La precarietà, i salari bassi, la fuga dei talenti e il ruolo che la Sicilia potrebbe giocare nel rilancio dell’occupazione attraverso energia, innovazione e imprese. Sono i temi affrontati da Marco Luppi, consigliere di Presidenza con delega a Lavoro e Innovazione del Consiglio nazionale dei giovani (Cng), in un’intervista al QdS.it dedicata alle prospettive delle nuove generazioni e alle politiche necessarie per invertire la tendenza che continua a spingere molti ragazzi a lasciare il Paese e l’Isola.
Tale organo consultivo, istituito per legge, rappresenta i giovani italiani nel dialogo con il Governo e le istituzioni. Il suo compito principale è proporre ed esprimere pareri sulle politiche pubbliche che riguardano il futuro delle nuove generazioni, viene consultato regolarmente dai ministeri in merito alle politiche giovanili.
Per Luppi il nodo centrale non è un singolo fallimento delle istituzioni, ma una visione che per anni ha relegato i giovani a una voce di costo piuttosto che considerarli un motore di crescita economica e sociale.
I talenti visti come un costo
Il consigliere individua nell’aumento della precarietà e dei salari bassi una delle principali conseguenze di questa impostazione.
“Aver considerato per troppi anni i giovani come un ‘costo’ o una ‘risorsa comprimibile’, anziché il motore economico e sociale del Paese, è stato un errore. La conseguenza è stata l’esplosione della precarietà e la trappola dei salari bassi. Non si può pensare di costruire un futuro collettivo solido basandosi sulla discontinuità lavorativa permanente. Aver tollerato contratti pirata, stage gratuiti e vuoti di tutela ha disaffezionato intere generazioni dal mercato del lavoro, spingendole verso l’inattività o l’emigrazione”.
Salari, welfare e tutele: “Si resta dove c’è dignità del lavoro”
Sul fenomeno del part-time involontario e dell’emigrazione giovanile, Luppi sostiene che il punto di partenza sia garantire condizioni di lavoro dignitose e prospettive di crescita.
“Si resta dove c’è dignità del lavoro, tutela delle persone, prospettiva di crescita e soprattutto dei salari adeguati. Il part-time involontario e il lavoro povero non sono risposte accettabili”.
Tra gli interventi ritenuti prioritari, richiama innanzitutto gli strumenti che incidono sull’ingresso e sul percorso nel mercato del lavoro. “Per rendere attrattivo il nostro Paese servono tre cose chiare. La prima è una spinta alla contrattazione collettiva e tutele universali, ovvero stringere le maglie contro il dumping contrattuale e proteggere anche le nuove forme di lavoro autonomo, somministrato e digitale. In secondo luogo, serve implementare le politiche attive e formazione continua in modo che si possa garantire il diritto alla riqualificazione costante lungo tutta la carriera. Oggi è impensabile che un giovane lavori per la stessa azienda tutta la vita. Serve quindi una politica che investe risorse nelle transizioni lavorative”.
Si sofferma anche su un ulteriore ambito di intervento: “Per essere davvero competitivi con i Paesi Ue, serve un welfare su misura: incentivi concreti per l’autonomia abitativa, supporto alla genitorialità e conciliazione dei tempi di vita e lavoro”.
La distanza tra domanda e offerta: “Conta anche la qualità del lavoro”
Sul tema della difficoltà delle aziende nel reperire personale, il consigliere del Cng riconduce il fenomeno a due elementi che si intrecciano e che chiamano in causa tanto il sistema formativo quanto il mercato del lavoro. “È una combinazione di entrambi gli aspetti. Esiste un mismatch reale tra ciò che il sistema formativo produce e ciò che il mercato richiede, e qui serve una reale sinergia tra scuola, università e tessuto produttivo”.
Tra le esperienze che potrebbero favorire un maggiore raccordo tra questi due mondi, Luppi cita quella avviata in Puglia: “Ci sono degli esperimenti interessanti come l’Hub dei Talenti lanciato recentemente da Confindustria in Puglia, che potrebbe funzionare da punto d’incontro tra mondo universitario e tessuto economico”.
Ma la questione delle competenze non esaurisce il problema. A incidere sulle scelte dei giovani sono anche le caratteristiche delle opportunità professionali che vengono loro proposte: “I dati indicano chiaramente che dove le condizioni offerte sono precarie, sottopagate o prive di tutele, i giovani scelgono legittimamente di rifiutare e di emigrare versi altri Paesi. La qualità del lavoro e la valorizzazione della persona sono la prima leva di attrazione”.
‘South working’ in Sicilia: “Serve strategia strutturale”
Per la Sicilia, si parte dalle opportunità offerte dalle risorse già disponibili e dalle misure introdotte negli ultimi anni, guardando anche alla capacità dell’Isola di attrarre e trattenere professionalità qualificate. “I segnali di rientro dei talenti sono incoraggianti, ma serve una strategia strutturale. A livello regionale, valorizzare le risorse del Pnrr e dei fondi europei per creare infrastrutture moderne e un ecosistema favorevole all’occupazione stabile e di qualità. Una delle proposte più interessanti avanzate dalla Regione nella scorsa legge finanziaria è quella sul ‘South working‘”.
È su questa misura che Luppi concentra quindi l’attenzione, soffermandosi sulle sue possibili ricadute. “Sarebbe interessante vedere quanti giovani qualificati riusciranno a rientrare – o a restare – nelle Regione. Chiaramente la proposta andrebbe valorizzata, resa strutturale e comunicata bene alle aziende, in particolare alle multinazionali che già permettono ai propri dipendenti di lavorare in modalità agile per la maggior parte del tempo. Un’altra proposta da tenere in considerazione è il “reddito di merito” che ha avviato la Regione Calabria per evitare che gli studenti universitari vadano a studiare fuori dalla Regione. Questo però andrebbe accompagnato da un inserimento vero nel mondo del lavoro”.
Il problema della produttività e il costo dell’energia
Il discorso si sposta sulle condizioni che incidono sulla capacità del Mezzogiorno di sviluppare un tessuto produttivo in grado di offrire opportunità professionali adeguate: “Sul piano nazionale esistono già misure – come la ZES – e degli sgravi contributivi per l’assunzione dei giovani, ma soprattutto nel Sud Italia vi è l’assenza di grandi imprese che riescano a pagare i giovani professionisti adeguatamente“.
Tra gli elementi individuati come centrali c’è quello legato alla produttività e ai costi sostenuti dalle imprese. “Abbiamo un problema di produttività, dovuto in particolare al costo dell’energia e del lavoro rispetto alla valore del bene o servizio che viene generato, che è la ragione principale per cui le aziende non trovano più conveniente produrre in Italia e competere nei mercati internazionali”.
L’attenzione è rivolta al ruolo che potrebbe assumere la Sicilia nel quadro industriale del Mezzogiorno. “Bisognerebbe intervenire in particolare sul costo dell’energia per riavviare l’industria nel Sud, e la Sicilia – con le sue caratteristiche – si può benissimo prestare come “hub energetico” per il rilancio dell’industria del Sud Italia”.
Come le imprese possono trattenere i talenti sull’Isola
Anche le aziende siciliane possono diventare un elemento decisivo per contrastare la fuga dei giovani, a patto di cambiare approccio nella gestione del capitale umano.
“Serve un cambio di mentalità aziendale. Le imprese devono investire sul capitale umano superando logiche di gestione rigide. Trattenere talenti significa puntare sulla partecipazione dei lavoratori alle scelte e all’organizzazione aziendale, offrire percorsi di carriera trasparenti, investire sulla salute e sicurezza e adottare modelli di welfare aziendale inclusivi. Quando un lavoratore si sente partecipe e valorizzato, la capacità dell’azienda di trattenere competenze cresce enormemente”.
I settori su cui scommettere
Tra i comparti con maggiori prospettive occupazionali nell’Isola, Luppi individua energia, innovazione, agrifood e turismo.
“La Sicilia ha un potenziale enorme. I settori chiave su cui scommettere sono sulla transizione ecologica ed energia pulita: la Sicilia può diventare hub del Mediterraneo. Poi, serve investire sul settore del digitale con l’espansione e l’implementazione dei poli tecnologici e delle startup. E infine sull’agrifood sostenibile, turismo integrato e cultura sono le filiere tradizionali che vanno ammodernate e sottratte alla stagionalità precaria attraverso competenze manageriali, green e digitali”.
Startup e innovazione applicata ad agricoltura, manifattura e turismo
Sul fronte dell’imprenditorialità innovativa, viene evidenziato come le idee non manchino, ma siano frenate da ostacoli strutturali. “Manca ancora un ecosistema fluido e integrato. Ci sono buone idee e grande talento, ma la troppa burocrazia e la difficoltà di accesso al credito o ai fondi di venture capital frenano lo sviluppo. Serve creare una vera rete tra incubatori, università, istituzioni e mondo del lavoro per permettere alle startup di consolidarsi e generare occupazione stabile, non solo progetti temporanei”.
L’innovazione non riguarda esclusivamente il digitale, ma può trasformare anche i settori produttivi tradizionali.
“È un nuovo modo di produrre, organizzare il lavoro e valorizzare le competenze. Applicare l’innovazione tecnologica ed ecologica all’agricoltura, alla manifattura o al turismo significa alzare il valore aggiunto dei prodotti, creare figure professionali nuove e qualificate e migliorare direttamente la sicurezza e la qualità delle condizioni di lavoro sul campo”.
Il saldo migratorio indicatore del successo delle politiche giovanili
Alla domanda su come valutare, nei prossimi cinque anni, l’efficacia delle politiche dedicate ai giovani, Luppi indica tre indicatori concreti.
“Il successo non si misurerà con i soliti proclami, ma con indicatori concreti quali la riduzione drastica del tasso di NEET (giovani che non studiano e non lavorano, ndr), la qualità e la stabilità dei contratti stipulati – meno frammentazione e lavoro povero. E per ultimo l’inversione del saldo migratorio: quando il numero dei giovani che scelgono liberamente di tornare o venire a vivere in Sicilia supererà quello di chi è costretto a partire”.
Autonomia, lavoro dignitoso e salute mentale: le proposte del Cng
Infine, un focus sulle proposte dedicate all’autonomia delle nuove generazioni del Consiglio Nazionale dei Giovani: “Grazie al prezioso supporto di Diego Memoli – componente catanese del Centro Studi Cng – e di tutto l’apparato tecnico, abbiamo elaborato un pacchetto di proposte e piattaforme rivendicative che pongono al centro l’autonomia delle nuove generazioni focalizzandosi su lavoro dignitoso, casa, salute mentale e formazione”.
Luppi conclude indicando quale debba essere il prossimo passaggio per dare seguito al lavoro portato avanti dall’organo.
“La vera sfida, ora, è convertire queste analisi in politiche pubbliche operative creando una convergenza tra la rappresentanza dei lavoratori e le istanze giovanili per trasformare le idee in tutele concrete e riforme legislative strutturali. Confermiamo la nostra piena disponibilità ad avviare, a tutti i livelli, tavoli di confronto sulle politiche giovanili”.
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