“Soluzioni che consentano un migliore accesso ai percorsi di prevenzione ma soprattutto una continuità dell’intervento attraverso sistemi che possano garantire questa adesione”. Al QdS.it, il professore Walter Mazzucco illustra gli obiettivi del progetto Dare – Digital Lifelong Prevention spoke 2 di cui è direttore.
Anticipare i rischi per la salute, individuare precocemente le malattie e rendere la prevenzione più accessibile grazie alle tecnologie digitali. È questa la sfida al centro del panel di ieri, 25 ottobre, nell’ambito di ExpoMedicina 2026 al centro fieristico Le Ciminiere di Catania.
L’incontro ha riunito rappresentanti del mondo accademico, della ricerca e della sanità per approfondire le applicazioni dell’intelligenza artificiale e dei big data nella costruzione di un sistema sanitario più smart. Finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano nazionale complementare al Pnrr, Dare coinvolge università, enti di ricerca, strutture sanitarie e partner tecnologici con l’obiettivo di passare da un modello incentrato sulla cura a uno capace di riconoscere i fattori di rischio e intervenire prima che la malattia si manifesti.
Dare, dalla ricerca scientifica alla prevenzione digitale
Mazzucco ha sottolineato la necessità di trasformarne i risultati in benefici concreti per la collettività. “Noi prendiamo in prestito i dati alla popolazione per restituirli alla popolazione”, ha spiegato.
Un focus sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, chiamato a rispondere a bisogni assistenziali crescenti, soprattutto per le malattie croniche. L’innovazione digitale può favorire interventi tempestivi e percorsi personalizzati, coinvolgendo anche chi tende a percepire la malattia come un rischio lontano.
La tecnologia al servizio dei cittadini, e della sanità, “per vivere in maniera più sana e per più tempo“, ha spiegato alla nostra testata il direttore generale, dottor Davide Fava. “Stiamo lavorando tanto sull’interoperabilità di dati sanitari e ambientali, in particolare con il Registro tumori integrato Catania-Messina-Enna”, dice la professoressa Margherita Ferrante, delegata alla Terza missione.
Il divario digitale
Resta il problema del divario digitale: le nuove tecnologie devono essere accessibili anche alle persone meno abituate a utilizzarle. Tra gli strumenti presentati figura Sara, un assistente virtuale generativa con cui i cittadini possono interagire per ottenere informazioni. Se supportata da contenuti attendibili, l’IA può facilitare l’accesso alle conoscenze sulla salute.
Tra le prime cinque regioni interessate c’è proprio la Sicilia, poi l’ampliamento delle attività attraverso bandi a cascata. Le iniziative si sviluppano in tre Spoke e comprendono la valorizzazione dei dati sanitari e ambientali. L’infrastruttura di ricerca, con sede operativa centrale all’Università di Palermo, dispone di risorse hardware e software ad alte prestazioni e si connette con ecosistemi esterni.
Salute e ambiente, l’approccio One Health
L’approccio One Health riconosce il legame tra sfera umana, animale e ambiente. La professoressa Gea Marzia Oliveri Conti ha evidenziato l’importanza di integrare le competenze di medici, veterinari, decisori pubblici ed esperti per sviluppare sistemi di allerta precoce e strategie preventive più efficaci. La condivisione dei dati è fondamentale per migliorare la capacità di risposta della sanità pubblica.
Tra i fattori da monitorare figurano gli effetti del cambiamento climatico, le ondate di calore, soprattutto sulle fasce più vulnerabili come bambini e anziani, la qualità dell’aria e la resistenza agli antibiotici. Individuare tempestivamente le situazioni critiche consente di pianificare interventi mirati e concentrare le risorse nelle aree più esposte.
Spazio anche al tema dei contaminanti ambientali e del loro impatto sugli ecosistemi e sulla salute. Acqua, aria e suolo rappresentano possibili fonti di esposizione, con particolare attenzione agli inquinanti metallici, tra cui il nichel.
Un altro ambito riguarda l’aumento degli incendi e la necessità di identificare le aree a rischio ambientale e sanitario. La mappatura delle zone critiche può orientare il monitoraggio attraverso strumenti come le centraline dell’Arpa.
Stili di vita, un sistema digitale per la prevenzione
Il progetto Dare comprende anche attività dedicate al monitoraggio digitale degli stili di vita, rivolte alla popolazione tra i 6 e i 65 anni. L’obiettivo è raccogliere informazioni utili a comprendere i comportamenti individuali e sviluppare iniziative preventive più mirate, favorendo una maggiore consapevolezza dei fattori che incidono sulla salute.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche del valore della Terza missione universitaria: trasferire i risultati della ricerca al di fuori del contesto accademico, trasformandoli in strumenti applicabili nella società.
È stato inoltre sottolineato il ruolo del sistema sanitario italiano in relazione all’aspettativa di vita e il valore della collaborazione tra assistenza e ricerca. In questo quadro, il policlinico universitario rappresenta un punto di raccordo tra attività clinica e ricerca scientifica, favorendo lo scambio di competenze e conoscenze.
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