L’Etna è una delle immagini più riconoscibili della Sicilia, ma anche una risorsa economica che coinvolge diversi settori, dal turismo all’agricoltura. Attorno al vulcano ruota una filiera che comprende ospitalità, ristorazione, escursioni, trasporti e produzioni legate al territorio. Ad oggi, non esiste una stima complessiva capace di quantificare il valore economico generato dall’insieme di queste attività.
Il territorio del Parco dell’Etna si estende per circa 59 mila ettari e comprende 20 Comuni alle pendici del vulcano. Un’area in cui le attività agricole e turistiche convivono con le esigenze di tutela ambientale e conservazione del patrimonio naturale. Dal 2013 l’Etna è inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Il sito riconosciuto dall’organizzazione comprende 19.237 ettari, mentre la relativa buffer zone si estende per altri 26.220 ettari. Un riconoscimento che ha contribuito a rafforzare la notorietà internazionale del vulcano.
Etna, il valore economico del territorio
A confermare la rilevanza economica del territorio è il presidente del Parco dell’Etna, Massimiliano Giammusso, che, ai nostri microfoni, sottolinea come, pur in assenza di una stima complessiva elaborata direttamente dall’ente, esistano studi che evidenziano le ricadute delle attività legate al vulcano.
“Ci sono degli studi elaborati da professionisti del settore e dall’università sul brand Etna che provano che tutte le attività connesse hanno una ricaduta economica importantissima. La presenza anche turistica nei venti comuni del Parco dell’Etna, soprattutto a seguito del riconoscimento di sito Unesco, è aumentata in maniera esponenziale anno per anno. Esiste anche uno studio della DMO Islands of Sicily, ma ce ne sono altri che chiariscono l’importanza di queste importanti percentuali di crescita”.
La crescita del turismo si riflette su un sistema che comprende le escursioni guidate, i servizi di accoglienza, la ristorazione e le strutture ricettive. Tra gli attori che contribuiscono alla fruizione del vulcano ci sono le guide vulcanologiche, che accompagnano i visitatori alla scoperta del territorio. “Il turismo non locale è sostanzialmente guidato e condotto proprio da questa abbondante presenza di guide che abbiamo sull’Etna. La tutela e la valorizzazione dei principali siti all’interno del territorio è esclusivamente dovuta alla presenza e all’attività realizzata in questi anni dal Parco dell’Etna“.
La Funivia dell’Etna rappresenta uno dei principali servizi turistici del versante sud. Ai Crateri Silvestri l’accesso è regolamentato con un biglietto di 5 euro. Il dato, tuttavia, non consente di ricostruire il valore economico complessivo dell’esperienza turistica: per farlo servirebbero anche informazioni sul numero degli ingressi e sulla spesa sostenuta dai visitatori per gli altri servizi.
Dall’agricoltura alle produzioni tipiche
Il valore del vulcano non si esaurisce nel turismo. Il territorio etneo è legato a produzioni agricole che hanno costruito una forte identità commerciale, dai vini all’olio, dal miele alla frutta. Un esempio è la viticoltura, con il territorio dell’Etna Doc strettamente legato alle caratteristiche pedoclimatiche del vulcano e alla conformazione dei terreni lavici. L’identità geografica rappresenta un elemento distintivo anche per altre produzioni agroalimentari, comprese quelle destinate a mercati lontani dalla Sicilia.
È un sistema economico articolato, nel quale il nome dell’Etna rappresenta un elemento di riconoscibilità e attrattività. Per quantificarne il valore complessivo occorrerebbe, tuttavia, mettere insieme dati relativi a comparti differenti, dalle attività turistiche alle produzioni agricole, considerando anche le ricadute sui Comuni del territorio.
Tutela ambientale, da dove arrivano le risorse
Accanto al valore economico, c’è la questione delle risorse necessarie per proteggere il territorio. Il Parco dell’Etna pubblica i propri documenti contabili, attraverso i quali è possibile ricostruire le risorse amministrate per la gestione dell’area protetta.
Il rendiconto dell’esercizio finanziario 2025 è stato approvato dal Consiglio dell’ente con deliberazione n. 14 del 25 giugno 2026. Per il 2026 è stato inoltre pubblicato il bilancio di previsione 2026-2028. A chiarire quali risorse vengano utilizzate per gli interventi di tutela è lo stesso presidente Giammusso, che spiega come una parte dei fondi destinati a queste attività derivi dalle sanzioni per le violazioni ambientali.
“Il Parco dell’Etna ha un suo bilancio, ci sono diverse opere, alcune sono vincolate. Essendo un ente abbiamo spese per il personale e costi correnti per la gestione. In merito alla tutela ambientale, in particolare, abbiamo delle somme che nascono dalle sanzioni comminate per le violazioni di carattere ambientale. Verosimilmente utilizziamo quelle. Il Parco si autofinanzia da questo punto di vista. Più precisamente non è solo il Parco ma anche il corpo forestale”.
Le somme raccolte attraverso le sanzioni sono state impiegate negli anni per affrontare le violazioni ambientali e urbanistiche, ma anche per attività di controllo e vigilanza e per interventi sulla sentieristica e sulla segnaletica. “Sono state utilizzate negli anni per procedere al superamento di questi abusi: per le attività di controllo, di vigilanza e di sanatoria, anche perché si tratta di violazioni di carattere ambientale ma in materia urbanistica. In questo momento la principale fonte di spesa è stata questa. In aggiunta, per tutto ciò che è connesso alla tutela ambientale, che può riguardare anche la sistemazione della sentieristica e la segnaletica, attività espressamente dirette alla tutela ambientale stessa e alla polizia”.
Per consultare le risorse amministrate dall’ente, il presidente rimanda alla documentazione contabile pubblicata: “C’è il bilancio ed è pubblico”. Sul fronte della promozione e della valorizzazione del territorio, Giammusso precisa che le attività attualmente realizzate non prevedono investimenti diretti da parte del Parco. Alla domanda sulla provenienza delle risorse economiche, risponde: “In questo momento dalla Regione Siciliana”.
Parco nazionale dell’Etna, la prospettiva delle nuove risorse
Un altro elemento da considerare riguarda il progetto di istituzione del Parco nazionale dell’Etna. Il disegno di legge all’esame del Senato prevede, all’articolo 10, una spesa di 3,5 milioni di euro annui per il funzionamento del nuovo ente. Il provvedimento stabilisce inoltre l’entrata in vigore della legge dal 1° gennaio 2027.
Si tratta di risorse previste dal disegno di legge, non di somme già trasferite o spese. L’eventuale passaggio alla gestione nazionale potrebbe modificare l’assetto organizzativo e le disponibilità finanziarie destinate all’area protetta.
“Oggi la Regione Siciliana – che per tanti anni ha affrontato difficoltà, anche contabili di risorse umane che sono ricadute pure sul Parco – e l’assessorato all’Ambiente stanno spendendo qui e ci hanno consentito di ripartire nell’ultimo anno. I parchi nazionali, in questo momento, hanno capacità superiori di spesa e di dotazione organica del personale. Un ulteriore fattore di vantaggio consentirebbe l’impiego dei carabinieri forestali, che sulle attività di polizia giudiziaria del territorio sono un ulteriore corpo specialistico in più – fermo restando l’ottimo lavoro che già fa il corpo forestale della Regione”.
Personale, strutture e sentieri: gli interventi del Parco
Tra le attività avviate negli ultimi mesi, il presidente indica il rafforzamento del personale, il recupero della funzionalità delle strutture e la ripresa delle collaborazioni istituzionali.
“Abbiamo fatto ripartire l’ente su tre direttrici. Per quanto riguarda il personale, stiamo recuperando le attività di performance dal 2023 con pienezza contabile. Abbiamo sbloccato le mobilità, faremo sei assunzioni, le progressioni del personale interno – avremo un nuovo funzionario e due nuovi istruttori – e alcuni finanziamenti relativi a interventi di ristrutturazione delle nostre sedi che torneranno a essere utilizzate per dare servizi agli utenti del Parco e che prevedono anche la ristrutturazione di alcuni punti base”.
Un altro fronte riguarda il miglioramento della fruizione dei sentieri e il consolidamento dei rapporti con le realtà che operano sull’Etna. In questo ambito si inserisce la convenzione con il collegio delle guide vulcanologiche, insieme alla ripresa delle collaborazioni con enti pubblici e associazioni private. “Abbiamo fatto alcune convenzioni importanti come quella con il collegio delle guide vulcanologiche che ci consentono una migliore fruizione della sentieristica del vulcano e da un punto di vista istituzionale abbiamo ripreso i rapporti di collaborazione con enti pubblici e associazioni private, che ci stanno dando una grande mano nel fare ripartire le attività. Anche sul fronte autorizzativo stiamo facendo progressi dato che una delle maggiori criticità era rappresentata dalle lungaggini burocratiche”.
Quanto vale davvero l’Etna?
Il quadro restituisce l’immagine di un territorio in cui tutela ambientale, turismo e attività produttive sono strettamente collegati. Da un lato, il vulcano alimenta un’economia che coinvolge diversi settori e i venti Comuni del Parco, dall’altro, la sua gestione richiede risorse per il personale, la vigilanza, la manutenzione e la conservazione del patrimonio naturale.
Resta quindi aperta la questione di come quantificare il valore complessivo del vulcano e confrontarlo con le risorse destinate alla sua conservazione. Un passaggio utile per comprendere non soltanto quanto l’Etna contribuisca all’economia siciliana, ma anche quali strumenti siano necessari per proteggere un patrimonio naturale da cui dipendono attività e comunità locali.
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