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La montagna come cultura e non come fatto sportivo

La montagna come cultura e non come fatto sportivo
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Il pensiero di Luigi Zanzi si salda con il pensiero federalista

segue dal QdS del 24/6/2026

La distinzione fondamentale è tra chi vede la montagna solo come arena per un gesto atletico e, al limite, eroico, fine a se stesso, e chi vede la montagna come un fenomeno culturale, umano e naturale, complesso e articolato e sa stringere con la stessa un rapporto culturale e morale profondo. Credo che grandi alpinisti, ma che sono anche grandi uomini, come Cassin, Bonatti, Messner e altri, ci hanno insegnato che si possono compiere atti atletici e tecnici straordinari e nel contempo amare e far conoscere e amare da tutti la montagna normale, i suoi popoli e l’insieme delle civiltà della montagna.

Luigi Zanzi: la montagna che unisce, non divide, e il pensiero federalista europeo

La montagna come cultura, e non come fatto solo sportivo. La distinzione fondamentale tra alpinisti e montanari. A mettere ordine in questi concetti mi ha aiutato enormemente, come ha aiutato tanti altri, Luigi Zanzi con i suoi scritti pieni di conoscenza insieme reale e filosofica di cosa è la montagna, di cosa è stata, e di cosa può tornare a essere. E soprattutto in relazione all’Europa e alle Alpi, il tema della montagna che unisce e non divide, il pensiero di Luigi si salda con il pensiero federalista, come illustra nel suo fondamentale libro “Le Alpi nella storia d’Europa”: “Gli stati nazionali sovrani hanno fatto scomparire le Alpi dai libri di storia: esse sono state poste ai margini, soltanto come frontiere divisorie: l’Europa, ponendosi di fronte alle Alpi e proponendosi consapevolmente di ‘salvare’ tale ambiente in una nuova prospettiva di civiltà, imperniata sui valori della pace e dell’integrità ambientale riconosciuti come diritti individuali dei cittadini, potrà trovare nuove forme di una sua possibile unità, scomponendosi in quelle ‘regioni ambientali‘ in cui sono nate e cresciute le sue imprescindibili varietà ‘eco-culturali’ (liberandosi delle gabbie ‘nazionali’ in cui è tuttora rinchiusa la sua iniziativa ‘costituente’, aprendosi alla prospettiva dell’‘Europa delle regioni’ in alternativa all”Europa delle nazioni’)”.

L’ultimo messaggio di Luigi Zanzi: un’amicizia e un pensiero che restano tra noi

Nell’ultimo periodo della nostra amicizia il tema della cultura della montagna, unito e intrecciato al tema del federalismo, in modi e forme necessariamente diverse da quelle che avevamo coltivato negli anni del collegio, è diventato il tema centrale del nostro colloquio. Sino alla fine. L’ultimo messaggio che ho ricevuto da Luigi è del 18 maggio 2015 e dice: “Carissimo Marco, mi preme e mi è caro farti pervenire il mio ultimo libro: ‘Trittico alpestre’, sperando con ciò di farti cosa gradita. Un abbraccio affettuoso dal Tuo, Luigi Zanzi”. E la mia ultima lettera a lui è del 28 maggio, tre giorni prima della sconvolgente notizia della sua morte e dice: “Carissimo Luigi. Ti ringrazio per il Tuo stupendo ‘Trittico alpestre’. È molto bello e coinvolgente”.

La perdita di Luigi Zanzi non è stata solo un dolore per chi gli voleva bene, ma una perdita per tutti. Ma le sue idee, il suo pensiero, i suoi libri, il suo esempio restano tra noi e attendono di essere ripresi e rilanciati.