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Palermo, le condizioni dell’ex Provincia per il termovalorizzatore di Bellolampo: riflettori su emissioni e rifiuti pericolosi

Palermo, le condizioni dell’ex Provincia per il termovalorizzatore di Bellolampo: riflettori su emissioni e rifiuti pericolosi
Il rendering del termovalorizzatore di Palermo

Sono quarantasette le prescrizioni della Città Metropolitana per realizzare uno dei due impianti voluti dal governo Schifani per rivoluzionare la gestione della spazzatura in Sicilia

Favorevole, ma a patto di rispettare 47 prescrizioni. È la posizione della Città metropolitana di Palermo nei confronti del progetto per la realizzazione del termovalorizzatore nella zona di Bellolampo, uno dei due impianti con cui il governo Schifani ritiene di superare la precarietà del sistema di gestione dei rifiuti in Sicilia.

Il documento è stato da poco depositato nel fascicolo che racchiude le centinaia di atti che compongono la procedura di valutazione d’impatto ambientale alla commissione tecnica-specialistica. L’organismo è di recente finito nell’occhio del ciclone per l’indagine su Gaetano Armao, l’avvocato che l’ha presieduto fino a inizio agosto e su cui Schifani ha riposto profonda fiducia, al punto da volerlo come consulente personale.

L’iter di valutazione del termovalorizzatore è ancora lontano dal concludersi, nonostante le procedure accelerate per via dei poteri straordinari concessi dal governo Meloni a Schifani.

In ballo c’è un impianto che, al pari di quello previsto per la zona industriale di Catania, dovrebbe processare 300mila tonnellate di indifferenziata all’anno.

Nelle ultime settimane diversi rilievi sono stati fatti da più parti, non soltanto dal mondo ambientalista che sin dal principio ha criticato la scelta di investire 800 milioni di euro pubblici per la realizzazione di impianti che lavorano tramite sistemi di combustione della spazzatura.

Termovalorizzatore a Bellolampo (Palermo), le condizioni dell’ex Provincia

L’istruttoria negli uffici della Città Metropolitana è stata ripresa dopo che a metà settembre l’ufficio speciale per la valorizzazione energetica – struttura creata per affiancare il commissario straordinario – ha depositato nuovi documenti integrativi al progetto. Esaminati gli atti, è arrivato il semaforo verde ma il via libera è condizionato a una serie di indicazioni che dovranno essere rispettate sia nella fase di pianificazione dell’impianto che di gestione.

Perlopiù si tratta di osservazioni di natura strettamente tecnica, ma che danno il polso di come tra la pura volontà di realizzare i termovalorizzatori e la loro concreta costruzione c’è un lungo percorso da compiere.

“Il conferimento dei rifiuti deve avvenire nell’ambiente confinato posto in depressione per contenere l’insorgenza di emissioni maleodoranti e polveri nella fase di scarico”, si legge nella prima delle prescrizioni. Il documento specifica che l’indifferenziata che varcherà i cancelli dovrà essere sottoposta a procedura di “sorveglianza radiometrica” per poi essere stoccati, in attesa di essere processati, in un’area dotata di “sistemi di raccolta delle acque meteoriche, di sistemi di abbattimento di eventuali polveri diffuse generate nelle movimentazioni e di appositi teli amovibili nel caso di eventi meteorici eccezionali”.

Più volte nel parere si richiama il rispetto dei limiti quantitativi di rifiuti che potranno entrare nell’impianto ogni giorno. E soprattutto la necessità di evitare cause di inquinamento. Tale riflessione poggia anche sulla consapevolezza di come a Bellolampo, dove si trova la grandissima discarica pubblica a servizio del Comune di Palermo e dell’hinterland, la situazione ambientale sia già compromessa.

“La movimentazione e lo stoccaggio dei rifiuti deve avvenire in modo che sia evitata ogni contaminazione del suolo e dei corpi ricettori superficiali o profondi; devono inoltre essere adottate tutte le cautele per impedire la formazione di prodotti infiammabili e lo sviluppo di notevoli quantità di calore tali da ingenerare pericolo per l’impianto, strutture e addetti”.

Viene concesso, inoltre, un periodo massimo di 48 ore per la tenuta in giacenza dei rifiuti, prima che gli stessi vengano sottoposti a una delle operazioni autorizzate.

Accertamenti sulla non pericolosità

Il termovalorizzatore dovrà processare rifiuti esclusivamente non pericolosi. Sul punto la Città Metropolitana specifica che “il gestore deve accertarsi che la caratterizzazione del rifiuto in ingresso e l’attestazione della non pericolosità siano effettuate per tutti i rifiuti in ingresso, e devono essere accompagnate dalla ‘scheda descrittiva del rifiuto‘ per caratterizzazione di base, che dovrà certificare la presenza o l’assenza di sostanze pericolose mediante idonea procedura gestionale, sulla base della provenienza ciclo produttivo”.

Allo stesso sarà necessario verificare che nel termovalorizzatore finiscano rifiuti che prima abbiano ricevuto l’adeguato trattamento previsto dalla normativa, ovvero il passaggio dagli impianti di trattamento meccanico-biologico. “Il rifiuto non conforme rinvenuto presso l’impianto deve essere gestito con idonea procedura finalizzata ad evitare rischi o compromissioni ambientali e ad assicurare il corretto smaltimento”, si legge.

Report annuali

La Città metropolitana chiede anche che il gestore del futuro impianto produca con cadenza annuale un documenti contenente dati di diverso tipo: dai risultati delle caratterizzazioni merceologiche dei rifiuti urbani ai quantitativi complessivi di rifiuti conferiti specifici per ciascun codice Eer e bacino di provenienza, dalla verifica del rispetto dei limiti quantitativi al tipo di smaltimento dei rifiuti prodotti nelle operazioni interne all’impianto, passando per l’energia elettrica prodotta, i consumi di materie prime e, più in generale, le prestazioni ambientali del termovalorizzatore stesso.

Una relazione, infine, dovrà essere dedicata alla gestione del percolato.