L’Unione europea ha autorizzato il nostro Paese a effettuare uno scostamento di ventinove miliardi di euro di debito, di cui una metà destinate all’acquisto di armi (!) e l’altra metà a fronteggiare l’aumento dei prezzi dell’energia, soprattutto di quella elettrica e del gas. Ciò perché il Governo ha già provveduto a mettere il price cap sui prezzi di vendita dei carburanti, fissando la benzina a 1,99 euro e il gasolio a 2,19.
Il Governo ha esultato per questa concessione, ma non ha comunicato ai cittadini che si tratta di fare ulteriore debito, che poi le future generazioni dovranno pagare. Quindi, non ci sarebbe motivo di esultazione, bensì bisognerebbe, in maniera molto discreta, comunicare che si tratta di un caso di forza maggiore e che aumenta il vistoso debito del nostro Paese, il quale ha raggiunto l’incredibile soglia del 137,5 per cento del rapporto debito-Pil (dati di dicembre 2025). Bisogna aggiungere che nel 2026 quella percentuale è aumentata di oltre un punto.
Debito pubblico italiano e aumento dei prezzi dell’energia
I due parametri che hanno indotto il Governo a chiedere l’aumento del debito, riguardanti l’acquisto delle armi e l’energia, costituiscono due grandi problemi dell’Italia, che potrebbero in parte essere evitati.
Eliminiamo subito l’argomento armi perché non c’è chi non veda che oggi comprare armi è un comportamento irresponsabile, a prescindere che esse vadano in aiuto all’ormai decotta Ucraina ovvero per rimpolpare un pochino l’armamento italiano. Ciò perché è a tutti noto che la difesa dei nostri confini non potrebbe mai essere effettuata dal nostro sistema complessivo delle diverse branche (esercito, marina, aviazione, eccetera).
Dunque, prima di pensare a rinforzare tale sistema, bisognerebbe spingere l’Europa a crearsi un sistema centralizzato di difesa, che mettesse a regime i ventisette sistemi, i quali, organizzati integralmente, potrebbero diventare efficaci e probabilmente non avrebbero bisogno di ulteriori spese.
Nella materia incombe un’altra tegola e cioè il fatto che Donald Trump ha chiesto perentoriamente alla Nato – di cui il suo Paese è leader – di “imporre” ai propri trentadue associati di finanziare l’Organizzazione con importi pari al cinque per cento del Pil. Se così facesse, l’Italia andrebbe in fallimento.
Inflazione e rincari dell’energia: le conseguenze per l’Italia
E veniamo all’altro elemento dolente, cioè quello dell’energia, che ha provocato l’inflazione, conseguente all’aumento dei prezzi di tutti i beni di consumo, ma anche dei beni durevoli.
Il fenomeno dell’inflazione, noto a tutti i macroeconomisti, non è conseguenza diretta dell’aumento dei prezzi all’origine, bensì alla speculazione che a ogni passaggio di beni e servizi agisce aumentandone i prezzi.
È molto difficile colpire tale speculazione. Tuttavia, il Governo potrebbe, in un momento di grande difficoltà, imporre dei tetti ai prezzi di tutti i beni durevoli, ma anche agli altri. è vero che in un libero mercato questa manovra sarebbe molto sgradita, ma, quando ci vuole, bisogna farlo. Però non si farà nulla di simile.
Che l’energia a monte sia aumentata è risaputo in quanto l’offerta del prodotto è fortemente diminuita, in conseguenza della chiusura dei tubi russi.
Sanzioni alla Russia e crisi energetica europea
Una vera iattura quella decisione dell’Ue: imporre questa sanzione alla Russia. Poteva sequestrare le masse finanziarie depositate nelle banche europee, poteva applicare altre sanzioni, ma avere chiuso i tubi russi di energia è stato un gravissimo autogoal, che ancora non viene riparato. È ovvio che non sappiamo quale sarebbe stato il comportamento della Russia se l’Ue avesse bloccato tutto tranne i tubi.
Debito pubblico, tagli alla spesa e responsabilità del Governo
Dunque, aumento del debito pubblico. Perché? Perché il Governo diminuisce le entrate, agendo sull’Iva dei prodotti energetici e in parte sulle accise. Ma diminuendo le entrate il debito aumenta se le spese rimangono allo stesso livello. Però il Governo avrebbe la leva di tagliare cinquanta miliardi di spesa corrente cattiva, perciò inutile, che vive per alimentare la cultura del favore e gli intrallazzi che ci sono fra imprese inqualificabili e burocrazia. Da quest’orecchio, però, il Governo non ci sente perché perderebbe consensi e l’informazione dei diversi media.
“Così è se vi pare”. E se non vi pare, pazienza, tanto a pagare saranno i nostri figli.

