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A Lana l’agricoltura cambia forma tra birra, mele e vino

A Lana l’agricoltura cambia forma tra birra, mele e vino

Nel Comune del Meranese nuove produzioni da masi e aziende familiari

Milano, 17 ago. (askanews) – A Lana l’innovazione agroalimentare passa da una birra senza alcol, da una bevanda effervescente ricavata dalle mele a polpa rossa e da vigneti coltivati secondo criteri biodinamici. Dietro queste produzioni ci sono soprattutto aziende familiari e piccoli laboratori che stanno diversificando attività legate da generazioni all’agricoltura e alla trasformazione alimentare.

Lana si trova in Alto Adige, circa 8 chilometri a sud di Merano, nel punto in cui la Val d’Ultimo sbocca nella conca meranese e incontra la Valle dell’Adige. Il territorio comunale si estende dal fondovalle, occupato in larga parte dai frutteti, fino ai versanti montani e al Monte San Vigilio. Questa differenza di quota contribuisce alla compresenza, nel giro di pochi chilometri, di colture e vegetazione proprie di ambienti diversi: meleti e vigneti alle quote inferiori, castagneti e boschi salendo verso la montagna. La storia dell’abitato è strettamente legata alla posizione lungo antiche vie di collegamento e allo sfruttamento agricolo della conca meranese. Insediamenti nell’area sono attestati fin dalla preistoria, mentre nel Medioevo il territorio si organizzò intorno a masi, chiese e residenze signorili. Per secoli agricoltura, viticoltura e allevamento hanno costituito la base dell’economia locale; tra Ottocento e Novecento la frutticoltura, favorita anche dalle opere di bonifica e irrigazione del fondovalle, acquistò un peso crescente. Il comune odierno comprende Lana di Sopra, Lana di Mezzo e Lana di Sotto, nuclei un tempo più nettamente distinti e progressivamente saldati dall’espansione dell’abitato.

È in questo contesto che si inserisce la storia della famiglia Laimer. Il Pfefferlechner, maso nel centro di Lana documentato almeno dal 1297, fu acquistato nel 1895 da Josef Haberle, bisnonno di Martin Laimer. Nel 1981 Martin, con la madre e i fratelli, aprì qui il Pfefferlechner-Keller, dove al vino della casa si accompagnavano speck, formaggi e altri piatti della cucina sudtirolese. Da questa attività è nato, molti anni dopo, il progetto Freedl di Maria Elisabeth e Max Laimer, dedicato alle birre artigianali analcoliche. I due fratelli hanno lavorato sul processo di fermentazione per ottenere prodotti con una presenza di alcol molto ridotta senza limitarsi alla dealcolazione di una birra già finita. Il marchio si presenta come il primo birrificio italiano specializzato nella produzione craft analcolica. Le ricette mostrano anche una ricerca sugli ingredienti. Alla Classic si affianca la Citrino, prodotta con scorza di limone e foglie di kaffir lime, mentre nella Calma viene utilizzato basilico coltivato in Val Venosta. È una produzione distante da quella che storicamente caratterizzava un maso altoatesino, ma cresciuta all’interno di un’impresa familiare che aveva già affiancato alla campagna la ristorazione e la trasformazione delle materie prime.

La mela, coltura dominante nel fondovalle, è invece al centro del lavoro di Josef Holzner al Weinsepphof. Il maso, costruito nel 1980, prende il nome dalla Winesap, varietà un tempo presente nei suoi frutteti. Holzner ne ha assunto la conduzione nel 2019, come terza generazione della famiglia. Sugli otto ettari dell’azienda, dal 2013 crescono anche mele a polpa rossa. La difficoltà iniziale di trovare un mercato per questi frutti spinse Holzner a sperimentarne la trasformazione in succo non filtrato. Da quelle prove è nato Sparkling Rocco, bevanda analcolica effervescente prodotta con il succo delle mele rosse. Il colore deriva naturalmente dalla polpa, mentre l’acidità del frutto permette una lavorazione diversa rispetto ai succhi di mela più comuni. L’azienda individua nel profilo aromatico richiami a rabarbaro, ribes e ananas. Alla produzione del Weinsepphof si sono aggiunte nel tempo collaborazioni con altri frutticoltori locali e dal 2023 Florian Lair lavora insieme con Holzner allo sviluppo dell’attività.

Una traiettoria differente è quella di Josef Gander, fondatore della torrefazione Kuntrawant. Qui la materia prima non è altoatesina: il caffè arriva dalle regioni produttrici della fascia tropicale e viene tostato a Lana. Le radici locali dell’attività risalgono invece al 1968, anno di apertura della caffetteria-pasticceria Gander. Anche il nome Kuntrawant rimanda alla circolazione delle merci attraverso le Alpi: nel dialetto locale richiama il contrabbandiere, figura legata ai traffici che attraversavano i valichi montani. Tra i prodotti della torrefazione compare anche lo Stelvio 48 Cycling Coffee, il cui nome fa riferimento ai 48 tornanti del versante altoatesino della strada del Passo dello Stelvio.

Sui pendii sopra Lana, all’imbocco della Val d’Ultimo, il Zollweghof segue invece una strada legata direttamente ai metodi di coltivazione. Franz Pfeifhofer e Irmgard Windegger conducono qui un’azienda vinicola biodinamica. Pfeifhofer adottò l’agricoltura biologica nel 1990 e successivamente passò alla gestione biodinamica certificata Demeter. Una parte dei vigneti è dedicata ai Piwi, varietà selezionate per una maggiore resistenza alle malattie fungine, caratteristica che consente di limitare i trattamenti fitosanitari. Le pendenze richiedono numerose lavorazioni manuali. In cantina, ricavata in strutture di origine medievale, vengono utilizzate sia grandi botti di legno sia anfore e tra le uve coltivate figurano Souvignier Gris e Muscaris.

Alla trasformazione dell’agricoltura si affianca quella dei mestieri artigiani. Il panificio Schmiedl opera a Lana dal 1890 ed è arrivato alla quinta generazione. Hans Schmidt ha passato l’attività ai figli Johannes, Greta e Tobias, che hanno mantenuto lavorazioni con lievito madre e pasta acida e fermentazioni prolungate. Il patrimonio del forno comprende circa 200 ricette tra pani, impasti e altre preparazioni. Masi e aziende della zona continuano inoltre a produrre miele, succhi, confetture, speck, formaggi e distillati.