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Il “raid punitivo” di Acireale, erano in quaranta contro due: svolta nelle indagini, obbligo di firma per 14 ragazzi

Il “raid punitivo” di Acireale, erano in quaranta contro due: svolta nelle indagini, obbligo di firma per 14 ragazzi

Accusati del reato di lesioni pluriaggravate con l’aggravante dell’aver agito con finalità di discriminazione e odio razziale, la Polizia esegue l’ordinanza in città

Dopo oltre 12 mesi di indagini, la Polizia di Stato di Acireale – su intervento della Procura Distrettuale della Repubblica – ha ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare dell’obbligo di firma nei confronti di 14 giovani acesi e del divieto di dimora nei confronti di un pregiudicato acese, tutti ritenuti gravemente indiziati, sulla base degli elementi investigativi raccolti – da verificare in sede giurisdizionale e ferma restando la presunzione di innocenza – dei reati di lesioni pluriaggravate con l’aggravante dell’aver agito con finalità di discriminazione e odio razziale e porto illegale di oggetti atti ad offendere in concorso nei confronti di due giovanissimi cittadini egiziani. 

La rissa di Acireale nel 2025: fu una vera e propria caccia all’uomo

La vicenda, riguarda ciò che accadde al 19 giugno del 2025 ad Acireale. Al centro, in piazza Duomo, infatti, una rissa coinvolse tanti ragazzi e fin dal primo momento si comprese che si trattasse di un vero e proprio “ride punitivo” ai danni di due ragazzi egiziani. In quaranta parteciparono alla violenza che, come emerso dalle indagini, fu messa in conto per “vendicare” la frequentazione di uno dei due ragazzi con l’ex fidanzata di uno dei giovani aggressori.

Le attività di indagine, coordinate da questa Procura della Repubblica di Catania, volte all’identificazione degli autori del reato, grazie all’acquisizione e al meticoloso esame di diversi filmati registrati da telecamere pubbliche e private e di video caricati sui social da utenti presenti sul luogo dell’aggressione, grazie anche al prezioso contributo offerto dall’Ufficio SMART della Procura della Repubblica a supporto dell’indagine del Commissariato, avrebbero permesso di giungere all’identificazione di 17 persone (due delle quali minori, nei cui confronti si procede separatamente) e di verificare l’avvenuta utilizzazione nella violenta azione di mazze, tubi in metallo, chiavi inglesi e il travisamento di molti degli aggressori. 

La vicenda narrata ha suscitato clamore e sconcerto per la platealità con la quale l’aggressione sarebbe stata condotta da un gruppo di giovani che avrebbero agito in massa, organizzandosi velocemente e riuscendo in pochissimo tempo a radunarsi in almeno quaranta, molti con il volto travisato, munendosi di diversi oggetti atti ad offendere senza alcun timore per le conseguenze e per la gravità delle lesioni che una tale azione avrebbe potuto comportare ai danni delle vittime. 

Gli aggressori avrebbero, in pieno centro cittadino, dato luogo ad una vera e propria caccia all’uomo, non sfociata in conseguenze irrimediabili solo grazie alla prontezza di spirito delle vittime, riuscite a sottrarsi a conseguenze ben più gravi di quelle verificatesi, nonché alla tempestività dell’intervento della Volante del Commissariato, il cui equipaggio si poneva a protezione degli aggrediti, consentendo che i due fossero soccorsi dai sanitari. 

Dopo oltre un anno di indagini, fermati con l’obbligo di firma in 14 tra i giovani aggressori: scatta anche un divieto di dimora

Le immagini della violenta aggressione ad opera del gruppo, proteso a rincorrere i due cittadini egiziani in fuga nel pieno centro di Acireale, sono rimbalzate sui social fino ai vari servizi dei telegiornali regionali, restituendo, il fatto in sé e per come documentato dai video acquisiti, un’immagine di violenza tribale indicativa di una totale assenza di controspinte inibitorie, talora aggravata dall’odio razziale, aggredendo con l’uso di armi due soggetti indifesi ed esprimendo soddisfazione per la risonanza mediatica avuta dall’episodio attraverso i social network ed auspicando una reiterazione con conseguenze maggiormente efficaci. 

Valutate le risultanze dell’indagine, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, come richiesto da questa Procura, ha disposto a carico degli indagati l’applicazione delle misure cautelari dell’obbligo di firma (per 14 indagati) e del divieto di dimora in Acireale (per uno solo degli indagati). 

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