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Pnrr, la Corte dei conti certifica il caos siciliano. A un passo dal termine, progetti ultimati al 22%

Pnrr, la Corte dei conti certifica il caos siciliano. A un passo dal termine, progetti ultimati al 22%
Pnrr – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza -Imagoeconomica

Secondo il referto della Sezione delle autonomie, lo stato di attuazione degli interventi dimostra i divari tra Nord e Sud. Male nell’Isola anche l’avanzamento finanziario, con pagamenti che non vanno oltre il 32% del costo degli interventi La magistratura contabile pone l’attenzione sulla capacità di ultimare gli investimenti entro la scadenza del 30 giugno

PALERMO – Prendi un’enorme quantità di fondi europei, distribuiscili tra Pubbliche amministrazioni distanti tra loro anni luce per efficacia e qualità delle performance, e il gioco è fatto. Giunti all’ultimo miglio, emerge chiaramente come il Pnrr sia stato impiegato in misura maggiore nelle regioni del Nord Italia. Al Sud, invece, dove in teoria un buon ciclo di investimenti avrebbe potuto colmare gap territoriali cronici, i deficit di spesa e di progettazione che affliggono gli apparati burocratici hanno fatto sì che gran parte dei fondi restassero chiusi nei cassetti. Il tutto, non tralasciamolo, con la scadenza del 30 giugno stabilita da Bruxelles ormai dietro l’angolo.

Corte dei conti: fotografia dei progetti Pnrr

È il quadro a tratti desolante che viene fuori dal referto elaborato dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti, documento in cui viene tracciato lo stato di attuazione dei progetti finanziati con risorse Pnrr e Pnc affidati agli enti territoriali in qualità di soggetti attuatori. Una fotografia a tinte chiaroscure: alla data del 13 febbraio 2026, su complessivi 122.092 interventi, nella piattaforma Regis risultano conclusi 51.390 progetti (circa il 42%).

Sicilia fanalino di coda: progetti completati al 22%

Ma se di criticità si può parlare, queste riguardano in particolare il Mezzogiorno. Infatti, a fronte di regioni che al Nord hanno completato ben oltre il 50% degli interventi (come Valle d’Aosta 65%, Lombardia 57% e Piemonte 55%), al Sud, invece, diversi territori non raggiungono nemmeno il 40%. Tra tutte le regioni, si distingue (in negativo) proprio la Sicilia, fanalino di coda con appena il 22,4% di progetti Pnrr completati. Scarsi risultati anche in regioni come la Puglia (29,6%) o la Basilicata (32,8%), ma anche in Trentino Alto Adige che, con un livello di completamento degli interventi pari al 29,8%, rappresenta un’eccezione nello scenario più performante del settentrione italiano.

Pagamenti Pnrr: divari tra Nord e Sud

Divari enormi si riscontrano anche in termini di capacità di avanzamento finanziario, e dunque di incidenza dei pagamenti rispetto al costo complessivo dei progetti. Tra interventi gestiti da Regioni, Città metropolitane, Province, Comuni ed Enti del Sistema sanitario nazionale, anche in questo caso la Corte dei conti evidenzia risultanti nettamente superiori al Nord: il dato migliore è quello del Veneto, col 54,5% dei pagamenti sul costo degli interventi. Male, invece, al Sud. La Sicilia è ferma a pagamenti pari al 32,1% del costo da sostenere. Peggio dell’Isola soltanto la Campania (30,7%) e la Calabria (29%).

Allarme sui tempi: scadenza Pnrr sempre più vicina

La Corte, proprio costatando un livello complessivo dei pagamenti inferiore alla metà del valore totale degli interventi (la spesa media italiana, infatti, è del 41,1%), ha acceso i riflettori sulla concreta capacità dei territori di completare gli investimenti entro il termine del 30 giugno. Un allarme che, per di più, viene lanciato nonostante la possibilità che, nell’ultimo periodo del Piano, i cantieri possano accelerare. Ipotesi, quest’ultima, che anzi la magistratura contabile sembra considerare con una certa cautela: “La presenza di progetti in esecuzione, collaudo o verifica di regolare esecuzione – si legge nel referto – non è infatti di per sé sufficiente a dimostrare la piena messa a terra dell’investimento, soprattutto quando la dinamica dei pagamenti evidenzia ancora un significativo scarto rispetto al valore programmato. Il dato non assume soltanto rilievo contabile, ma costituisce un indicatore indiretto della distanza tra avanzamento amministrativo, completamento fisico e reale capacità di trasformare le risorse in opere, servizi e benefici effettivi per i territori”.

Pnrr e Ue: la “divaricazione” tra obiettivi e realtà

La mappa complessiva dei ritardi sul fronte del Pnrr, da cui emergono in particolare tutte le difficoltà del Mezzogiorno, sembra in qualche misura contraddire l’avanzamento del Piano nel rapporto con l’Ue, che fin qui ha sempre valutato positivamente l’attuazione degli investimenti e autorizzato il pagamento delle rate. Una doppia faccia della questione che non viene trascurata dalla Corte dei conti, la quale anzi evidenza in modo esplicito la “tensione strutturale” tra la logica europea del Piano (fondata sul conseguimento di milestone e target) e la concreta messa a terra degli investimenti.

Per questo i magistrati parlano di una “divaricazione”. Che l’Italia abbia conseguito una quota significativa degli obiettivi europei e ottenuto il pagamento delle rate conferma “la capacità del sistema nazionale – si legge – di presidiare il percorso formale di avanzamento del Piano”. Ma un certo livello di allarme sembra restare, perché, osservando in concreto i progetti territoriali, il quadro che emerge è più problematico, ed è un quadro “nel quale l’avanzamento procedurale non sempre si traduce in un corrispondente avanzamento finanziario e materiale degli interventi”.

Pnrr, la Corte dei conti certifica il caos siciliano. A un passo dal termine, progetti ultimati al 22%