“Il controllo delle fonti energetiche significa il controllo del futuro” è la celebre frase pronunciata da Barack Obama davanti al Congresso degli Stati Uniti, il 24 febbraio del 2009. Ma ogni grande trasformazione energetica ha comportato una serie di innovazioni degli assetti giuridici e istituzionali. Il carbone ha accompagnato la nascita dell’ordinamento liberale e della grande industria. Petrolio ed elettricità hanno segnato la stagione dello Stato sociale, con la nazionalizzazione elettrica e la nascita dell’Enel nel 1962, tra le scelte più significative della storia repubblicana. L’Unione europea, nata come Comunità europea del carbone e dell’acciaio, vide tra gli ideatori i padri fondatori dell’Europa unita: Robert Schuman, Jean Monet, Konrad Adenauer e il nostro Alcide De Gasperi.
La Ceca, istituita con il trattato di Parigi del 18 aprile 1951, venne istituita con il duplice scopo di garantire una pace duratura in Europa e accelerare la ricostruzione economica, mettendo in comune le materie prime dell’industria bellica e pesante. Il carbone e l’acciaio erano risorse indispensabili per la produzione di armamenti e mettere queste materie sotto il controllo di un’Alta Autorità sovranazionale indipendente rispondeva allo scopo di evitare che gli Stati potessero riarmarsi in segreto. Nella visione dell’epoca, l’obiettivo era rendere una nuova guerra tra Francia e Germania “non solo impensabile, ma materialmente impossibile”.
Transizione energetica in Italia: dalle fonti fossili alle rinnovabili e al nucleare
Oggigiorno la transizione energetica verso le rinnovabili e il nucleare pulito impone un passaggio di portata epocale. L’Italia risulta tra gli Stati europei più esposti alle crisi delle materie prime fossili, importando circa il 75% del proprio fabbisogno energetico netto. Secondo le analisi di Bankitalia l’impennata del prezzo dell’energia ha colpito 4 imprese su 5. La recente legge delega sul nucleare sostenibile (l. 29 settembre 2026, n.169) riapre ufficialmente le porte alla produzione del nucleare in Italia. Il nuovo provvedimento inserisce il nucleare nel mix energetico nazionale per accelerare la decarbonizzazione e mitigare i cambiamenti climatici, in sinergia con le fonti rinnovabili. L’obiettivo è ridurre la dipendenza delle importazioni di combustibili fossili dall’estero, per aumentare la resilienza del sistema energetico nazionale e far fronte alle tensioni geopolitiche e alle fluttuazioni dei mercati globali. Si punta ad abbattere i costi delle bollette nel lungo periodo per famiglie e imprese.
La legge prevede una semplificazione dei processi autorizzativi con l’introduzione di un titolo abilitativo unico rilasciato dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Decidere chi controlla l’energia, come e dove la si produce, a chi vanno benefici e costi, significa distribuire potere e quindi interrogare il diritto. È il filo rosso dell’incontro “Energia e diritto” di HEYSUN – New Energies for the future, che si è tenuto il 1° ottobre 2026 a Catania.
Energia e Costituzione: tutela dell’ambiente e responsabilità intergenerazionale
La prima chiave di lettura è costituzionale. La legge n. 1 del 2022 ha inserito tra i principi fondamentali la tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. Ha, inoltre, riscritto l’articolo 41: l’iniziativa economica privata non può svolgersi in danno di salute, ambiente, sicurezza e dignità umana, la legge determina i programmi opportuni per orientarla a fini sociali e ambientali. Entra così in Costituzione un soggetto che non vota e non ha voce, le generazioni che verranno. La responsabilità intergenerazionale diventa parametro della legislazione, con la politica energetica come primo banco di prova. Nessun diritto può essere “tiranno”, come scrive la Corte costituzionale serve un bilanciamento ragionevole e proporzionato, e rispetto al tema energia la tensione è particolarmente acuta. Un impianto eolico o fotovoltaico tutela il clima, ma incide su paesaggio e territorio che ricevono protezione costituzionale. La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e storico della Nazione (art. 9). È l’ambiente vs l’ambiente, una contesa che il diritto non può eliminare ma deve provare a governare con procedure trasparenti e criteri ragionevoli.
Unione europea, Stato e Regioni: le regole per la transizione energetica
La seconda chiave riguarda l’intreccio tra Unione europea, Stato, Regioni ed enti locali. Il Trattato dedica all’energia una base giuridica specifica, la normativa sul clima fissa la neutralità climatica al 2050 e le direttive più recenti qualificano gli impianti rinnovabili come di interesse pubblico prevalente. Sul piano interno, produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia sono materia di legislazione concorrente. La Corte costituzionale ha ribadito che le Regioni, pur centrali nell’individuazione delle aree idonee, non possono introdurre divieti generalizzati che vanifichino gli obiettivi nazionali ed europei. Anche il fattore tempo assume particolare rilievo. Un procedimento autorizzativo che dura anni contrasta con il canone di buon andamento dell’azione amministrativa. Snellimento procedurale e certezza dei tempi sono quindi condizioni necessarie della transizione energetica.
Sicilia, energia e geopolitica: il ruolo strategico del Mediterraneo
La terza chiave è geopolitica e sociale. L’energia è strettamente correlata alla politica estera: la crisi seguita all’aggressione russa all’Ucraina ha mostrato che la sicurezza degli approvvigionamenti è una componente della sicurezza nazionale. In questo scenario, ancor più a seguito delle tensioni sullo Stretto di Hormuz, la Sicilia costituisce un territorio cerniera, per irraggiamento solare, vento, posizione geografica e interconnessioni con il continente e con la sponda sud del Mediterraneo. La cooperazione energetica con l’Africa può fare del Mezzogiorno un protagonista e non un semplice luogo di transito, a condizione di un quadro normativo chiaro e stabile. La certezza regolatoria è un fattore di attrattività degli investimenti e il maggiore incentivo per chi vuole investire.
Comunità energetiche rinnovabili e lotta alla povertà energetica
Sul versante sociale, le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) sono forse la novità giuridica più interessante degli ultimi anni. Cittadini, piccole imprese, enti locali ed enti del terzo settore si associano per produrre e condividere energia. Una “democrazia energetica”, fondata sul principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale, può aiutare a contrastare la povertà energetica, dando attuazione al compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli all’eguaglianza sostanziale. In Italia, l’incapacità energetica si traduce nella privazione di servizi essenziali, quali riscaldamento, raffreddamento, illuminazione e alimentazione di elettrodomestici per milioni di persone. Per essere accettata, la transizione deve essere giusta: non può scaricare i costi sui più deboli, né sui territori più fragili. Proprio l’Università rappresenta il luogo naturale per far dialogare il giurista con ingegneri, economisti e scienziati del clima e costruire il diritto dell’energia dei prossimi decenni.
Ida Angela Nicotra
Presidente della Scuola superiore di Catania e ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Catania

