È notizia di questi giorni che il presidente della Repubblica Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha silurato, tra gli altri, il capo delle forze armate ucraine, il generale Oleksandr Syrsky, dopo che già aveva rimosso il ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov.
I movimenti nei vertici istituzionali di questa povera Repubblica indicano che il presidente, comico-attore, è in seria difficoltà perché pervicacemente vuole continuare una guerra che sta distruggendo tutto il Paese facendo migliaia o forse decine di migliaia di vittime e riducendo quella popolazione di oltre 30 milioni di abitanti alla fame.
Subito si obietterà che la gravissima responsabilità di quanto precede è del dittatore russo Vladimir Putin. Concordiamo totalmente con questo fatto e tuttavia non possiamo non rilevare la gravissima situazione in cui si trova il popolo ucraino, continuamente martoriato da missili e droni, con tutte le infrastrutture energetiche, di trasporto e di viabilità distrutte e con prospettive del futuro molto negative.
L’accordo di Istanbul del 2022 che Zelensky non ha firmato
Se Zelensky avesse firmato l’accordo di Istanbul del 10 marzo 2022, anziché seguire le indicazioni guerrafondaie dell’ex presidente statunitense Joe Biden e della presidente della Ue Ursula von der Leyen, avrebbe risparmiato al suo popolo i guai prima descritti. Ma, si sa, il buonsenso non è di questo mondo e neanche il realismo. Infatti, non è credibile una soluzione di questo tremendo conflitto che preveda la restituzione delle regioni occupate dall’armata russa all’Ucraina.
Quelle terre si possono ormai considerare perdute definitivamente. E allora perché continuare questa maledetta guerra? È quello che probabilmente si sono chiesti i vertici ucraini che uno dopo l’altro stanno abbandonando Zelensky, il quale deve essere legato a doppio filo con chi ha interesse a continuare questa guerra.
Industrie delle armi e fatturato in crescita: chi ha interesse a far durare il conflitto
E qual è questo interesse? Quello di consumare armi, droni, missili, batterie e via enumerando, prodotte con grande giubilo dalle industrie che così aumentano fortemente fatturato e guadagni.
La situazione è chiara, solo chi non vuol vederla non la vede. Guai ai falsi ciechi.
In questo quadro, gran parte della responsabilità è dei mezzi di stampa, radiotelevisivi e web. L’informazione redatta, non conforme alla verità, ha indotto i cittadini a pensare a una prospettiva sbagliata e cioè che l’Ucraina potesse respingere l’armata russa e riconquistare le terre perdute.
800 miliardi per la ricostruzione: il conto che il popolo ucraino pagherà dopo la guerra
Cosicché nel nostro Paese vi sono stati, e vi sono, partiti politici che continuano a sostenere la dissennata conduzione della presidente von der Leyen, che è quella di rifornire ancora di armi l’apparato di Zelensky che – diciamolo con franchezza – non è l’apparato del popolo ucraino.
I fatti non si possono smentire perché due più due, magari tardi, fa sempre quattro. Noi lo scriviamo dal 2022 e attendiamo che la guerra si concluda e che finalmente venga fuori la verità, ma soprattutto che il popolo ucraino ritorni alla sua vita normale e ricominci la ricostruzione del Paese, per cui viene stimata da più parti una somma ciclopica di 800 miliardi.
Ucraina nella Ue prima del 2050 e nella Nato: le due menzogne da spazzare via
Tra le menzogne spudorate di chi ha interesse a proseguire questa guerra, per le ragioni prima descritte, c’è anche la possibilità di un’adesione dell’Ucraina all’Unione europea e, ipotesi di terzo tipo, la richiesta di adesione alla Nato.
L’Unione europea non potrà ammettere l’Ucraina, almeno fino al 2050, perché essa ha bisogno di 25-30 anni per ottenere i parametri indispensabili a tale adesione. La Nato non potrà ammettere l’Ucraina perché in questo modo rischierebbe di entrare in conflitto con la Russia.
Da “pace giusta” a “pace dignitosa”: il mantra di Zelensky cambia sotto la pressione dei fatti
Spazziamo via le balle che gridano giornali e recitano gli altri mezzi di comunicazione una volta per tutte e cerchiamo di riflettere sui fatti che puntualmente vi elenchiamo da tanti anni e che stanno inducendo il presidente-attore Zelensky a tramutare il suo mantra. Prima diceva di perseguire una “pace giusta”. Oggi dice che intende raggiungere una “pace dignitosa”.
Forse ha ascoltato le sagge parole di Papa Leone che chiede una pace, purché sia.

