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Tangenti, favori e gare pilotate: dentro il sistema della corruzione negli appalti

Tangenti, favori e gare pilotate: dentro il sistema della corruzione negli appalti

Il rapporto di Anac analizza i protagonisti delle inchieste: prevalgono imprenditori, tecnici e dirigenti pubblici. Coinvolte 994 persone e 490 attività. Le intese illecite si consolidano spesso attraverso più appalti

ROMA – Dietro gli appalti pubblici finiti sotto la lente della magistratura non emergono soltanto numeri, ma un vero e proprio modello di funzionamento della corruzione. È questo uno degli aspetti più significativi che emerge dal rapporto dell’Anac, che analizza i procedimenti penali trasmessi dalle Procure della Repubblica e ricostruisce le modalità con cui si sviluppano gli accordi illeciti tra amministrazioni pubbliche e imprese.

Nel periodo preso in esame l’Anac ha censito 994 persone fisiche coinvolte in procedimenti per reati collegati agli appalti pubblici. Di queste, 583 appartengono al settore privato, mentre 411 operano all’interno delle stazioni appaltanti, confermando come il fenomeno coinvolga entrambe le parti del rapporto contrattuale e non possa essere ricondotto esclusivamente alla pubblica amministrazione.

Il ruolo di imprese e funzionari nella corruzione

Uno degli elementi più interessanti evidenziati dalla relazione riguarda proprio il diverso ruolo ricoperto dai soggetti coinvolti. Nel settore privato prevalgono nettamente le figure apicali: amministratori, titolari d’impresa, legali rappresentanti o soci sono circa tre quarti degli indagati appartenenti alle aziende. Dall’altra parte, invece, nella pubblica amministrazione la maggior parte degli indagati è costituita da funzionari, tecnici, responsabili unici del procedimento, componenti delle commissioni di gara e personale operativo.

I vertici politici, come sindaci o assessori, rappresentano una quota molto più contenuta. Secondo l’Anac questa differenza non è casuale. Le decisioni strategiche possono nascere ai livelli più alti, ma la concreta alterazione di una gara richiede quasi sempre il coinvolgimento degli uffici tecnici e amministrativi chiamati a predisporre i bandi, verificare i requisiti delle imprese, valutare le offerte o seguire l’esecuzione dei contratti. È proprio questa rete di figure operative che rende possibile trasformare un accordo illecito in un affidamento apparentemente regolare.

Gare pilotate e sistemi corruttivi consolidati

La relazione mette inoltre in evidenza come la corruzione negli appalti raramente si presenti come un episodio isolato. Dall’analisi dei fascicoli emerge infatti che, nella maggior parte delle vicende, gli accordi tra pubblico e privato si protraggono nel tempo e interessano una pluralità di contratti. Le stesse imprese finiscono spesso per ottenere più affidamenti attraverso rapporti consolidati con gli stessi interlocutori pubblici. L’Autorità parla di veri e propri sistemi corruttivi, costruiti nel corso degli anni e finalizzati all’accaparramento sistematico delle commesse pubbliche.

Anche le modalità con cui vengono pagate le tangenti risultano molto più articolate del semplice passaggio di denaro. Nei fascicoli analizzati compaiono assunzioni di familiari, consulenze fittizie, viaggi, beni di lusso, lavori di ristrutturazione, automobili messe a disposizione dei pubblici ufficiali e persino sostegno elettorale. In altri casi la contropartita viene mascherata attraverso subappalti o incarichi affidati a società riconducibili agli stessi funzionari coinvolti.

Corruzione, coinvolte anche medie e grandi imprese

Un altro dato significativo riguarda il profilo delle imprese. Complessivamente sono 490 gli operatori economici citati nei procedimenti analizzati. Per 307 di essi è stato possibile ricostruire anche la dimensione aziendale. Il 39% è costituito da microimprese, il 29% da piccole imprese, il 18,5% da medie aziende e il 12,7% da grandi imprese. A prima vista potrebbe sembrare che la corruzione interessi soprattutto le realtà imprenditoriali più piccole.

L’Anac, però, invita a leggere questi dati nel contesto del tessuto economico italiano. Le microimprese rappresentano infatti circa il 95% di tutte le aziende presenti nel Paese. Ciò significa che la loro incidenza nei casi di corruzione risulta, in proporzione, molto inferiore al loro peso complessivo nell’economia nazionale.

Al contrario, il rapporto evidenzia come medie e grandi imprese, pur rappresentando meno dello 0,5% del totale delle aziende italiane, risultino coinvolte in circa un terzo dei procedimenti esaminati. Un dato che, secondo l’Autorità, merita ulteriori approfondimenti ma che suggerisce come le aziende di maggiori dimensioni abbiano un’incidenza relativamente più elevata nei casi di corruzione rispetto alla loro presenza nel sistema produttivo.

La presenza femminile nei procedimenti per corruzione

Tra gli aspetti più sorprendenti emerge anche il dato relativo alla presenza femminile. Le donne rappresentano meno del 14% delle persone coinvolte nei procedimenti esaminati. L’Anac osserva che tale percentuale risulta inferiore rispetto alla presenza femminile nel mercato del lavoro, sia nel settore pubblico sia in quello privato. Pur senza trarre conclusioni definitive, la relazione richiama alcuni studi internazionali che ipotizzano un minor coinvolgimento femminile nei fenomeni corruttivi.

Prevenzione e controlli contro la corruzione

L’analisi si conclude con una riflessione che va oltre il dato giudiziario. Secondo l’Autorità la repressione penale da sola non basta. Occorre rafforzare gli strumenti di prevenzione, i controlli sui conflitti d’interesse, i modelli organizzativi previsti dal decreto legislativo 231, i protocolli di legalità e soprattutto i controlli preventivi sulle procedure di gara. Solo così, sottolinea il rapporto, sarà possibile impedire che gli accordi illeciti si consolidino già nella fase di preparazione degli appalti, quando il risultato della gara viene spesso deciso ben prima dell’apertura delle offerte.