A poche ore dall’investitura che la segreteria nazionale del Partito Democratico ha annunciato, il commissario regionale Peppe Provenzano ha firmato il suo primo atto del nuovo corso. Elly Schlein voleva un Pd siciliano lontano da logiche di spartizione di risorse territoriali, le stesse che parte della pattuglia parlamentare all’Ars aveva a suo tempo difeso quali interventi necessari ai territori e quindi meritevoli. Nello stesso periodo si era consumata la lite che aveva costretto alla fuga il coordinatore Igor Taruffi, aveva promosso il ricorso avverso alla legittimità del congresso che aveva eletto Anthony Barbagallo segretario regionale e alzato un muro tra bonacciniani siciliani e segreteria regionale.
La guerra alle mancette siciliane non è finita
Pochi giorni dopo le dimissioni di Barbagallo, e poche ore dopo l’insediamento di Provenzano, a breve atteso in Sicilia per la costituzione del resto del direttorio che dovrà guidare il Pd verso le prossime elezioni, passa la linea del Nazareno messa adesso nero su bianco con una lettera indirizzata al ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli sulle cosiddette “mancette” del Fit approvate in variazione di bilancio il 22 ottobre da una maggioranza incrollabile a Sala d’Ercole.
Il governo Meloni chiamato a decidere sullo spreco
“Insieme ai parlamentari siciliani del Pd abbiamo appena scritto al ministro Calderoli, perché lo scandalo della mancette della manovra finanziaria regionale non può restare confinato in Sicilia”, afferma Peppe Provenzano. “Il governo Meloni – prosegue l’ex ministro dem siciliano – deve dire con chiarezza se accetta questo spreco di risorse pubbliche, il malgoverno di utilizzare la spesa pubblica, in Sicilia, per finanziare la campagna elettorale dei singoli deputati della destra. Una autentica vergogna”. La richiesta di impugnativa arriva lo stesso giorno in cui la Corte costituzionale ha rigettato, con ampia motivazione, il ricorso promosso dal Consiglio dei ministri avverso alla deroga alla regolarità contributiva prevista dalla norma della Regione Siciliana sugli aiuti alle imprese colpite dal ciclone Harry.
Le piscine ed i campi da padel del Fit
“Il Governo nazionale ha impugnato leggi regionali per molto meno”, scrive Provenzano. “Qui siamo in presenza di una totale arbitrarietà nelle assegnazioni delle risorse ai comuni, sulla base della ‘protezione’ del padrino politico di turno. Una logica feudale, slegata da ogni idea di sviluppo. Finanziano campi di padel mentre gli ospedali si fermano e rimandano gli interventi – prosegue il delegato del Nazareno – per mancanza di personale. Finanziano piscine laddove gli agricoltori e i cittadini denunciano la mancanza di acqua”.
Il metodo a scatola chiusa trasmesso a Sala d’Ercole
La variazione di bilancio da oltre un miliardo di euro che ha ricompattato in maniera granitica la maggioranza non ha consentito alle opposizioni di riuscire nell’intento di far ritirare il Fondo per gli investimenti territoriali che, in sostanza, conteneva un elenco di “mancette” trasmesso all’alba dal governo a Sala d’Ercole quale emendamento invece del previsto – e mal visto – ordine del giorno che ne avrebbe dovuto elencare la divisione di risorse. Un pacchetto di richieste assecondato dal governo ai deputati di maggioranza per un valore complessivo di quasi 200 milioni di euro.
L’opposizione regionale vana
“Ringrazio il gruppo del PD all’Ars, e tutte le opposizioni, per aver provato a fermare questo scempio di fondi pubblici e per le proposte alternative. Ma questa vicenda – dice Peppe Provenzano – non può essere derubricata, come spesso fa la destra, all’andazzo del malgoverno siciliano. È uno scandalo nazionale, e il Governo Meloni deve assumersi le sue responsabilità”. Responsabilità che per la nuova guida del Pd siciliano si riassume nella richiesta impugnativa ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione.
La coesione economica del Fit
La lunga e dettagliata lettera inviata al ministro Calderoli è firmata dai parlamentari siciliani eletti al Parlamento nazionale Peppe Provenzano, Anthony Barbagallo, Giovanna Iacono, Stefania Marino e Antonio Nicita. “Nel testo – si legge nella lettera indirizzata al ministro Calderoli – approvato in aula, il ‘Fondo per gli investimenti territoriali’, con una dotazione di 190 milioni di euro per il 2026, è dichiaratamente finalizzato, secondo il comma 1, a ‘promuovere la coesione economica, sociale e territoriale’ e a ‘ridurre i divari infrastrutturali e nell’accesso ai servizi tra le diverse aree della Regione’. Il comma 8 autorizza il trasferimento di 146,405 milioni di euro agli enti pubblici elencati nominativamente nell’allegato A e di 27,902 milioni agli enti ecclesiastici elencati nell’allegato B”.
Gli errori delle tabelle allegate
Nella lettera indirizzata al ministro per gli affari regionali e le autonomie si ricordano i rilievi del Mef “relativi alla legge del 2024, che il governo non impugnò con l’impegno del governo regionale di non ricorrere mai più a tali modalità di assegnazione arbitraria di fondi pubblici”. Come firmato dai parlamentari siciliani del Pd, “il testo attuale, inoltre, presenta anomalie che confermano l’assenza di qualsiasi istruttoria. L’allegato A, nella versione approvata in aula, conteneva voci ripetute, con identico beneficiario, oggetto e importo, sicché le stesse opere risultavano finanziate due volte”. Errori dettati con tutta probabilità dalla velocità e dal metodo con cui gli elenchi allegati sono stati redatti e che confermano l’impossibilità per la deputazione regionale di analizzare e rilevare gli errori. Le tabelle allegate sono state quindi approvate con gli errori, e poi corrette prima della pubblicazione in Gurs.
La Costituzione e le mancette
“La manifesta irragionevolezza dell’atto approvato dall’aula – si legge ancora nella lettera al ministro -emerge, infine, dalla contraddizione interna al meccanismo di riparto. Il legislatore regionale riconosce espressamente, nello stesso testo, la necessità di una procedura pubblica fondata sulla presentazione di progetti di investimento e su criteri di distribuzione territoriale, ma riserva tale procedura a una quota residuale del Fondo (5%), sottraendo al medesimo confronto la parte largamente prevalente delle risorse, attribuita mediante individuazione legislativa dei beneficiari. Si determina così, nell’ambito di un unico strumento finanziario, e a parità di finalità perseguite, una differenziazione delle condizioni di accesso priva di una giustificazione oggettiva esplicitata dalla legge. Tale asimmetria rafforza i dubbi di compatibilità con i principi di ragionevolezza, uguaglianza e imparzialità di cui agli articoli 3 e 97 della Costituzione”.
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