L’accettazione dell’eredità - QdS

L’accettazione dell’eredità

Sebastiano Attardi

L’accettazione dell’eredità

martedì 14 Giugno 2022 - 09:42

Per diventare veri e propri eredi occorre un’espressa dichiarazione

Molti sono convinti che per il semplice fatto di essere familiari stretti o conviventi di una persona, quando quest’ultima muore essi diventino automaticamente eredi. Invece non è affatto così, nel senso che costoro altro non sono che “chiamati all’eredità”.

Per diventare veri e propri eredi del “de cuius”

Per diventare veri e propri eredi del “de cuius” ( cioè: di colui che non c’è più), occorre – ai sensi dell’art. 475 del codice civile – un’espressa dichiarazione di voler accettare l’eredità, oppure occorre compiere consapevolmente o anche inconsapevolmente determinati atti che fanno capire di volerla accettare tacitamente ai sensi dell’art 476 c.c.( comportamento concludente).

L’accettazione deve essere fatta mediante un atto pubblico

Per quanto riguarda l’espressa dichiarazione d’accettazione dell’eredità, la legge stabilisce che essa debba essere fatta mediante un atto pubblico presso un notaio oppure presso la cancelleria del Tribunale. Naturalmente v’è anche un termine entro cui va fatta, che è, ai sensi dell’art 480 c.c., di dieci anni dal momento dell’apertura della successione.

Solo ai fini fiscali e per consentire, alla Conservatoria dei Registri Immobiliari, di trascrivere il nome degli eredi al posto di chi è deceduto, occorre presentare, in un secondo momento, la denunzia di successione, che è quindi un atto amministrativo per cui da sola, senza la previa accettazione dell’eredità, non fa diventare eredi.

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