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Morte Simona Cinà in piscina, chiesti altri approfondimenti

Morte Simona Cinà in piscina, chiesti altri approfondimenti
Simona Cinà, foto Facebook

Il 28 ottobre si doveva decidere sulla richiesta di archiviazione, i legali della famiglia hanno presentato opposizione chiedono ulteriori indagini. Il giudici si è riservato sulla decisione

Chieste nuove indagini sulla morte di Simona Cinà, la ragazza di 21 anni morta annegata in una piscina a Bagheria l’estate scorsa, nella notte tra l’1 e il 2 agosto, durante una festa di laurea.

Le richieste della famiglia

Secondo i legali della famiglia Cinà, Marco, Antonio e Paolo Ingroia, “Con tutto il rispetto per il lavoro del magistrato bisogna avere altrettanto rispetto della richiesta di verità e giustizia della famiglia”. Secondo i legali, tale richiesta, non è stata soddisfatta “da indagini che si sono rivelate tardive e insufficienti”.

Al centro delle attenzioni e dei dubbi degli avvocati sugli accertamenti medico legali: “La consulenza dei medici legali non ha chiarito la dinamica del decesso. Non capiamo come possano considerare compatibili elementi come le dichiarazioni dei ragazzi che parlano di una ragazza sobria a fronte dei consulenti che affermano invece l’esatto opposto”.

Gli avvocati chiedono “un supplemento di perizia medico-legale” e che il giudice “ordini al pm una consulenza con altri medici legali oppure che nomini un perito d’ufficio facendo un incidente probatorio”. Oltre a questo, i legali vorrebbero che si riascoltassero i ragazzi presenti alla festa “per confrontare le versioni”.

Un fatale incidente

Secondo gli inquirenti, dietro la morte della ventenne pallavolista non ci sarebbe alcun mistero. Si sarebbe trattato di un fatale incidente. Sul corpo non ci sono, infatti, segni che possano far pensare ad una violenza da parte di altre persone.

Per i magistrati “si può escludere con certezza che Simona Cinà sia entrata in acqua perché trascinata o trattenuta contro la sua volontà da parte di terzi fino a provocarne l’annegamento”, attesa “l’assoluta mancanza di segni, lesioni, graffi, ematomi, lividi e, in ogni caso, di tracce di alcun tipo rinvenute sul suo corpo che conducano a tale conclusione, come documentato inequivocabilmente dagli accertamenti autoptici posti in essere”, scrive la procura nella richiesta di archiviazione.

Nell’udienza che si è svolta nei giorni scorsi davanti il gip di Termini Imerese, il pm ha confermato la richiesta di archiviazione. Il giudice si è riservato sulla decisione.

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