Il QdS ha intervistato anche Mario Emanuele Alvano, segretario generale di Anci Sicilia, sul fenomeno dello spopolamento delle aree interne e, quindi, dei piccoli comuni.
È arrivato il momento di rivalutare i comuni…
“I comuni sono un punto di riferimento sul piano della ricchezza, delle tradizioni, della diversità. Sono anche presidio sul piano del territorio, in grado di preservare questo nostro patrimonio così tanto esposto. Forniscono ai cittadini quanto serve per la loro vivibilità. I comuni sono anche quelli che vivono uno sforzo, sul piano organizzativo e finanziario, non secondario. Spesso i sindaci si trovano a mani nude nel dover affrontare la gestione dei servizi, senza personale, senza quelle professionalità che possa fare la differenza. Ma proprio i piccoli comuni sono in grado di raggiungere successi inaspettati. Come nel caso della raccolta differenziata, dove i piccoli centri sono riusciti a fare quello che tante altre realtà più grandi non sono ancora riuscite a realizzare”.
Cosa possono fare governo regionale e nazionale per tutelare queste realtà?
“I piccoli comuni hanno bisogno di un’attenzione particolare. Banalmente hanno bisogno, talvolta, di norme più semplici da affrontare. Non si può pensare che gli adempimenti di una città metropolitana possano essere identici a quelli dei piccoli comuni. Ma oggi su molti fronti è così. Dopo vari appelli, da circa un anno sono ripartite le interlocuzioni con la Regione Siciliana”.
Si potrebbe ipotizzare la necessità di un piano strategico d’intervento per le aree interne?
“Sì, certo. Le aree interne sono quelle più esposte a tutta una serie di difficoltà. Quando parliamo di aree interne non ci riferiamo solo ai piccoli comuni, perché abbiamo anche grandi città nelle aree interne, che vivono peraltro le stesse problematiche. Nel tempo ci sono stati dei piani specifici, c’è stata una strategia delle aree interne. Forse dovremmo ragionare anche a livello regionale su azioni di questo tipo, perché comunque la Sicilia è un piccolo universo e ha delle specificità, nonché delle risorse in più in alcuni casi. Quindi sì, oggi si può anche chiedere alla politica che ci sia una visione complessiva e il nostro piano è proprio lavorare su quanto possa incidere, avendo una visione strategica e lungimirante”.

