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“Il diritto a restare in un territorio che cresce”, a Capo d’Orlando il convegno per fermare l’emorragia di giovani che fuggono dal Sud

“Il diritto a restare in un territorio che cresce”, a Capo d’Orlando il convegno per fermare l’emorragia di giovani che fuggono dal Sud
La presentazione del convegno. Foto di Valerio Barghini

Nella suggestiva cornice di Villa Piccolo la presentazione di un progetto contro lo spopolamento e la partenza “forzata” di tanti giovani dalla Sicilia e dal Sud

Certo, non stiamo più parlando delle partenze degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta con la tradizionale valigia di cartone. Ma il fenomeno di giovani siciliani che, terminati gli studi superiori o universitari, lasciano la terra natia è comunque dilagante. In certi casi addirittura prima della laurea: secondo l’ultimo Rapporto Svimez (febbraio 2026), ai primi due posti nella classifica delle regioni da cui partono i giovani, figurano Sicilia e Campania. La Lombardia è il territorio che offre più possibilità, seguita da Emilia Romagna e Lazio.

Certo, dicevamo, non sono più partenze con la tradizionale valigia di cartone all’interno della quale stipare i pochi ricordi che ci si poteva portare al seguito. Magari anche con la consapevolezza che si sarebbe trattato di un viaggio di sola andata. Oggi le distanze si sono molto ridotte, il tragitto Milano-Roma lo si copre in meno di tre ore, con alcuni treni che raggiungono anche Reggio Calabria. L’aereo, a causa del caro voli, continua a costituire un problema in periodi di punta, mitigato – soprattutto a partire dall’era Covid in poi – dallo smart working pressoché totale, con obbligo di rientro presso le sedi centrali non più di due o tre giorni in un mese, in pratica, una volta la settimana. Una formula, quest’ultima, che ha permesso a tanti giovani di rientrare, evitando costi di affitto divenuti proibitivi in città come Milano o Roma. Anche se di “rientro” in senso stretto è un po’ arduo parlare, poiché lo smart working è una formula che comunque continua a rappresentare una sorta di dépandance delle “case madri” del Nord.

La Sicilia che emigra e il progetto Agorà Sud

Così perché non lanciare la sfida e creare le condizioni affinché restare al Sud sia una scelta? Questo il tema del progetto di Agorà Sud – Il luogo del dialogo del Mezzogiorno, che ha presentato questo pomeriggio nella suggestiva cornice di Villa Piccolo a Capo d’Orlando l’iniziativa “Il diritto a restare in un territorio che cresce”. Perché, come recita il sottotitolo “Il futuro ha radici qui”.

Un convegno i cui lavori si terranno domani, sabato 12 settembre, alla Terrazza Mercadante, Marina di Capo d’Orlando. Un’occasione di confronto tra istituzioni, università, imprese, pubblica amministrazione, mondo del lavoro che ragionano su competenze, come creare le condizioni per non farle “scappare” e futuro del Mezzogiorno.

La giornata vede il patrocinio del Ministero per gli Affari Europei, il Pnrr e le Politiche di coesione – Presidenza del Consiglio; della Regione Siciliana – Assessorato Istruzione e Formazione Professionale, Assessorato alle Attività Produttive, Assessorato alla Famiglia, Politiche sociali e del Lavoro; Università degli Studi di Messina; Ente Parco dei Nebrodi; Comune di Capo d’Orlando; Fondazione Villa Piccolo; Marina di Capo d’Orlando; Forma.Temp – Fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione ed è accreditato con l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia; Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Patti e Ordine dei Consulenti del Lavoro di Messina e che si articolerà in diversi panel.

Giovani che non partono, che non sono semplici spettatori ma con competenze concrete utili per la crescita del Sud. Nell’ottica di ciò che Agorà Sud ha sintetizzato nel concetto di “restanza attiva”.

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