CATANIA – Se si fosse dovuto usare il calcio per descrivere le vicende degli ultimi due anni connesse al servizio idrico in provincia di Catania, si sarebbe dovuto richiamare alla memoria l’antica melina o il più contemporaneo tiki-taka ma nella sua versione più innocua: tocchi di palla a ripetizione, un passaggio in avanti e due all’indietro. Al punto da portarsi a domandarsi se qualcuno abbia realmente voglia di andare a calciare in porta. Se segnare sia ancora ciò che più conta. La giornata di ieri, però, ha improvvisamente registrato una verticalizzazione che nell’immediatezza è destinata a cambiare il risultato.
L’Ati vota sì: rottura con Sie dopo due anni di stallo sulla gestione idrica
L’Assemblea territoriale idrica, organo in cui siedono tutti i sindaci, ha votato la risoluzione della convenzione con Sie, società mista pubblico-privata che a metà anni Duemila nacque a valle di una gara d’appalto della durata trentennale ma che soltanto nel 2024, dopo due decenni di querelle giudiziaria, si è vista riconoscere il diritto di diventare gestore unico nel Catanese. Alla sottoscrizione della convenzione non era però sin qui seguito il completamento del passaggio di mano dalla piccola galassia di gestori – alcuni pubblici, altri privati – che era previsto dagli accordi. In questi due anni, Sie ha preso in mano il servizio soltanto in una ventina di Comuni in cui precedentemente a occuparsi dell’acqua erano gli uffici dell’ente locale, mentre è pieno stallo il subentro nelle società partecipate come Acoset, Sidra, Ama e Sogip. Le prime tre, peraltro, sono titolari di quote in Hydro Catania, il socio privato (possiede il 49%) di Sie.
Accuse incrociate tra Ati e Sie: piano d’ambito, tariffe e Pnrr al centro della disputa
Un intreccio di rapporti che con il passare del tempo si sono fatti sempre più tesi, con accuse da una parte e dall’altra: l’Ati ha iniziato a lamentare con sempre più insistenza l’inerzia della Sie, quest’ultima, invece, per bocca dell’amministratore delegato Sergio Cassar ha accusato l’Assemblea territoriale idrica di mettere il bastone tra le ruote per cercare di mantenere il più possibile lo status quo. Secondo Sie, all’origine dei rallentamenti, ormai divenuti cronici, c’è stato il mancato adeguamento del piano d’ambito alle nuove esigenze del territorio e l’assenza di una tariffa aggiornata. Compiti che dovrebbero spettare all’Ati e che, se non vengono eseguiti, rendono impossibile al gestore unico poter operare.
La delibera dell’Ati: “Sie paralizza la gestione, due terzi della popolazione non è servita”
I sindaci, però, ultimamente hanno iniziato a considerare mere scusanti quelle di Cassar. La rottura è arrivata prima con l’approvazione da parte del consiglio direttivo presieduto dal sindaco di Adrano, Fabio Mancuso, di una delibera con cui si è proposto all’assemblea di sciogliere ogni tipo di laccio con Sie, in quanto gli sforzi finora fatti sono sufficienti a decretare da una parte il rispetto dell’impegno che il Cga chiese di mettere per rinnovare la convenzione con Sie, vent’anni dopo la gara del 2005, e dall’altra le inadempienze della società pubblico-privata.
La richiesta è stata ieri accolta dalla maggioranza dell’Ati al culmine di una seduta durata oltre due ore. “La condotta di Sie paralizza la gestione perché più di due terzi della popolazione dell’ambito non è fornita dal gestore del servizio idrico integrato – riporta la delibera votata – Il gestore non ha provveduto a presidiare il territorio acquisito per avere un rapporto trasparente e leale con l’utenza, non ha provveduto ad aprire un numero di sedi o di presidi sufficienti ad accompagnare l’utenza nel delicato passaggio da una gestione comunale in economia a una più complessa e gravosa”.
Sie replica: l’Ati è responsabile del mancato aggiornamento del piano e della perdita dei fondi Pnrr
L’interruzione del rapporto con Sie con molta probabilità porterà a un nuovo capitolo giudiziario: è inverosimile immaginare che Sie non farà ricorso alla giustizia. Ad attendere l’esito della seduta erano chiaramente i vertici di Sie. La società alla vigilia dell’assemblea aveva diramato un comunicato fortemente critico. “Nella proposta di delibera – si legge nel documento – salta all’occhio l’amnesia generale che deve avere colpito chi l’ha pensata e formulata, circa gli obblighi dell’Ati, derivanti sia dalla sua stessa funzione di ente regolatore, ma anche dalla convenzione e dai molteplici giudicati, e che tuttavia non vengono mai citati”. Per Cassar, l’Ati è l’unica responsabile per il mancato aggiornamento del piano economico-finanziario e della tariffa, ma anche della conseguente perdita dei fondi del Pnrr destinati a ridurre le perdite nella rete.
3.720 interventi manutentivi e 9 depuratori gestiti: la difesa della Sie
“Si passa dall’amnesia all’assurdo quando si legge in questa proposta, che Sie sarebbe inadempiente perché non subentrata alle gestioni in house-aziendali come Sogip, Acoset, Sidra, Ama“, prosegue il comunicato. Il motivo di questo abbaglio, per Sie, starebbe nel fatto che a quantificare i valori di subentro delle gestioni sarebbe dovuta essere l’Ati. Un’operazione che non è stata fatta. “Ciò appare ancor più paradossale se si pensa che Sie ha addirittura adito nuovamente il giudice per chiedere la nomina di un commissario ad acta, affinché provveda ad approvare gli atti regolatori, i valori di subentro e a consegnare proprio quelle gestioni”.
Tra le accuse che Sie rivolge all’Ati ci sono state quelle riguardanti i depuratori. “Si omette di dire che Sie ne gestisce già nove; e che per gli altri, l’Ati stessa ha previsto un percorso di regolarizzazione, che oggi cerca di disconoscere perché per portarlo a termine non servono solo i progetti ma la loro approvazione tecnico-amministrativa e quindi l’individuazione della copertura economica, che può essere assicurata o dagli atti regolatori, oggi assenti, o da finanziamenti pubblici”. E più in generale la presunta volontà da parte dell’Ati di sorvolare sui lavori che Sie ha sin qui eseguito: “Lo stato delle infrastrutture consegnate a Sie ha richiesto nell’ultimo anno e mezzo più di 3.720 interventi manutentivi; che la società ha già costruito un pozzo e sta programmando l’avvio dei lavori per costruirne altri quattro e ha installato più di 50 sistemi di telecontrollo nei serbatoi e nei pozzi”.

