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Tra price cap e spese per il carburante in discesa anche in Sicilia, Figisc avverte: “Così i piccoli gestori rischiano il default”

Tra price cap e spese per il carburante in discesa anche in Sicilia, Figisc avverte: “Così i piccoli gestori rischiano il default”
Immagine di repertorio da Imagoeconomica

Bruno Bearzi (Figisc) al QdS.it: “Chiediamo un prezzo agevolato su tutta la distribuzione, per aiutare tutti gli impianti e anche i piccoli gestori”

A partire da lunedì 28 settembre 2026, in Sicilia e in tutto il resto dell’Italia il prezzo di rifornimento all’Eni è su una base fissa, un Price cap tenuto ai 2.19 euro sul diesel e gli 1.99 euro al litro per la benzina e il diesel. Una manovra – quella di Eni – accolta con grande entusiasmo dal Governo nazionale e che taglia di circa di 17 centesimi i livelli medi dei giorni scorsi, seguita poi a distanza di breve tempo anche da IP e, proprio in queste ore, anche da Q8.

Una scelta che è stata naturalmente presa con grande entusiasmo anche e soprattutto dai consumatori, felici del sostegno da parte di alcuni tra i gestori che, con questa misura, almeno per i prossimi 30 giorni hanno garantito dei prezzi più bassi rispetto agli ultimi tempi, ma soprattutto fissi (nel caso di Eni). Tuttavia, a contrasto di questa misura – seppur solo in maniera parziale – c’è Figisc, la federazione dei gestori di impianti di benzina e aderente a Confcommercio. 

Nei giorni scorsi, infatti, la federazione di riferimento per il settore aveva esposto i propri dubbi sulla scelta di Eni, parlando di possibili alterazioni della competitività sul mercato dei rifornitori. Per conoscere i dettagli del parere di Figisc, il QdS.it ha discusso dell’argomento con Bruno Bearzi, presidente nazionale della federazione dei gestori di impianti di benzina.

Eni, IP e Q8 stabiliscono dei prezzi al ribasso sui carburanti

Sull’iniziativa, che inizialmente è stata lanciata da Eni, Bearzi (Figisc) sottolinea: “Noi siamo contenti che il prezzo sia sceso”. Poi, aggiunge: “Se il prezzo si abbassa siamo tutti felici e i consumatori non possono che apprezzare questa decisione, su questo non c’è discussione. Ma il 50% delle reti italiane non è delle compagnie e delle major petrolifere, ma soltanto delle piccole reti privati. Loro dunque – molto ridotte rispetto ai colossi del settore – non potranno mai avere un prezzo così basso”.

Il motivo lo aggiunge ancora Bearzi: “Mentre le major petrolifere sono reti consolidate e con tutta la filiera produttiva in mano propria, quindi con i tanti vantaggi competitivi che ne derivano, i piccoli retisti devono adeguarsi a quello che è il mercato e tenere il prezzo di listino, molto diverso da quello offerto attualmente da Eni e IP. Ecco perché, se questa misura dovesse durare per due o tre mesi, i piccoli gestori andrebbero in grossa difficoltà nel vendere il carburante, e questo causerà il default del sistema e la successiva chiusura degli impianti”.

Il caso IP e il collegamento con Esso: “Non sarà un Price cap come Eni, ma parliamo di allineamento”

“Oltre al price cap che Eni ha imposto ai suoi impianti da giorni, anche IP si sta allineando (e lo stesso vale per Q8 in queste ore)“, sottolinea Bruno Bearzi di Figisc. Proprio nel caso di IP, viene spiegato come il processo “è iniziato ieri 28 settembre, coinvolgendo qualche centinaio di impianti e, da oggi, dovrebbe iniziare su tutta la rete colorata”. E ancora, Bearzi specifica come quello di IP non sia “un price cap come Eni”, ma soltanto “un allineamento a seconda delle aree, in base alla competitività di una zona o l’altra”.

“A ciò si collega anche la rete Esso che, quando uscì dal mercato italiano, rimase in ogni caso di fornitura IP. Per questo motivo – spiega Biagio Bearzi – la stessa procedura coinvolgerà anche la rete di Esso”.

Le richieste del settore: “Competizione equa per non mettere in difficoltà i piccoli retisti”

Le richiesta della Figisc sono chiare e le evidenzia il presidente di Figisc Bruno Bearzi. “Noi chiediamo che si possa estendere questo price cap, o comunque avere un prezzo agevolato su tutta la distribuzione. In questo modo, ci sarebbe un prezzo abbastanza allineato ovunque, magari non estremamente similare da colmare il gap con i colossi del settore, ma quantomeno alzare il livello di competitività. Dobbiamo assolutamente evitare che i nostri piccoli gestori vadano in eccessiva difficoltà”, aggiunte il presidente, sottolineando come presto ci sarà un contatto con Eni e una successiva richiesta specifica al Governo nazionale.

Il caso di Linosa

Infine, a Bearzi – presente di Figisc, – chiediamo un parere sul caso di Linosa, dove – al prezzo di 3.25 euro al litro – si registra il carburante più caro d’Europa, secondo al mondo solo a Hong Kong. “Un tasso di 3.25 al litro può essere giustificato sia dalla logistica legata a questa Isola che dal punto di vista della popolazione residente (circa 400 gli abitanti). Il trasporto del prodotto ha un costo che probabilmente non viene compensato dai ricavi, quindi penso che quel prezzo, seppur alto, sia abbastanza giustificabile”, afferma Bruno Bearzi.

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