Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, la direttrice generale e il responsabile Area Sicilia di CoopCulture, rispettivamente Letizia Casuccio e Massimiliano Lombardo.
Come e quando nasce CoopCulture?
Casuccio – “CoopCulture nasce nel 2010 dalla fusione di due cooperative attive da decenni nel settore dei beni culturali: Codess Cultura, fondata nel 1986 a Venezia, e Pierreci, avviata nel 1990 a Roma. Nel 2017-2018 si è aggiunta Copat, specializzata in biblioteche e archivi. Oggi CoopCulture è una grande impresa nazionale, presente con sei sedi a Venezia, Roma, Firenze, Torino, Napoli e Palermo. Una realtà che, pur avendo raggiunto dimensioni e complessità organizzative importanti, ha fortemente voluto preservare la propria identità cooperativa, mantenendo al centro del modello d’impresa i valori della partecipazione, della mutualità, della responsabilità collettiva e dell’attenzione alle persone e ai territori”.
Da quanto tempo operate in Sicilia e quali sono i principali siti gestiti?
Lombardo – “Da dieci anni gestiamo i servizi di accoglienza in numerosi luoghi della cultura distribuiti tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo. Ad Agrigento curiamo i servizi della Valle dei Templi, dalla biglietteria alle visite guidate e agli eventi culturali, oltre a Casa Museo Luigi Pirandello e all’area archeologica di Eraclea Minoa, con il suo Antiquarium. Promuoviamo inoltre la Agrigento Culture Pass, biglietto unico integrato che permette di visitare i cinque luoghi simbolo della città: oltre al Parco Archeologico, il Museo Pietro Griffo, la Cattedrale di San Gerlando, il Museo Diocesano e la Chiesa di Santa Maria dei Greci. In provincia di Trapani gestiamo sia il Parco di Selinunte sia il Parco di Segesta”.
A Palermo, invece?
Casuccio – “Nel capoluogo la nostra concessione riguarda il Museo Archeologico Regionale Antonio Salinas, il Museo d’Arte Contemporanea di Palazzo Belmonte Riso e i servizi di accoglienza del Castello della Zisa e del Chiostro dei Benedettini. Con l’Università curiamo anche i servizi museali dell’Orto Botanico e del Complesso Monumentale dello Steri. L’ultima novità è la gestione dell’accoglienza a Città dei Ragazzi, nel Parco della Favorita. Per quanto riguarda Catania, la scorsa primavera ci siamo aggiudicati la gestione dei servizi di biglietteria e accoglienza del cosiddetto ‘Colosseo Nero’, l’Anfiteatro Romano di piazza Stesicoro”.
A cosa si deve l’efficacia del vostro modello?
Casuccio – “Al capitale umano qualificato, selezionato con molta attenzione. In Sicilia contiamo circa 150 dipendenti, mentre a livello nazionale siamo oltre duemila. Puntiamo sulla qualità dei servizi, sulla conoscenza dei territori e sulla capacità di rispondere alle esigenze di pubblici diversi”.
Come funziona la concessione per la gestione di siti culturali?
Lombardo – “La durata è in genere di cinque anni e viene assegnata attraverso una procedura a evidenza pubblica. La differenza rispetto a un appalto sta nel meccanismo dell’aggio, che si attesta mediamente intorno al 20% e che tratteniamo per remunerare i servizi di accoglienza e le attività connesse alla fruizione dei siti, mentre la parte restante viene riconosciuta all’ente concedente”.
Quali sono i risultati più rilevanti ottenuti negli ultimi anni?
Casuccio – “Tra i più importanti del 2026 c’è la riaggiudicazione della concessione per i servizi della Valle dei Templi. Quando siamo arrivati, nel 2017, gli ingressi erano circa 500-600 mila all’anno. Oggi abbiamo superato il milione. Nei siti siciliani di nostra gestione nel 2025 abbiamo raggiunto complessivamente circa due milioni di visitatori. Quest’anno il torrido clima estivo ha inciso soprattutto sull’affluenza nelle aree archeologiche, interrompendo il precedente trend di crescita. Grazie ai segnali di netto recupero di questo autunno contiamo di chiudere il 2026 consolidando il risultato dell’anno precedente”.
Quali sono i programmi futuri di CoopCulture?
Lombardo – “Vogliamo ampliare la presenza nella Sicilia orientale. Siamo interessati alle opportunità che potranno emergere attraverso le procedure pubbliche, in particolare a Taormina e Siracusa, dove le gare hanno subito interruzioni e annullamenti”.
Quali sono le principali difficoltà nella vostra attività gestionale?
Casuccio – “La discontinuità nella programmazione pubblica. Per investire abbiamo bisogno di conoscere in anticipo gli interventi previsti, soprattutto infrastrutturali. Lavoriamo in luoghi pubblici e non possiamo risolvere autonomamente le criticità strutturali del territorio. Anche i collegamenti incidono direttamente sulla possibilità di sviluppare il turismo e garantire stabilità al lavoro. La crescita passa anche da una maggiore integrazione tra cultura, servizi e territori. Il nostro obiettivo non è soltanto gestire biglietterie, ma contribuire alla valorizzazione del patrimonio e allo sviluppo di un sistema culturale capace di generare occupazione e opportunità economiche”.
Attenzione rivolta alle persone fragili e al sostegno delle nuove generazioni
Quali sono le vostre priorità sul fronte dell’accessibilità?
Casuccio – “Guardiamo con grande attenzione alle persone più fragili. L’accessibilità non riguarda soltanto il superamento delle barriere motorie, ma anche quelle cognitive. Stiamo sviluppando progetti di realtà aumentata e soluzioni adattive per rendere i siti culturali fruibili anche da ragazzi con difficoltà cognitive e persone con esigenze specifiche. Per questo collaboriamo con gli enti del Terzo settore. Nel 2027 vorremmo estendere in Sicilia l’esperienza già avviata a Roma con il Policlinico Gemelli, dove ai pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia forniamo visori per la realtà virtuale in modo che, durante il trattamento, questi possano vivere visite immersive in importanti siti archeologici italiani. Lo scopo è contribuire a provare quanto la bellezza e la meraviglia possano contribuire al benessere delle persone durante il percorso di cura”.
Quali iniziative avete avviato per i più giovani?
Lombardo – “Novità recentissima, a Palermo, è l’affidamento da parte del Comune della gestione della Città dei Ragazzi, l’area dedicata allo svago e alla cultura dei bambini e dei giovani, situata all’interno del Parco della Favorita, confinante con la Palazzina Cinese. Uno spazio di un ettaro, creato negli anni Cinquanta del secolo scorso, che ha subito decenni di chiusura, fino all’ultima legata alla pandemia. Non soltanto uno spazio ricreativo, ma un luogo educativo nel quale bambini e adolescenti possono partecipare ad attività e laboratori, anche dedicati all’alimentazione e alla tutela ambientale. Per sviluppare queste iniziative coinvolgiamo oltre venti associazioni culturali e realtà specializzate nell’educazione ambientale”.
Serve maggiore sinergia tra pubblico e privato
Quali sono le priorità per il sistema culturale e turistico siciliano?
Casuccio – “Sono soprattutto tre: infrastrutture adeguate, programmazione di medio-lungo periodo e una rete strutturata nelle aree interne. Per organizzare eventi nazionali e internazionali bisogna programmare con largo anticipo, coinvolgendo istituzioni e operatori, creando destinazioni riconoscibili, capaci di valorizzare i territori meno frequentati. Occorre costruire una vera governance delle destinazioni, sviluppando destinazioni con identità specifiche e servizi organizzati per migliorare l’esperienza di residenti e turisti”.
Qual è la posizione di CoopCulture sulla sfida delle aree interne?
Casuccio – “Non basta gestire un Museo: la chiave di volta è mettere a sistema l’intera offerta culturale e turistica di un territorio, coinvolgendo più comuni. Coordinare gli investimenti pubblici destinati a Musei, Biblioteche, Parchi archeologici e punti d’informazione turistica consentirebbe di creare economie di scala e ampliare l’offerta. Oggi molte attività non sono sufficientemente remunerative per sostenere gli investimenti necessari”.
Avete già avviato un confronto con le istituzioni regionali?
Lombardo – “Il sistema è ancora frammentato. Servono maggiori occasioni di raccordo tra Regione e Comuni, per progettare le destinazioni nel loro insieme, superando i confini delle singole municipalità. In questa prospettiva, i partenariati pubblico-privati possono rappresentare uno strumento efficace per coinvolgere anche le comunità locali nella definizione di una visione condivisa di sviluppo. L’obiettivo non è separare chi investe da chi gestisce, ma programmare insieme, individuare le priorità e decidere gli investimenti realmente capaci di generare sviluppo territoriale, valore economico e benefici duraturi per le comunità”.

