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Corruzione alla Regione, Armao al gip: “Non erano tangenti ma prestiti a Matta o consulenze”

Corruzione alla Regione, Armao al gip: “Non erano tangenti ma prestiti a Matta o consulenze”
Gaetano Armao. Foto di Giuliano Del Gatto da Imagoeconomica

L’ex vicepresidente della Regione non ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari ma ha reso dichiarazioni spontanee

“Non erano tangenti ma prestiti di poche migliaia di euro dell’avvocato Matta o soldi che mi erano dovuti per consulenze professionali”. Gaetano Armao risponde così al giudice per le indagini preliminari di Palermo nell’interrogatorio preventivo.

La procura ha chiesto per l’ex vicepresidente della Regione l’arresto per corruzione. L’avvocato non ha risposto alle domande del gip ma ha reso dichiarazioni spontanee.

La difesa dell’avvocato Gaetano Armao, ha presentato anche una memoria ed ha eccepito, “per ora a livello sommario” la “inutilizzabilità delle intercettazioni”, in particolare su qualche frase “che non sembrerebbe fedele alle trascrizioni della Polizia. Frasi di rilevanza”.

Lo ha detto l’avvocato Giovanni Rizzuti che difende Armao. “Il mio cliente ha ribadito che con l’avvocato Pierluigi Matta (anche lui indagato ndr) c’è un rapporto quarantennale. E ha ribadito che in talune occasioni ci sono stati dei prestiti dell’amico Matta per delle esigenze economiche impellenti. Prestiti in contanti, per esigenze impellenti dell’avvocato Armao. Altro che mazzette. E altri erano soldi provenienti da incarichi professionali”.

Rizzuti dice che sui soldi ricevuti “non c’è nessun mistero”. “Se uno riceve i soldi in contanti allo studio o la porta aperta, con la segretaria”.

Armao: “Ho gestito bilanci regionali per 250 miliardi, mai una virgola fuori posto”

“Negli anni, da assessore all’Economia della Regione siciliana, ho gestito bilanci regionali per 250 miliardi di euro, senza mai una virgola fuori posto…”. A dirlo, parlando con i giornalisti prima dell’interrogatorio preventivo, è stato l’avvocato Gaetano Armao. Poi ha ricordato, con una battuta, che nel passato è stato sottoposto per cinque volte a indagini della procura del capoluogo siciliano. “E sono sempre stato assolto o prosciolto. Finora siamo a cinque per me e zero per la Procura…”.

Sull’orologio a pendolo nel quale nascondeva i soldi, come emerge dalle videocamere installate dalla polizia, Armao spiega: “Nessun mistero, lì conservavo i soldi in contanti, ogni famiglia ha dei luoghi riservati”.

“Falso ciò che sostiene la procura”

In precedenza, questa mattina, Armao aveva detto poche parole. Dopo aver ringraziato i cronisti e augurato “buon lavoro”, l’ex presidente della Commissione tecnica specialistica (Cts) e consigliere giuridico del governatore Renato Schifani, si è limitato a dire che “le cose non stanno certamente come le prospetta la procura”.

Matta rende dichiarazioni spontanee al Gip

Si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha reso dichiarazioni spontanee, invece, l’avvocato Pierluigi Matta, anch’egli indagato nella stessa inchiesta.

La difesa ha depositato una memoria. “L’avvocato Matta e Armao si conoscono da 40 anni. Sono colleghi e Matta lo ha assistito in diverse procedure esecutive che lo riguardano, quindi ne conosce l’esposizione debitoria”, ha detto il legale dell’indagato, l’avvocato Giovanni Di Benedetto parlando con la stampa. Per entrambi i Pm avevano chiesto la custodia cautelare in carcere, ma, avendo Matta compiuto settant’anni, l’istanza è stata modificata in arresti domiciliari.

“Nessuna corrispondenza tra trascrizioni e audio originali”

I legali dell’avvocato inoltre hanno contestato la veridicità delle intercettazioni sostenendo che non ci sarebbe corrispondenza tra le trascrizioni e gli audio originali e che la parola “Gaetano” non sarebbe stata pronunciata almeno in due occasioni. Nelle dichiarazione spontanee Marta ha respinto tutte le accuse.

Nel corso della giornata, è stato ascoltato per oltre tre ore, anche Il deputato dell’Mpa Giuseppe Lombardo in silenzio stampa dal momento dell’apertura dell’inchiesta: dovrebbe parlare agli inquirenti.

“Non c’è stato l’intervento dell’onorevole Giuseppe Lombardo in Commissione sanità, abbiamo documentato che nella seduta della Commissione sanità in cui furono presentati, discussi e decisi gli emendamenti, egli era assente”. A dirlo, prima di lasciare il tribunale, è stato l’avvocato Vincenzo Maiello che, con l’avvocato Maria Licata, difende il deputato regionale.

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