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Caro carburanti, il viceministro Rixi al QdS.it: “Le accise sono palliativi”. E sul Ponte: “Risolverebbe metà dei problemi della Sicilia”

Caro carburanti, il viceministro Rixi al QdS.it: “Le accise sono palliativi”. E sul Ponte: “Risolverebbe metà dei problemi della Sicilia”
Edoardo Rixi

Dopo il Consiglio dei ministri di ieri, che ha approvato il pacchetto per l’autotrasporto, il QdS ha sentito in esclusiva il viceministro alle Infrastrutture: “Regime Ets colpisce pesantamente la Sicilia. Vi spiego perché”

Continua l’autunno caldo dei trasporti in Italia e in Sicilia. Nella giornata di ieri, il consiglio dei ministri ha approvato le diverse misure decise a tavolino tra i sindacati degli autotrasportatori, che in tutta la Sicilia hanno ritirato le proteste, e il Mit. Misure che sono una boccata d’ossigeno per il settore e non un intervento risolutivo. Sull’argomento abbiamo raggiunto il viceministro dei trasporti, Edoardo Rixi.

⁠Ministro, nonostante l’accordo raggiunto a Milano nei due tavoli di lavoro con le sigle sindacali nazionali e con gli autonomi, l’intervento del Viminale con i controlli e le sanzioni, continuano le proteste. è chiaro un malessere della categoria che poi è specchio del malessere dei cittadini a causa del caro-benzina e del caro vita. Qual è la direzione del Ministero in tal senso?
“Il Ministero ha scelto di ascoltare le istanze del settore, mettendo in campo tutte le risorse disponibili per dare risposte concrete alle imprese. Abbiamo introdotto un pacchetto organico di misure per sostenere i settori più esposti all’aumento dei costi dei carburanti, rafforzare la liquidità delle imprese e modernizzare il sistema dell’autotrasporto. Viene rafforzato il credito d’imposta per l’acquisto di gasolio, con un intervento complessivo quantificato in circa 105 milioni di euro per il 2026. Sono già partite le procedure di pagamento per le prime duemila imprese, che riceveranno i crediti dalla prossima settimana. Complessivamente, saranno 32mila le aziende che beneficeranno di questi aiuti. Abbiamo inoltre introdotto due misure importanti: la sospensione per sette mesi delle rate di leasing e la possibilità di trasferire anche sul committente il maggior costo del gasolio. Un intervento particolarmente rilevante per il Mezzogiorno, dove spesso mancano contratti scritti e gli autotrasportatori rischiano di sostenere da soli l’intero peso degli aumenti. Tutto il Paese è in difficoltà, anche a causa di scelte europee sbagliate. Penso al regime Ets, che penalizza pesantemente l’autotrasporto siciliano: essendo un’isola, la Sicilia deve far transitare via mare le merci, caricandosi costi aggiuntivi legati a una tassa europea che, in una fase segnata da due guerre e dall’impennata dei prezzi dei carburanti, contribuisce ad alimentare ulteriormente i rincari. Da novembre procederemo con i pagamenti del Sea Modal Shift a cui destineremo altri 50 milioni anche per la prossima annualità. Senza un cambio di rotta dell’Europa saremo il continente con i carburanti più cari al mondo. Ne abbiamo parlato in Consiglio dei ministri. L’Italia, insieme a numerosi Paesi del Mediterraneo, chiede un’inversione di tendenza con scelte concrete, non misure che penalizzano imprese, trasporti e cittadini.”.

⁠Gli accordi raggiunti rappresentano delle boccate di ossigeno per il comparto ma non delle misure strutturali. Quali sono le soluzioni per un intervento che faccia diminuire stabilmente i prezzi dei carburanti? Ritiene che possa tornare utile acquistare il gas russo?
“Ritengo sia necessario acquistare gas e idrocarburi ovunque siano disponibili. Il Governo cerca di dare risposte a tutti, pur disponendo di risorse limitate, ma non possiamo tollerare oltre i blocchi alla circolazione. A pagarne il prezzo rischia di essere soprattutto il comparto ortofrutticolo siciliano, con il pericolo che la grande distribuzione europea scelga di acquistare i prodotti non più dal Sud Italia, ma da Paesi terzi. In Sicilia i blocchi sono stati rimossi, ma restano criticità: se non viene garantito il libero transito ovunque, le merci rischiano di non raggiungere i mercati di destinazione. Le conseguenze economiche possono diventare enormi e nessuno sarà in grado di farsene carico. A tutti piacerebbe avere il gasolio a 1,30 euro al litro. Per anni ci è stato raccontato che, dal 2030 in avanti, i camion avrebbero viaggiato con benzine alternative. Nel frattempo, però, l’Europa ha trascurato il ruolo dei carburanti tradizionali, senza sviluppare una capacità produttiva adeguata alla domanda. Oggi ne produciamo troppo poco rispetto alle nostre esigenze e questo contribuisce a mantenere elevati i prezzi. Dobbiamo tornare a difendere la filiera produttiva e garantire condizioni sostenibili a chi trasporta le merci. Altrimenti, le conseguenze ricadranno sull’intera logistica nazionale, con effetti particolarmente pesanti per il Mezzogiorno”.

Per un abbassamento dei prezzi del carburante si guarda ad un’azione più dura dall’Europa?
“Alcune compagnie petrolifere stanno rinunciando a dei profitti per aver messo un price cap. Mettere un tetto su tutto si può fare solo se c’è una volontà a livello europeo perché altrimenti i carburanti invece che arrivare nel nostro Paese, vanno a finire là dove vengono pagati di più. Se c’è un mercato unico sul tema dei carburanti, c’è anche bisogno che ci sia una politica unica. L’Europa deve fare la sua parte: intervenire sui produttori europei di idrocarburi affinché vendano sul mercato continentale a prezzi calmierati. Sul price cap è già stata assunta una direzione, ora servono misure concrete per proteggere imprese e autotrasportatori dal caro carburanti.”.

Il Governo ha provato ad abbassare i costi inizialmente con un blocco alle accise e poi con le accise mobili…
“Parliamo di palliativi. Sono misure che possono funzionare nel breve periodo, ma non rappresentano una soluzione se le crisi diventano strutturali. Il Governo non può spendere un miliardo di euro al mese per calmierare i carburanti senza sottrarre risorse essenziali a servizi come la sanità e la scuola. Non è una questione di volontà, ma di disponibilità finanziarie: non stampiamo più moneta e dobbiamo fare i conti con risorse limitate. Siamo i primi a volere prezzi più bassi alla pompa. Lo dimostra anche il fatto che siamo riusciti a convincere aziende come Eni a introdurre un price cap sui carburanti per gli utenti, rinunciando a una parte dei propri utili”.

La critica mossa al Governo riguarda anche i ricavi dell’Iva legata agli extra costi del carburante…
“Le entrate derivanti dall’Iva vengono interamente restituite attraverso gli incentivi, che possiamo finanziare proprio grazie a queste risorse. Interverremo anche sul fronte delle accise mobili. Ma il margine di manovra è molto limitato: è impensabile che l’Europa possa compensare integralmente gli effetti di due guerre in aree che, complessivamente, interessano oltre il 50% dell’offerta mondiale di idrocarburi. Abbiamo diversificato gli approvvigionamenti, ma il prezzo del greggio sui mercati internazionali resta altissimo. Per questo dobbiamo agire anche a livello europeo, eliminando i costi che gravano sulle importazioni e sul consumo dei carburanti. In particolare, superare l’Ets applicato al trasporto marittimo potrebbe consentire di ridurre i costi del gasolio in Europa di circa il 20%, dando un sollievo concreto a imprese e cittadini.”.

⁠Ponte sullo stretto: con la richiesta della Procura di Roma di acquisire gli atti inviati alla Corte dei Conti dal Mit, dal Cip/Cipess e dalla società Stretto di Messina, l’opera rischia di subire ulteriori rallentamenti? è preoccupato per l’esito di questa nuova richiesta?
“Si tratta di un’indagine in corso, sulla quale è giusto non esprimere giudizi. È evidente che questa vicenda non agevola il confronto con gli altri organi dello Stato, ma noi ci siamo messi a disposizione degli inquirenti affinché possano acquisire tutta la documentazione necessaria e avere un quadro chiaro della situazione. Non abbiamo nulla da nascondere: anzi, più le persone conoscono il lavoro che stiamo portando avanti, meglio è. Con il Ponte sullo Stretto, il sistema dei trasporti siciliano potrebbe risolvere la metà dei problemi che oggi deve affrontare”.

Le recenti eruzioni dell’Etna hanno messo in luce tutte le criticità di infrastrutture fragili che non sono attualmente in grado di supportare il trasporto siciliano. Quali le intenzioni del Ministero? Avete in mente di predisporre una linea ferroviaria più veloce che colleghi Catania a Roma per ovviare alle inefficienze di un aeroporto ai piedi del vulcano?
“Senza il Ponte non potrà mai esistere un collegamento ferroviario ad alta velocità realmente competitivo tra Catania e Roma. Oggi i treni impiegano ore ed ore per attraversare lo Stretto: con il Ponte supereremmo questo ostacolo e renderemmo finalmente possibile una connessione ferroviaria efficiente tra la Sicilia e il resto del Paese. Il ministro Matteo Salvini crede fortemente in quest’opera e sta lavorando per portarla a compimento. Noi vogliamo realizzarla, ma se continuano a impedirci di farlo diventa difficile dare risposte concrete ai cittadini. Il Ponte significherebbe anche ridurre la dipendenza dal trasporto aereo. Garantiamo la continuità territoriale, ma durante la stagione estiva le tariffe dei voli da e per la Sicilia raggiungono costi insostenibili. A questo si aggiungono le criticità naturali legate all’Etna e il fatto che, per raggiungere il continente in tempi ragionevoli, oggi molti siciliani non abbiano alternative al trasporto aereo. Nel frattempo stiamo investendo in modo significativo sulla rete ferroviaria dell’isola. Sono in corso i cantieri per potenziare i collegamenti ad alta capacità e velocità tra Palermo, Catania e Messina. Abbiamo investito quasi 18 miliardi di euro sulle ferrovie siciliane, ma è evidente che, senza il collegamento con il continente, rischiamo di non valorizzare pienamente un investimento di queste dimensioni, privando i siciliani di una parte fondamentale dei benefici attesi. Anche sulla rete stradale nazionale abbiamo proseguito gli investimenti. Diversa è la situazione delle autostrade gestite dal Consorzio per le Autostrade Siciliane, che fa capo alla Regione. Con l’amministrazione regionale stiamo lavorando per affrontare le criticità di queste tratte, sulle quali non possiamo intervenire direttamente. Ci siamo comunque messi a disposizione, consapevoli delle difficoltà anche finanziarie del Cas e della necessità di realizzare interventi che, da solo, fatica a sostenere. La nostra attenzione per la Sicilia è massima e, dove abbiamo avuto la possibilità di intervenire, lo abbiamo fatto stanziando effettivamente fondi per oltre 27 miliardi di euro. Ma per realizzare le infrastrutture necessarie servono collaborazione e capacità di superare gli ostacoli. Se gli interventi vengono bloccati o manca la volontà di portarli avanti, diventa difficile garantire ai siciliani le infrastrutture che meritano.”.

Nei giorni scorsi l’onorevole Manlio Messina ha presentato la sua compagnia, Etna Sky, che promette costi molto competitivi rispetto al mercato attuale in Sicilia. Come vede l’iniziativa del collega di maggioranza?
“Tutto ciò che contribuisce a rafforzare i collegamenti aerei con la Sicilia e a garantire tariffe accessibili ai cittadini è positivo. Resta però da capire se, nel medio-lungo periodo, le compagnie riusciranno a sostenere i costi operativi, a partire da quelli del jet fuel in continua crescita. Operiamo in un mercato globale, condizionato da dinamiche internazionali difficili da prevedere, anche alla luce delle tensioni nell’area del Golfo Persico, da cui provengono importanti approvvigionamenti energetici. Sono contento quando nascono nuove compagnie in grado di aumentare i collegamenti e la connettività dell’isola. Allo stesso tempo, da membro del Governo, sono preoccupato per il rischio che la Sicilia continui a dipendere quasi esclusivamente dal trasporto aereo e navale per i collegamenti con il continente. Senza alternative efficienti e competitive, sarà difficile migliorare in maniera strutturale i servizi per cittadini e imprese. La Sicilia ha bisogno di collegamenti stabili, accessibili e competitivi, che non siano esposti alle sole dinamiche del mercato. Perché la continuità territoriale non può restare soltanto un principio sulla carta, ma deve diventare un diritto concreto per chi vive e lavora in una delle isole più belle e ricche del Mediterraneo”.

Crediti di imposta e contributi a fondo perduto. Ma le opposizioni accusano: “Misure in ritardo”

“Non sono promesse quelle che sono state firmate, sono risorse che già stanno arrivando al comparto”. Il videomessaggio con cui la premier Giorgia Meloni ha illustrato, dopo il Consiglio dei ministri di ieri, l’accordo firmato dal Governo con le associazioni dell’autotrasporto parte da qui. Il Ministero dei Trasporti ha già cominciato a pagare e nei prossimi giorni le imprese riceveranno l’acconto sul credito d’imposta per il gasolio da marzo ad agosto 2026, coperto per intero: “I controlli si faranno dopo, perché chi lavora non può restare fermo ad aspettare la burocrazia”.

Da novembre si sbloccano i pagamenti arretrati per il trasporto via mare, mentre il credito d’imposta per settembre-ottobre 2026 viene rifinanziato con 106 milioni in più rispetto ai 434 già stanziati. Le imprese avranno tempo fino al 31 marzo 2027 per utilizzare i crediti. Il decreto approvato ieri completa l’intesa con la possibilità di spostare in avanti i canoni di leasing e con l’adeguamento al costo del carburante dei contratti meno tutelati. Sul leasing entra nel dettaglio il viceministro Edoardo Rixi: per le aziende medio-piccole, escluse dal credito riservato ai mezzi da Euro 5 in su, c’è “la possibilità di sospendere per sette mesi i leasing sugli automezzi per recuperare liquidità”.

Con il ministro Lollobrigida, il Governo stanzia inoltre 60 milioni di contributo a fondo perduto sul gasolio agricolo, che “nei fatti si tradurrà in uno sconto fino a 45 centesimi al litro, per oltre 120 milioni di litri”, e 10 milioni per la pesca. Secondo la nota del Masaf, il contributo copre il 20% della spesa per carburante agricolo dal 1° giugno al 15 ottobre 2026 e il 10% per la pesca. Agea definirà modalità e termini entro cinque giorni dall’entrata in vigore del decreto, con pagamenti nei trenta giorni successivi.

Il messaggio si è chiuso con un avvertimento. Meloni, dopo aver ringraziato le associazioni che hanno revocato fermi e manifestazioni, “un atto di responsabilità”, ha denunciato che in alcune zone “pochi soggetti continuano a bloccare le strade” e minacciano chi vuole lavorare: “Questa non è protesta, è intimidazione, e l’intimidazione non la tolleriamo”. Ha chiesto al ministro dell’Interno Piantedosi di garantire la libera circolazione delle merci, anche con le norme del decreto sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale. Per Salvini la situazione “si è sbloccata quasi ovunque: Sicilia, Puglia, Basilicata, Molise”. Quanto alla precettazione, Rixi precisa che rientra tra gli strumenti “gli ultimi che vogliamo mettere in campo”.

Sui tempi, però, le opposizioni attaccano. Maria Elena Boschi (Iv) ricorda che lo stretto di Hormuz è stato chiuso il 28 febbraio e che “sono passati otto mesi prima che il governo intervenisse”, mentre Draghi nel 2022 varò in meno di un mese un decreto con 500 milioni per l’autotrasporto e altrettanti per l’agricoltura. Giuseppe Conte (M5S) accusa Meloni di non incontrare nessuno e di fare “solo video patinati”. L’Unione nazionale consumatori sostiene che molte misure colmino il ritardo nell’erogare fondi già previsti, che i nuovi stanziamenti siano “briciole” e che restino fuori artigiani, tassisti e pendolari, e chiede le accise mobili. Federconsumatori parla di “grave ritardo”. Copagri definisce le misure una “boccata di ossigeno”, ma segnala che i 60 milioni sono stati ricavati sacrificando le risorse per il credito d’imposta sui fertilizzanti, e chiede il taglio delle accise. Il Governo rivendica la scelta dei tempi: “Oggi, non fra un mese”, dice Meloni. Per il ministro Pichetto Fratin è “un primo passo”, con accrediti attesi “entro lunedì o martedì”. Lollobrigida sarà lunedì a Bruxelles per chiedere ulteriori risorse.