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Pnrr, in Sicilia conclusi interventi per appena il 16,7% dei fondi: la classifica delle province

Pnrr, in Sicilia conclusi interventi per appena il 16,7% dei fondi: la classifica delle province
Pnrr. Foto da Imagoeconomica

Pnrr in Sicilia, conclusi interventi per il 16,7% dei fondi. Caltanissetta prima, Catania ultima nella classifica delle province.

Il dossier di Camera e Senato, nel mappare lo stato di avanzamento del Pnrr, scende anche nel dettaglio dei singoli territori. Per quanto riguarda la Sicilia, il documento mette in evidenza come i dati Regis all’1 luglio scorso monitorino un totale di 46.599 progetti per un finanziamento complessivo di 12,36 miliardi di euro.

Anche in questo caso viene indicato il livello di realizzazione non semplicemente da un punto di vista numerico, cioè della quantità di interventi ultimati, ma prendendo in considerazione l’ammontare delle risorse finanziarie associate ai progetti. In totale, il dossier riporta per l’Isola interventi conclusi pari al 16,7% dei fondi impegnati. Il restante 83,3%, invece, risulta alla data del report ancora in corso.

Caltanissetta prima per avanzamento del Pnrr

Nella regione, il podio vede al primo posto la provincia di Caltanissetta (con il 36,8% di progetti ultimati), seguita da Agrigento (29,9%) e, al terzo posto, da Ragusa (29,3%). Le tre province capofila, pur essendo le uniche a raggiungere un avanzamento amministrativo sull’ordine del 30%, sono però anche quelle che si trovano a gestire alcune delle fette più esigue di finanziamento regionale: 478,4 milioni Caltanissetta, 707,5 milioni Agrigento e 532,6 milioni Ragusa.

Una quota ancora più ridotta di fondi, nel contesto regionale, è andata a Enna (379,7 milioni), la cui provincia si piazza al quarto posto per livello di conclusione dei progetti (24,5%). Piazzamento di metà classifica per Trapani, quinta provincia con il 24%, e per Siracusa, al sesto posto con il 20,3%.

Pnrr, Catania ultima tra le province siciliane

A chiudere la graduatoria regionale, secondo il dossier, è proprio il tris delle aree metropolitane. Terz’ultima è Messina, con progetti conclusi per il 18,7% delle risorse impegnate. Segue, penultima, la provincia di Palermo (17,1%). La “maglia nera” viene affibbiata a Catania, che ha concluso progetti per il 16% dei fondi associati agli interventi (unica sotto la media regionale). Dati che, in parte, vengono mitigati dal fatto che la porzione più consistente dei finanziamenti per la Sicilia è andata proprio a queste aree. Messina, Palermo e Catania, gestiscono fondi per un ammontare di oltre 6 miliardi di euro: più o meno la metà dell’intero plafond siciliano.

Pnrr, tre progetti su quattro portati a conclusione

ROMA – Come polvere nascosta sotto al tappeto, anche dietro il trend di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza sembrano celarsi alcune sbavature. Ormai trascorso il primo importante termine di scadenza (quello del 30 giugno, data entro cui gran parte degli interventi dovevano essere completati), il Pnrr, per quanto riguarda milestone e target, si considera al momento ultimato per il 72,3%. Dei complessivi 575 traguardi e obiettivi da raggiungere, l’Italia ne ha infatti conseguiti finora 416, incassando, oltre ai prefinanziamenti, tutte le nove rate del Piano, per un totale di 166 miliardi di euro ricevuti dall’Europa. Per ottenere la decima e ultima rata (pari a 28,4 miliardi) bisognerà rendicontare il raggiungimento dei restanti 159 obiettivi e traguardi entro il 31 agosto, per poi chiedere a Bruxelles l’erogazione dei fondi non oltre il 30 settembre. Un compito non da poco, visto che questa tranche finale, da sola, vale oltre un quarto dell’intero programma.

Pnrr, progetti conclusi ma risorse ancora da spendere

Questo è lo stato di avanzamento formale del Pnrr all’1 luglio, così come descritto dal relativo dossier del Centro studi di Camera e Senato. Una ricostruzione su cui, però, sembrano esserci tante luci quante ombre. Se dal punto di vista degli obiettivi pattuiti con Bruxelles, come visto, l’andamento pare assai promettente (al punto che finora ogni rata è stata approvata ed erogata dalla Commissione), il quadro riguardante la concreta conclusione dei progetti finanziati si direbbe invece più problematico. È lo stesso dossier parlamentare a indicare i dati. Dalla piattaforma Regis, su risorse impegnate per 173,3 miliardi di euro, risulta monitorato l’avanzamento amministrativo di un totale di 672.549 progetti: di questi ne risultato conclusi (in termini quantitativi) 503.641, quasi il 75% del totale, mentre quelli ancora in corso sono 168.870, cioè il restante 25%.

La “faccia finanziaria” del Pnrr racconta un’altra storia

Tuttavia, la “faccia finanziaria” di questi numeri racconta uno scenario diverso. Benché i progetti conclusi (503.641) siano, come visto, numericamente maggiori rispetto a quelli ancora in corso, il loro valore economico corrisponde però a 41,03 miliardi di euro, vale a dire solo il 23,7% delle risorse impegnate. Il “grosso” di questi fondi, cioè 132,3 miliardi (il 76,3% del totale), è associato invece agli interventi non ancora conclusi. Un reticolato di dati da cui sembra emergere un aspetto: sono stati ultimati molti progetti che mobilitano una quantità contenuta di risorse, mentre interventi in minor numero ma dalle dimensioni finanziarie considerevoli (e dunque, si presume, di maggiore impatto per la crescita del Paese) non risultavano ancora completati alla data del monitoraggio. Questo equilibrio di numeri e valori economici porta le tabelle del dossier a considerare concluso soltanto il 23,7% dei progetti del Pnrr (si badi bene, da un punto di vista prettamente economico).

Pnrr, perché non c’è contraddizione tra obiettivi e spesa

Il fatto che un così basso stato di attuazione dei progetti, in termini di risorse economiche, coesista con un buon avanzamento formale degli obiettivi (il 72,3%) non crea però un cortocircuito. Si tratta di una contraddizione apparente, provocata dal funzionamento di base del Pnrr. Com’è noto, e come più volte ricordato in queste colonne, i fondi non sono stati erogati al Paese in un’unica soluzione, ma a rate, dietro richieste di pagamento che certificassero, di volta in volta, il raggiungimento di certi obiettivi e traguardi (che alla fine, come già sottolineato, dovranno essere 575). Anche il dossier parlamentare, rievocando il regolamento Ue 2021/241, lo ricorda: “Si rammenta che, essendo il Pnrr basato su un modello orientato alla performance, l’erogazione delle risorse, a differenza di altri programmi europei come le politiche di coesione, dipende esclusivamente dal raggiungimento di traguardi e obiettivi e non dall’avanzamento finanziario, e quindi non richiede il completamento della spesa sui singoli progetti”.

La Corte dei conti e la “tensione strutturale”

Una caratteristica del Piano, questa, che è stata puntualizzata anche dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti in una delibera dello scorso maggio (più volte ricordata dal QdS e tra l’altro citata nel dossier di Camera e Senato): il termine scelto dai magistrati contabili è stato quello di “tensione strutturale”, intercorrente “tra la logica europea del Piano, fondata sul conseguimento di milestone e target, e la concreta messa a terra degli investimenti presso gli enti territoriali. Tale divaricazione – recita la delibera – è confermata dal confronto tra l’avanzamento del Pnrr sul piano europeo, cui corrisponde il progressivo trasferimento delle rate al Paese, e l’avanzamento effettivo dei progetti, soprattutto sotto il profilo finanziario e realizzativo. Da un lato, infatti – nota la Corte – l’Italia ha conseguito una quota significativa degli obiettivi europei”, mentre “dall’altro lato, l’osservazione dei progetti territoriali restituisce un quadro più problematico, nel quale l’avanzamento procedurale non sempre si traduce in un corrispondente avanzamento finanziario e materiale degli interventi”.

Pnrr, gli obiettivi non sempre coincidono con la fine dei lavori

Questa sfasatura si realizza anche perché, com’è possibile verificare consultando le delibere con cui la Commissione Ue ha man mano approvato le rate da pagare all’Italia, gli obiettivi e i traguardi che sono stati legati alle singole tranche fin qui incassate non sempre né necessariamente hanno riguardato il completamento del 100% degli interventi finanziati o la presentazione del certificato di ultimazione dei lavori, ma spesso hanno richiesto il raggiungimento di risultati minimi, “intermedi”, oppure l’adempimento di atti formali come l’approvazione di una legge, la disposizione di un bando, il finanziamento di una certa misura o l’aggiudicazione di un dato numero di appalti.

La vera sfida del Pnrr è la crescita del Paese

La sfida del Pnrr, però, è stata anche quella di dare un nuovo volto all’Italia, creando una crescita strutturale e contribuendo ad appianare i divari tra il Nord e il Sud del Paese. Una sfida che il dato del dossier (progetti conclusi per il 23,7% delle risorse impegnate all’1 luglio 2026) sembra rendere ancora più ardua. Si resta in attesa di un quadro più completo post-31 agosto. A questo, poi, si aggiunge che, com’è noto, le somme ricevute dall’Europa non sono tutte a fondo perduto. Se l’Italia riuscirà a rendicontare entro fine mese tutti i rimanenti 159 obiettivi e traguardi, e quindi a ricevere l’intera ultima rata del Pnrr, l’importo complessivo incassato sarà di 194,4 miliardi di euro: di questi, 122,6 miliardi sono prestiti, da restituire, maggiorati degli interessi, entro il 2058. E, anche se tra i corridoi di palazzo viene ventilata l’ipotesi di allungare o rinviare il periodo di rimborso, si tratta comunque di un debito considerevole. Un impegno finanziario che, chiusa la stagione del Pnrr, se non dovesse essere compensato da quel surplus di crescita durevole che ci si aspetta, difficilmente potrà trovare una diversa giustificazione.