prevost, che arrivano – ricorda Pietro Bartolo – “in una giornata importante per gli Stati Uniti d’America, la terra di nascita per Papa Leone XIV: 4 luglio, il giorno dell’indipendenza”. In un momento così particolare a livello globale tra “Palestina, Iran, Ucraina e gli atteggiamenti di Trump sull’immigrazione, e in un giorno così importante per gli americani come quello dell’Indipendenza lui, come americano, è venuto a Lampedusa per testimoniare ed essere vicino a questa Isola, una visita straordinaria dopo quella di Papa Francesco nel 2013. Questa visita per noi come popolo isolano è stata fondamentale, è il significato più grande di solidarietà e vicinanza che il Pontefice potesse darci. Siamo piccoli e smarriti nel Mediterraneo, ma siamo un popolo che in tutti questi anni – e ne sono testimone dal giorno zero – è sempre stato capace di accogliere, ogni singolo giorno senza lamentele. Abbiamo avuto tante difficoltà tra il 2011 e il 2023, come la primavera araba, ma ci siamo sempre stati e la cittadinanza ha sempre aiutato le istituzioni e le persone in primo piano. Lo abbiamo fatto, come tutti i popoli di mare, con lo spirito che ci contraddistingue e che crede in certi valori: accoglienza, rispetto per la vita delle persone. Abbiamo dimostrato il nostro spessore umano e la visita del Papa mette il sigillo sul nostro atteggiamento”.

Rete Lampedusa, l’obiettivo: creare un canale unico e raccontare la verità senza filtri

Con Sella e Bartolo, andiamo ad analizzare adesso i dettagli del progetto Rete Lampedusa, pronto alla presentazione ufficiale alla stampa il 15 luglio a Roma, prima di replicare il 29 a Catania. “L’obiettivo primario è quello di parlare e narrare della migrazione in maniera scientifica, con i dati. Oggi chi ne parla ha delle difficoltà: o non ha idea di ciò che dice o mente sapendo di mentire” – afferma Agostino Sella. “Dal punto di vista legislativo si dicono tante fesserie, contro ogni diritto. Sono balle che vengono raccontate agli italiani che purtroppo ingeriscono: parliamo di migrazione attraverso i dati”.

Pietro Bartolo evidenzia: “Noi proponiamo un progetto ambizioso ma realizzabile. Questa rete vorrebbe comprendere tutte le associazioni, cooperative, e chiunque si stia occupando dei migranti. Vogliamo includere chi soffre, gli emarginati. La nostra intenzione è quella di parlare con un messaggio unico, perché siamo tantissimi ma disorganizzati. Allora dobbiamo mettere ordine, unirsi tutti insieme dalla stessa parte e parlare con una sola voce, una strada di informazione narrativa, vera, senza politica di mezzo”.

Il problema di oggi: l’immigrazione e un racconto dallo scopo elettorale

Il messaggio di Bartolo e Sella è chiaro, nobile e ambizioso: aiutare in maniera concreta le persone che arrivano in cerca di una nuova occasione, aprire gli occhi e parlare senza filtri di migrazione. Un problema – quello dell’immigrazione – che, secondo i due esponenti di Rete Lampedusa, oggi viene del tutto occultato. “Il Mediterraneo è un cimitero, l’hanno ribattezzato “Mare Mostrum” – evidenzia Pietro Bartolo, figura che conosce ogni angolo di Lampedusa e del suo splendido mare. “Sono cresciuto in questa terra, sono un Lampedusano doc. Negli anni ho provato in tutti i modi a farmi sentire. Ho un passato come pescatore, poi medico, poi europarlamentare: nessuno mi ha mai ascoltato, anzi, ho sempre trovato un clima contrario. In Parlamento Europeo i migranti venivano visti come un nemico, degli alieni”.

“Non è vero nulla della narrazione che da sempre viene messa in campo, hanno bombardato e hanno plagiato il cervello delle persone e riescono a creare un clima di odio, rancore e pregiudizi nei confronti di queste povere persone – prosegue il medico e presidente di Rete Lampedusa – che chiedono una mano. Della povera gente, più di 350.000 ne ho visti e visitati, ascoltati, curati, qualche volta salvati, ma questo spesso non è stato possibile.

“In questo tema tutto si riduce ad una miseria, al riscontro elettorale sulla vita di donne, bimbi, uomini. La politica vera è un’altra cosa, questo modo di agire è sporco e non fa parte del nostro dna, della nostra cultura, della nostra costituzione. L’articolo 80 dei trattati europei parla chiaro: condivisione delle responsabilità e solidarietà. Per noi figli dell’Europa è un dietrofront senza senso: i padri fondatori si staranno girando nelle tombe a sentire queste cose, l’Europa ha perso la sua identità. Si fa di tutto, tranne che difendere le persone, i bimbi e le donne che muoiono in mare, nel mio mare – prosegue Pietro Bartolo – che non ha nessuna colpa, se non quello di essere stato gestito male. Ormai si è del tutto calpestato sui diritti umani, ci si nasconde dietro a dei bluff quando non si riesce a dire che le morti non sono per nulla in diminuzione, ma anche che durante il Ciclone Harry abbiamo avuto mille morti. Non si sa nulla, non si parla del vero problema che è quello della deportazione, alla gente viene detto solo ciò che occorre dire”.

L’immigrazione come sviluppo, occasione e ricchezza

“L’immigrazione è sviluppo, opportunità e ricchezza” – affermano Bartolo e Sella. “Loro scappano da guerre, conflitti, cambiamenti climatici e vogliono essere aiutati. Il loro arrivo genera un grande allestimento di posti di lavoro, crea occasioni su affitti, vitti e utenze”. Poi, ribadisce Sella: “Da qui al 2050 l’Italia avrà bisogno di milioni di posti di lavoro. Se non si ricoprono tutti, le nostre aziende chiudono. Accogliere vuol dire crescere e creare sviluppo”.

Bartolo rincara la dose: “Noi siamo il frutto di questa evoluzione, dell’immigrazione. Ma di cosa abbiamo paura? Siamo definiti come la culla della cultura ed è tutto dovuto anche a questa mescolanza. In Sicilia poi è ancora più evidente tutto, ne dobbiamo essere anche orgogliosi e invece abbiamo un senso di spavento. Questi ragazzi che arrivano ci possono davvero aiutare a risolvere i problemi demografici. L’Italia e l’Europa sono oggi delle RSA, è anche grazie a loro se oggi abbiamo scuole e ospedali aperti. Se tutti i ragazzi che arrivano e che vengono impiegati nella ristorazione, nell’edilizia, nell’agricoltura, oggi decidessero di fermarsi, l’Italia e tutta Europa si bloccherebbe. Chi farebbe questi lavori? Chi fa il baby sitter ai nostri piccoli o lavora nei campi? Chi munge le vacche? Chi raccoglie i pomodori? Oggi è tutto merito loro se esistono queste basi. Dobbiamo dire grazie a queste persone e aiutarle nel momento in cui ci chiedono aiuto, ma noi come Europa non facciamo altro che sfruttare il loro Continente, il territorio potenzialmente più ricco al mondo. Andiamo lì, rubiamo e creiamo schiavi senza pudore. Si dice aiutiamoli a casa loro, ma noi andiamo a casa loro e gli portiamo via tutto” – conclude Pietro Bartolo, fondatore di Rete Lampedusa.

Aiutarli a casa loro, ma questa volta seriamente: “Vogliamo gli aerei, poi l’esperienza e le imprese per la loro gente”

Seppur ancora non presentato ufficialmente, Rete Lampedusa va già forte. “Si dovranno fare scelte umane, non basate su rimpatri, CPR, su accordi con paesi terzi e costruzioni di muri con un filo spinato. Un qualcosa che è deleterio, va contro i diritti dell’uomo” – spiega Bartoli, che ci svela i piani del suo progetto.

L’obiettivo, come già accennato, è quello di mettere ordine e unione tra chi lotta per la tutela dei migranti: camminare per una sola strada e con una voce sola. Poi, la splendida iniziativa dei corridoi “lavorativi”. A spiegarla è Bartolo: “Il nostro mare è bellissimo ma anche crudele, si è mangiato più di 50.000 persone ma solo ufficialmente, saranno il doppio. Quante vite portate con sé… Nei nostri piani c’è quello di non farli arrivare più via mare, per quanto possibile. Il sogno è farli venire in Italia e in Europa con gli aerei, fargli avere i visti e creare un viaggio in totale sicurezza, senza dover perdere vite sui barconi” e assecondando la loro necessità: arrivare in Europa. In tal senso, ci spiega Bartolo, “sono giò stati fatti passi a livello nazionale per il permesso di soggiorno a scopo lavorativo, abbiamo già contattato imprese e aziende che stanno aspettando a braccia aperte. Loro hanno bisogno di forza lavoro, e chi arriverà pagherà le tasse ovviamente e farà tutto ciò che serve”.

Il sogno dei corridoi lavorativi ideati da Rete Lampedusa però, ha uno scopo davvero nobile: aiutarli a casa loro, questa volta davvero. In che modo? Pietro Bartolo ne parla con orgoglio e ambizione: “L’obiettivo di questi corridoi lavorativi è quello di farli assumere regolarmente e, dopo 2 o 3 anni di esperienza in Italia ed Europa, per chi vuole, dare loro la possibilità di tornare nei loro paesi d’origine aiutandoli ad aprire un’impresa a casa loro. Noi li vogliamo accompagnare, sostenere, dargli esperienza e permettergli di aiutare la loro gente”.

Il progetto Rete Lampedusa scalda i motori e, con ambizione e coraggio, tenterà in ogni modo di cambiare il modo di raccontare il tema della migrazione, puntando ad agire in maniera concreta per il rispetto e l’aiuto del prossimo.

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