Home » Fatti dall’Italia e dal mondo » Giuseppe Conte, il Covid e la malattia del figlio: “È rimasto a letto quasi due anni”

Giuseppe Conte, il Covid e la malattia del figlio: “È rimasto a letto quasi due anni”

Giuseppe Conte, il Covid e la malattia del figlio: “È rimasto a letto quasi due anni”
Foto Imagoeconomica

L’ex premier ha parlato a 360 gradi nel nuovo episodio di One More Time, il podcast di Luca Casadei in cui ha raccontato i tanti momenti difficili (anche personali e familiari) vissuti durante la pandemia

L’ex premier Giuseppe Conte è stato certamente uno dei protagonisti in Italia non sono della scena politica (lo è ancora oggi). Lo è stato ancor di più durante il difficilissimo periodo del Covid. Su di lui il peso di tante decisioni. Alcune di esse hanno fatto il giro del mondo: in tanti ricordano le sue conferenze in diretta nazionale per annunciare i diversi provvedimenti incluso il lockdown per arginare la pandemia. Tante volte ha trattenuto le lacrime di fronte a situazioni che umanamente lo hanno colpito.

Conte, adesso leader del Movimento 5 Stelle, ha ricordato quel periodo nel nuovo episodio di One More Time, il podcast di Luca Casadei raccontando la paura, il peso delle responsabilità, la commozione durante la pandemia e l’angoscia vissuta durante la malattia del figlio Niccolò. Un racconto a 360 gradi con passaggi salienti sul come sia diventato presidente del Consiglio, alle difficili decisioni prese per il Covid ma anche sul Reddito di Cittadinanza.

Una telefonata e la nomina a presidente del Consiglio

Una telefonata trasformò un professore di diritto in presidente del Consiglio. “Sulla fine di aprile del 2018 Renzi, che allora ancora contava nel Partito Democratico, va da Fazio, a Che tempo che fa, e tutti si aspettavano che annunciasse che si faceva questo governo dalla parte del Movimento 5 Stelle. Invece va e gela tutto il Movimento e anche il Paese: “No, noi non faremo mai questo governo col Movimento 5 Stelle”. Questo governo con la Lega non è stato un governo di elezione, di scelta, è stato un governo, bisogna dirlo, di necessità”.

E Palazzo Chigi lo proposero proprio a lui. “Io ero a fare le mie cose tranquillamente, né pensavo che potesse mai arrivare a me”, racconta. Ma arrivò la chiamata di Luigi Di Maio: “Guarda Giuseppe, la situazione è molto complicata. Io ti chiederei la cortesia di venir qui a fare un colloquio con Salvini”.

A colpirlo fu la reazione della compagna Olivia Paladino. “Qui lei intuisce un’evoluzione penalizzante per la famiglia. E quindi anche la lacrima che scende. Lei percepisce che la nostra vita cambierà e non è affatto felice di questo”.

Il difficile periodo del Covid

Quando arriva il Covid, tutto cambia nel giro di pochi giorni, e Giuseppe Conte prende una decisione: “Quando arrivano poi i morti, dobbiamo dare il numero”. Numeri che ogni sera diventavano un bollettino che sembra di guerra.

“Quando tu vedi che iniziano a morire persone e non hai, anche da parte della scienza, un conforto, nessuna risolutiva di come affrontare questo virus, a quel punto lì ti prende un senso d’angoscia terribile”.

I pianti in privato

Giuseppe Conte rivela di aver pianto più volte in privato durante quei mesi. E racconta: “Una mia guardia della scorta che lavorava con me è morta. Ho avuto momenti di commozione, che per fortuna sono riuscito a tenere per me per non mostrarli all’opinione pubblica”. Non perché si vergognasse della fragilità, precisa, ma perché sentiva il peso del ruolo: “In quel momento io ero il punto di riferimento”.

La malattia del figlio Niccolò

Il racconto più doloroso, però, riguarda inevitabilmente il figlio Niccolò. Proprio durante il Covid il ragazzo si ammalò gravemente. “Per due anni è stato in grandissima difficoltà. È rimasto addirittura a letto per quasi due anni. Io lo accompagnavo a scuola la mattina con la carrozzina”.

E ancora: “Avere un figlio in condizioni che non si muoveva, un figlio che era sofferente, questa è stata un’angoscia terribile”. La sera “gli leggevo qualcosa. Io ho cercato di tenerlo al riparo, cercavo di distrarlo quando c’ero io”. Ora “Niccolò è uscito da questi due anni angoscianti. Questo mi ha reso il papà più felice del mondo”.

Il Reddito di cittadinanza e le lettere ricevute dalle famiglie

A segnarlo profondamente, anche le lettere ricevute durante il dibattito sul Reddito di cittadinanza. “Una mamma mi scrisse che per la prima volta aveva dato la bistecca ai figli, che non si poteva permettere”. E ancora: “Ho pianto leggendo che questo vecchietto per la prima volta aveva comprato degli occhiali che non si era mai potuto permettere. Piangere perché capisci la politica può fare tanto. E poi ti chiedi anche: “Ma come mai non lo fa?”.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram