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Scoperta maxi frode fiscale transnazionale, scatta l’operazione Hermes: indagini da Palermo a tutta l’UE

Scoperta maxi frode fiscale transnazionale, scatta l’operazione Hermes: indagini da Palermo a tutta l’UE

Austria, Germania, Italia, Portogallo, Spagna, Malta e non solo: perquisizioni e accertamenti a livello europeo

C’è anche l’ufficio di Palermo della Procura europea (EPPO) tra i tanti operativi nell’ambito della maxi operazione Hermes contro casi di frode carosello nel settore del commercio di prodotti elettronici e informatici su più Stati dell’Unione Europea. Sei misure cautelari (due in carcere domiciliati a Roma, uno ai domiciliari in provincia di Bergamo e tre con obbligo di dimora tra Salerno e Roma), otto gli indagati e tre imprese coinvolte nel decreto di sequestro preventivo di beni e denaro per un totale di circa 11 milioni di euro: questi i risultati del blitz.

L’indagine coordinata dagli uffici di Milano e Palermo della Procura europea è stata eseguita dal nucleo Polizia economico-finanziaria di Varese, assieme ai colleghi di Milano. Per tutti gli indagati sussiste il principio di presunzione d’innocenza fino a eventuale sentenza irrevocabile di condanna.

Frode fiscale nel commercio dei prodotti elettronici, coinvolta anche l’Italia nell’operazione Hermes

Secondo le prime risultanze investigative, sarebbero ben 93 le società coinvolte nella frode in Italia. Si tratta di attività operanti nelle province di Bergamo, Milano, Roma, Salerno, Como e Brescia. Si stima un volume di fatture false di oltre 450 milioni di euro tra il 2022 e il 2025.

L’operazione Hermes ha coinvolto gli uffici dell’EPPO a Madrid (Spagna), Porto (Portogallo), Milano e Palermo (Italia), Parigi (Francia), Graz (Austria), La Valletta (Malta), Bucarest (Romania), Rotterdam (Paesi Bassi), Francoforte (Germania) e Vilnius (Lituania). Prezioso anche il contributo dell’Europol e delle forze dell’ordine e delle Agenzie fiscali dei Paesi coinvolti nella frode. Per la parte italiana, sono stati effettuati anche sequestri di denaro depositato in banche svizzere.

Il meccanismo illecito

“Le frodi carosello – si legge nella nota divulgata dalla finanza sull’operazione Hermes – vengono realizzate sfruttando il regime di non imponibilità ai fini IVA previsto per le operazioni commerciali intracomunitarie, interponendo, in un’operazione tra imprese di Paesi diversi, un soggetto economico fittizio, la cosiddetta ‘cartiera’ (o società fantasma o missing trader), che acquista la merce dal fornitore comunitario senza l’applicazione dell’IVA per poi rivenderla a un’impresa nazionale (anch’essa coinvolta nella frode) con l’applicazione dell’IVA ordinaria italiana”.

In questa fase nasce la frode, poiché la società cartiera non vende la merce maggiorata del proprio utile e versando l’IVA incassata ma la vende sottocosto senza versare l’imposta allo Stato. Spesso – spiega ancora la finanza – le società fantasma, di norma gestite da prestanome, hanno vita breve (massimo due anni) e la loro attività viene poi fatta cessare e sostituita da quella di attività analoghe.

Questo tipo di frode permette di immettere sul mercato nazionale beni a prezzi molto concorrenziali ma senza versare le dovute imposte all’Erario. Una forma di “inquinamento dell’economia legale“, che operazioni come quella odierna permettono di smontare a tutela delle imprese e dei cittadini onesti.

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