Accoglienza ucraini in Sicilia, tra solidarietà e protocolli di sicurezza

Accoglienza ucraini in Sicilia tra solidarietà e protocolli di sicurezza da rispettare

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Accoglienza ucraini in Sicilia tra solidarietà e protocolli di sicurezza da rispettare

Sonia Sabatino  |
giovedì 10 Marzo 2022 - 11:29

Solo il 35% degli ucraini è vaccinato contro il Covid. Claudio Pulvirenti, direttore Ufficio sanità marittima, aerea e di frontiera e il prefetto Forlani raccontano come si affronta l'emegenza

Soltanto il 35% degli ucraini sono vaccinati contro il Covid. Ma quella provocata dal Sars-Cov-2 non è l’unica malattia che spaventa, perché l’Ucraina è un Paese in cui sono endemiche malattie come il morbillo e la poliomielite.

Ciò crea molte preoccupazioni tra le istituzioni sanitarie e politiche italiane che devono riuscire a offrire un servizio di accoglienza rispettoso e al contempo preservare la cittadinanza locale da possibili problemi sanitari.

«Stiamo pensando a tutta la popolazione di profughi ucraini che arrivano da noi applicando una vaccino-profilassi che interessa sia gli adulti sia i bambini, perché c’è una criticità nel numero di piccoli ucraini immunizzati, quindi, sono previste le vaccinazioni contro l’Epatite B, la tubercolosi, l’haemophilus influenzae, morbillo, parotite, difterite, pertosse, rosolia, tetano, cioè tutte quelle vaccinazioni che nel nostro Paese sono obbligatorie – spiega a Qds Claudio Pulvirenti, direttore dell’Usmaf Sicilia (Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera) organo del Ministero della Salute – In particolare, stiamo cercando di vaccinare tutti i bambini contro la poliomielite che ci preoccupa molto perché l’Ucraina è un Paese endemico di polio e recentemente, nel 2021, ci sono stati diversi casi. Inoltre, loro dal 2019 sono investiti da un’epidemia di morbillo che continua attualmente. Ecco perché nasce l’esigenza di seguire una vaccino- profilassi anche per gli adulti».

Claudio Pulvirenti

Profilassi contro il Covid-19

«Soltanto il 35% della popolazione ucraina è vaccinata contro il Covid, quindi secondo le nostre stime troveremo molti positivi – chiarisce ancora il dottore Pulvirenti – Noi dobbiamo pensare sia all’accoglienza del popolo ucraino, sia alla sicurezza sanitaria del Paese, soprattutto in questo momento in cui la situazione è sotto controllo, abbiamo solo un milione circa di contagiati. Speriamo di essere in una fase finale della pandemia e non vogliamo che questa situazione venga alterata dalla presenza degli ucraini. Per cui noi del Ministero della Salute abbiamo già diramato una circolare alle aziende sanitarie locali, in cui li invitiamo a valutare lo stato vaccinale dei profughi in toto, soprattutto per i bambini.

Tampone entro 48 ore dall’ingresso dei profughi in Italia

Pertanto, quando i profughi arrivano, non solo gli ucraini, devono fare un tampone entro 48 ore dal loro ingresso nel nostro Paese. Se sono positivi vengono invitati ad andare nei Covid Hotel, che fortunatamente abbiamo ancora tenuto in piedi, però per entrare nei centri di accoglienza e integrazione è necessario essere negativi al tampone».

Anche se alcune vaccinazioni sono obbligatorie nel nostro Paese, i profughi non possono essere costretti a vaccinarsi per cui è sempre necessario un consenso esplicito, anche se i mediatori culturali riferiscono che gli ucraini, almeno in questa fase, sono ben disposti nei confronti del protocollo. Ecco come si sta organizzando l’accoglienza tra Catania e Palermo. Parlano il commissario Covid Renato Costa e il prefetto di Palermo Giuseppe Forlani. CONTINUA LA LETTURA

Organizzazione in Sicilia: Palermo e Catania

La struttura commissariale per l’emergenza Covid di Palermo, diretta da Renato Costa, dal 17 febbraio si è organizzata con la Gesap, società che gestisce l’aeroporto di Palermo Falcone Borsellino, per aggiungere una postazione vaccinale nell’area Covid test, in cui si fanno i tamponi.

«Può usufruirne chiunque, di qualunque nazionalità, che debba ancora ricevere le somministrazioni, ma in questo momento il nostro pensiero va in particolare ai cittadini ucraini – ha dichiarato Renato Costa -. Le nostre aree Covid test e vaccini in aeroporto sono a disposizione di chi scappa dall’orrore della guerra».

Renato Costa, commissario Covid Palermo
Renato Costa

Oltre a medici, infermieri e personale amministrativo della Fiera del Mediterraneo, l’ufficio ha messo a disposizione anche un proprio mediatore culturale.

La Società di gestione dell’Aeroporto di Catania,invece, di fronte agli scenari bellici sempre più cupi e al potenziale arrivo di migliaia di profughi ucraini, ha pensato di creare alcune zone di accoglienza in vari punti dell’aerostazione per poter dare informazioni utili ed orientare i passeggeri in fuga dalla guerra. Un’iniziativa solidale fortemente voluta dalla Sac e dalla Polizia di Frontiera che, nei fatti, rappresenta il front office per i viaggiatori di nazionalità ucraina.

«Di fronte a quanto sta accadendo alle porte dell’Europa – afferma l’amministratore delegato dell’aeroporto di Catania, Nico Torrisi – ci è sembrato doveroso aiutare chi arriva nel nostro scalo in condizioni certamente disperate. Ringrazio la Polizia di Frontiera di Catania e la dirigente Patrizia Bilello, per la disponibilità e la sensibilità dimostrata, nella speranza che quanto avviato sia reso vano dalla fine delle ostilità e dal cessate il fuoco».

Nico Torrisi

Fino a oggi, sono stati circa sessanta i passeggeri ucraini in fuga dalla guerra atterrati a Catania: molti di loro arrivano dai paesi limitrofi all’Ucraina, soprattutto Polonia e Romania, ma anche da Germania e Turchia. Si tratta in prevalenza di donne, bambini e anziani».

Oggi pomeriggio proprio a Catania si terrà un incontro tra il Ministero della Salute e le autorità locali per definire il protocollo di accoglienza in Sicilia.

La situazione attuale

«In tutte le provincie abbiamo attivato delle linee di priorità per cercare in primis di censire in qualche modo i soggetti che arrivano e prepararci all’eventuale accoglienza di chi ha bisogno di essere assistito. Ci stiamo impegnando a seguire le indicazioni arrivate dal governo nazionale – riferisce a Qds il prefetto di Palermo, Giuseppe Forlani–  L’obiettivo è quello di monitorare tutti i punti di arrivo (porti, aeroporti e stazioni) al fine di intercettare i profughi per avviarli ai percorsi che sono stati creati per loro, soprattutto dal punto di vista sanitario. Tutte le province siciliane si stanno coordinando con i Comuni e la Regione».

Giuseppe Forlani

«Noi abbiamo già dato le direttive ma le prefetture e gli organi preposti si stanno muovendo lentamente. Certo è difficile perché è necessario coordinare tutto: protezione civile, prefetture, Asp. La Sicilia da questo punto di vista è preparata, anche grazie all’ordinanza del Presidente della Regione, Nello Musumeci, che ha imposto la presenza dell’Asp nei porti e negli aeroporti per tamponi, adesso sarà facile incrementare aggiungendo le postazioni e la possibilità di vaccinarsi subito – dichiara in merito il direttore dell’Usmaf Sicilia – Noi siamo avvezzi a gestire questo genere di flussi, da anni ci occupiamo di migrazione per cui sappiamo come si gestiscono a livello sanitario i flussi migratori. In Sicilia non è una novità e siamo avanti per questo motivo, sappiamo già qual è la profilassi per il controllo delle malattie inserite nel Regolamento Sanitario Internazionale e poi anche nelle misure di contrasto al Covid.

Ricordiamo che anche in questo periodo le migrazioni dall’Africa non si sono mai fermate, è un’attività incessante, quindi per gli Ucraini usiamo gli stessi protocolli. Poi c’è anche da pensare dove collocarli, non solo nei centri di accoglienza ma anche nelle famiglie. Ciò è già previsto anche dalla presidenza del Consiglio dei Ministri. Inoltre, ci sono anche le organizzazioni non governative a darci una mano».

Sonia Sabatino

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