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Il sommerso soffoca la Sicilia: 13 miliardi fuori dall’economia regolare

Il sommerso soffoca la Sicilia: 13 miliardi fuori dall’economia regolare
Immagine di repertorio, foto di Roman Synkevych su Unsplash

L’economia sottorranea è una zavorra soprattutto per il Sud: nell’Isola, considerando il valore legato a dichiarazioni tributarie mendaci e a occupati non a norma, ha raggiunto quota 13 miliardi di euro

ROMA – Una vera e propria economia parallela, nascosta alle regole della trasparenza, ostacola anno dopo anno la crescita del Paese, sottraendo risorse ai servizi per la collettività e alimentando il debito pubblico. Quando si parla di economia sommersa, non si parla solo di occupati irregolari, ma di una realtà molto più complessa e articolata.

Nel 2023, in Italia, solo il volume economico generato da dichiarazioni fiscali mendaci e lavoro nero ha raggiunto quota 185,4 miliardi di euro, pari all’8,6% del Prodotto interno lordo. Un importo che sale ulteriormente, superando il 9% del Pil, se si considerano tutte le altre attività residuali che deliberatamente si sottraggono ai radar del fisco, come gli affitti in nero. In Italia, insomma, la situazione è allarmante: c’è un giro d’affari grande quasi un decimo del Pil nazionale che, pur generando un valore aggiunto, non dà alcun apporto alla spesa pubblica, traendo vantaggio dall’evasione fiscale e negando ai lavoratori le tutele della trasparenza contrattuale e le garanzie della contribuzione.

Economia sommersa, il divario tra Nord e Sud

Però, come spesso accade in presenza di fenomeni negativi che pesano sullo sviluppo del territorio, anche in tema di economia sommersa le cose al Sud vanno peggio che al Nord. Secondo i dati Istat, quella componente di valore aggiunto nascosta al fisco che si lega alle sottodichiarazioni e al lavoro irregolare (185,4 miliardi) è diffusa in maniera abbastanza omogenea su tutto il territorio nazionale, ma la sua incidenza è molto più accentuata nel Mezzogiorno.

In particolare, questo sommerso ha un impatto ridotto nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, dove ammonta rispettivamente al 6,7 e al 7,1% del Pil territoriale. Un peso economico che invece inizia a crescere nel Centro Italia, dove raggiunge il 9,1% del Pil, valore che già si spinge oltre la media nazionale dell’8,6%. Infine, l’evasione fiscale e il lavoro nero aumentano considerevolmente al Sud, dove equivalgono al 12,7% del Pil meridionale. In sostanza, nel Mezzogiorno italiano, il volume d’affari generato da sottodichiarazioni e occupazione irregolare ammonta a circa 60 miliardi di euro. Un valore molto alto che si riflette anche sulle singole realtà regionali.

Sicilia, oltre 13 miliardi di economia sommersa

A sforare la media italiana dell’8,6% del rapporto sommerso/Pil sono undici regioni italiane, tutte del Centro-Sud. La maglia nera, secondo l’elaborazione di QdS.it sui dati Istat, va divisa tra Campania (14,4% del Pil) e Calabria (14,2%). Segue la Puglia, dove il valore della quota di economia sommersa qui considerata è pari al 13,1% del Pil. La Sicilia riporta il quarto peggior dato del Paese, con un valore dell’economia sotterranea di oltre 13,2 miliardi di euro: nell’Isola, dunque, gira una ricchezza sotterranea, nascosta al fisco, tra sottodichiarazioni e lavoro nero pari al 12,4% del Prodotto interno lordo regionale.

Economia sommersa, la situazione nelle regioni del Nord

Nelle regioni del Nord, invece, il rapporto tra economia sommersa e Pil, a eccezione della Liguria, è inferiore all’8%. Tolte le province autonome di Trento e Bolzano, il dato regionale migliore d’Italia è quello della Lombardia dove, seppur con un’economia sotterranea cospicua (quasi 31 miliardi), l’incidenza sul Pil è del 6,2%. Un caso, quello lombardo, che, data la contrapposizione tra valore elevato e basso impatto sul Pil, rivela una singolare particolarità dell’economia sommersa nel nostro Paese.

Economia non osservata, il rapporto tra Nord e Mezzogiorno

Si tratta di una caratteristica su cui anche Bankitalia, in un recente rapporto sulla legalità economica, ha posto l’attenzione. Nello studio, oltre alle irregolarità del lavoro, veniva considerato anche il peso della criminalità organizzata, ma si notava comunque come quasi la metà dell’economia italiana non osservata si localizzi al Nord, mentre un terzo si trova nel Mezzogiorno. Se però questa economia viene rapportata al valore complessivo generato in ciascuna delle due aree, allora le posizioni si invertono, e l’incidenza appare appunto più marcata nella parte bassa del Paese.