Milano, 4 mag. (askanews) – Mosnel ha scelto di celebrare i suoi 190 anni con un convegno sull’agro-forestazione, portando l’anniversario fuori dal perimetro della ricorrenza aziendale e dentro una questione che riguarda ormai tutta la viticoltura: come difendere fertilità, equilibrio e capacità produttiva del vigneto in un clima che cambia. L’incontro si è svolto nei giorni scorsi a Camignone di Passirano (Brescia) e ha riunito agronomi, ricercatori, paesaggisti, imprenditori del vino e studiosi delle neuroscienze.
La storia della Cantina comincia nel 1836, quando la famiglia Barboglio eredita la Tenuta di Camignone. Il nome Mosnel significa “pietraia” e rimanda a terreni ricchi di sassi e minerali, a suoli morenici profondi e fluvio-glaciali, uno dei tratti di questa parte di Franciacorta dove l’azienda si estende su 41 ettari vitati, condotti in biologico e raccolti in buona parte attorno alla sede, una condizione poco comune in un territorio spesso frammentato. Le parcelle si trovano attorno ai 250 metri di altitudine e le varietà principali sono Chardonnay, Pinot Nero e il Pinot Bianco che rappresenta uno dei tratti distintivi della casa. Quest’anno l’azienda è arrivata al 47esimo tiraggio, dentro una produzione che resta saldamente legata al Metodo Classico e al tempo lungo dell’affinamento, che qui trova tutto il suo senso, la sua profondità e la sua meraviglia.
Alla guida ci sono Lucia e Giulio Barzanò, quinta generazione della famiglia, figli di Emanuela Barboglio, che dal 1954 prende in mano la proprietà e la trasforma in una moderna azienda vitivinicola. Nel 1990 è tra i soci fondatori del Consorzio Franciacorta e sceglie di abbandonare lo Charmat per puntare sul Metodo Classico, in una fase decisiva per il territorio. Quando scompare, nel 2007, ha già accompagnato tutte le tappe principali della crescita della Franciacorta contemporanea. Lucia e Giulio Barzanò hanno raccolto quell’eredità spostando sempre di più l’attenzione sul vigneto come ecosistema. Da qui nasce il progetto di agro-forestazione avviato nel 2016 insieme con Sata Studio Agronomico, ma preparato da un lavoro iniziato già prima. Nel vigneto Mosnel sono entrati sovesci polifunzionali, una siepe di 800 metri composta da specie arbustive autoctone e una spirale di 65 coppie di piante, carpini e biancospini, disposta secondo la sequenza di Fibonacci. A seguire il progetto c’è un monitoraggio annuale con il protocollo Sata BioPASS, usato per verificare biodiversità faunistica e fertilità del suolo.
“Siamo cresciuti tra questi filari e abbiamo imparato da nostra madre che il vigneto è un ecosistema vivo, da studiare, rispettare e assecondare” hanno spiegato fratello e sorella, rimarcando che “volevamo creare le condizioni per una convivenza autentica tra la vite e gli organismi, vegetali e animali, che possono proteggerla e potenziarla”. Il senso del lavoro sta qui: non intervenire solo sulla vite ma sull’insieme di relazioni che reggono il vigneto. Il convegno ha dato spessore tecnico a questa impostazione. Pierluigi Donna, fondatore di Sata, ha ricostruito la nascita del progetto Mosnel, spiegando come la scelta delle essenze e il loro posizionamento abbiano dovuto tenere insieme agronomia, storia dei luoghi e qualità finale del vigneto. L’agronoma Marta Donna, che collabora con Sata, ha riportato il discorso sul terreno della misurazione, illustrando il monitoraggio di biodiversità e qualità funzionale dei suoli e ricordando che, nel comparto vitivinicolo, i casi documentati di agro-forestazione restano ancora limitati.
Giorgio Vacchiano, della Statale di Milano, ha allargato il quadro al rapporto tra vite e alberi, insistendo sul fatto che i benefici non sono automatici e dipendono da distanza, orientamento, specie e gestione. Se il progetto è calibrato sul sito, però, il sistema può incidere su microclima, acqua disponibile, fertilità e continuità produttiva. Valperto degli Azzoni, matematico e imprenditore vitivinicolo (Degli Azzoni Wines) ha portato invece l’esperienza avviata nelle Marche, dove il lavoro su vigneto etrusco, vite maritata e bosco sostenibile punta a costruire luoghi agricoli capaci di parlare a generazioni diverse e di restare economicamente praticabili. Il tema del paesaggio non è rimasto sullo sfondo. L’architetto Willem Brouwer ha affrontato l’agro-forestazione come progetto spaziale, fatto di percorsi, percezione e identità dei luoghi. Lo psicologo, neuroscienziato e divulgatore Andrea Bariselli ha spostato il confronto sulle neuroscienze ambientali, osservando come un ambiente più ricco di biodiversità possa produrre effetti non solo sul suolo e sulla vite, ma anche su attenzione, stress e benessere cognitivo di chi quel paesaggio lo vive. In questa chiave il vigneto non è più solo una superficie coltivata: diventa un luogo che modifica anche l’esperienza di chi lo attraversa.
“Gli agricoltori sono custodi del territorio. Questo convegno è il nostro modo di festeggiare il traguardo dei 190 anni e onorarlo con una riflessione articolata e aperta a voci da diverse discipline” hanno detto Lucia e Giulio Barzanò in apertura del convegno. La scelta di Mosnel, in fondo, è tutta qui: usare un anniversario importante per dire che la continuità di una Cantina non si misura solo nella sua storia, ma nella capacità di rimettere mano al vigneto con pazienza, ricerca e visione. (Alessandro Pestalozza)

