Subsidenza, erosione delle coste, scioglimento dei ghiacciai. Nel volgere di pochi decenni il volto di molte aree della nostra costa ha subito già cambiamenti evidenti. E secondo le proiezioni future, nel 2100 diverse aree delle nostre coste potrebbero finire sott’acqua. Abbiamo chiesto al prof. Gianfranco Scicchitano, esperto di erosione, docente di Geofisica e Geomorfologia del dipartimento di scienze della Terra dell’Università di Bari cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi decenni, alla luce anche delle ultime dichiarazioni del capo della protezione civile regionale, Salvatore Cocina, sulla necessità di cominciare a pensare di trasferire altrove parte della popolazione che abita sulle coste. “È chiaro – ha esordito il docente, che si è formato e ha studiato a Catania – che le parole dell’ing. Cocina sono soprattutto provocatorie e servono principalmente per cominciare a pensare diversamente da come si è fatto fino ad ora”.
Professore quali sono le coste più a rischio in Sicilia a causa di questi repentini cambiamenti climatici?
“Dobbiamo prima fare una parentesi sull’innalzamento dei mari, fenomeno legato ai cambiamenti climatici di origine antropica. Va detto che tutte le coste sono esposte alla stessa maniera, perché il mare si solleva in maniera omogenea. Ma c’è da considerare che in alcuni tratti non è solo il mare che si alza. Ci sono zone soggette a subsidenza, che è il progressivo abbassamento lento e verticale del suolo. Per cui entro questo secolo avremo aree dove il fenomeno dell’erosione sarà meno evidente e aree dove questo fenomeno diverrà molto preoccupante. Detto questo, faccio un solo esempio di erosione-subsidenza in Sicilia, quello che interessa la Piana di Catania e le coste limitrofe, dove ci sono dei punti in cui abbiamo registrato una subsidenza molto netta e marcata, sino al centimetro l’anno di abbassamento. In particolare le aree vicine all’ex ponte Primosole registrano una subsidenza nell’ordine di qualche decina di millimetri l’anno. Le proiezioni scientifiche prevedono che entro il 2100 il mare potrebbe sollevarsi sino a un metro. Se a questo aggiungiamo le aree che hanno una subsidenza di un centimetro l’anno, allora è evidente che in queste aree al metro di innalzamento dei mari dobbiamo sommare quasi in metro di subsidenza. Va da sé che entro il 2100 queste aree rischiano di essere invase dal mare, nelle previsioni scientifiche che, va detto, però, restano ancora sul piano teorico e potrebbero essere soggette a una forma di revisione nel tempo”.
Cioè la situazione potrebbe migliorare o addirittura peggiorare?
“Tutto dipende da tanti fattori, primo fra tutti, le emissioni di CO2 e di gas climalteranti. Se diminuisse nettamente l’emissione di questi gas la situazione potrebbe migliorare”.
In Sicilia oltre alla piana di Catania ci sono altre aree a rischio?
“Il porto di Siracusa presenta caratteristiche simili. In generale le aree pianeggianti costiere sono sotto osservazione. In queste aree dove c’è un forte sviluppo agricolo, si prelevano le acque dai pozzi. Ora prelevare acqua dal sottosuolo in forti quantità compatta i sedimenti e amplifica la subsidenza. Quindi è necessario adeguare il territorio all’utilizzo delle risorse in maniera sostenibile”.
Lei ha partecipato all’interessante studio-ricerca sulle onde sonore del ciclone Harry. Sono emerse anche novità importanti sulla geomorfologia del territorio. Può spiegarci di cosa si tratta?
“Il lavoro dell’Università catanese che andrà in pubblicazione su ‘Nature’ al quale ho collaborato, spiega chiaramente come l’evento Harry è stato un fenomeno naturale estremo, veramente importante, che ha messo in risalto come le aree che hanno avuto maggiori danni hanno registrato una amplificazione geomorfologica superiore ad altre per la presenza di canaloni sommersi davanti alla costa… Quindi noi non possiamo prevedere quando e se arriverà un prossimo Harry, ma sappiamo che ci sono delle zone costiere che tendono ad amplificare gli effetti molto pesanti di un Medicane. Abbiamo riscontrato amplificazioni nella zona del Catanese correlate alle condizioni morfologiche dei fondali. Dove ci sono canaloni sommersi gli effetti sulla costa rischiano di essere amplificati. Nel lavoro che andrà pubblicato noi abbiamo individuato 19 siti sulla costa in cui ci sono state condizioni morfologiche sia dei fondali che delle aree costiere che hanno amplificato la forza delle onde e la potenza dell’impatto. Quindi una volta che sappiamo quali sono le aree dove i fenomeni sono più violenti possiamo riconsiderare il discorso del capo della Protezione civile Cocina. E questo non significa demolire le case, ma fare in modo di lasciare uno spazio vitale all’ambiente naturale per permettere alle onde di sfogare la sua forza fino al massimo livello in cui dovrebbe arrivare e quindi continuare a convivere con questi fenomeni. Ma se noi, come è stato fatto, costruiamo in queste zone allora i rischi saranno enormi”.
Purtroppo sulle coste c’è anche il problema della mancanza di sedimenti che dovrebbero servire ad allungare le spiagge….
“Di sicuro. E i sedimenti da dove provengono? Sostanzialmente dai corsi di acqua. Quindi la prima vera causa dell’erosione costiera è dovuta al fatto che abbiamo corsi di acqua altamente antropizzati, che non riescono più a portare sedimenti sino all’area costiera. Ovviamente quando hai levato la fonte principale di sedimento è normale che Harry o tutti i Medicane che abbiamo avuto negli anni abbiano avuto un impatto fortemente erosivo. Poi sarà molto complicato che quel sedimento finito a mare venga redistribuito sulla porzione emersa. Quindi se vogliamo tamponare il fenomeno erosivo dobbiamo affrontare il problema rinaturalizzando i nostri corsi di acqua e pensando interventi sempre con sistemi di “natural based” che possano mitigare il rischio…”.
Lei è al corrente che le Regioni abbiamo cominciato a studiare piani di rinaturalizzazione?
“Gli interventi basati su soluzioni naturali finora sono molto pochi…”.

